Alla deriva consolati da Keita

Alla deriva consolati da Keita

Lazio a picco, distante solo cinque punti dai bassifondi. E forse sarebbe meglio che Vlado Petkovic, desiderato chissà come dalla federazione elvetica per il dopo mondiale, lasciasse anzitempo la compagnia, pure se in proposito la prossima trasferta di Torino risulterà decisiva. Lazio sciamannata soprattutto nella fase difensiva, proprio quanto serve…

Lazio a picco, distante solo cinque punti dai bassifondi. E forse sarebbe meglio che Vlado Petkovic, desiderato chissà come dalla federazione elvetica per il dopo mondiale, lasciasse anzitempo la compagnia, pure se in proposito la prossima trasferta di Torino risulterà decisiva. Lazio sciamannata soprattutto nella fase difensiva, proprio quanto serve per rilanciare i fratelli napoletani, che tanto hanno polemizzato sulla loro squadra di labirinti, ultraoffensiva, quattro attaccanti, Behrami unico interditore nel mezzo, gli esterni (in particolar modo Maggio) che traccheggiano avari di accelerazioni. Niente paura: provvede la disorganizzazione di casa, disastrosa nei centrali Cana e Ciani a restituire quasi subito il profumo della vittoria, dopo tre sconfitte consecutive, ai prescelti di don Rafaè.
L’amnesia multipla porta Higuain ad aprire la quaterna senza scampo quasi fosse cominciata una Piedigrotta sotto Monte Mario. Biava e Dias dove siete? Quale Lazio ci toccherà ancora in sorte ora che si ritrova agganciata da Milan, Parma e Atalanta. Serata strana, di incubi e fraintendimenti nonostante l’ex Behrami provveda in un amen al cadeau di ritorno che non t’aspetti, inventandosi in mischia l’esecuzione d’un Perea nell’area sbagliata. Ai totali sarà 2 a 4, tutti quanti evitabili, come se i rispettivi reparti arretrati avessero deciso di scioperare. E Lazio-Napoli somiglia a una di quelle sfide a palla avvelenata, quel gioco per ragazzi dove regna il battimuro e nessuno è in grado di prevedere i rimbalzi. Errori evidenti sull’uno e sull’altro fronte. Tuttavia a parziale attenuante dobbiamo dire che il prato dell’Olimpico ormai dà la sensazione d’essere adatto prevalentemente per il rugby. Così annotiamo miserie e nobiltà del monday night romano fra barbieri chiusi e difese assenti, traffico in tilt e freddo che pare d’essere nella raggelante Strumica, dove è nato Goran Pandev. Che si regala oltre un’ora da Capitan America, vendicando col gol numero 70 in serie A quella incresciosa telenovela con la dirigenza laziale, cui virtualmente dedica il gol d’inizio ripresa mentre il pacchetto arretrato di mastro Petkovic lo lascia colpire. Poi, prima di lasciare il campo per far posto a Dzemaili, sempre il macedone imbecca Higuain che pare un treno mentre s’invola per infilare Marchetti la terza volta. Qua serve un de profundis mentre i Benitez-boys fanno a fette la difesa laziale coinvolgendo nelle inadempienze perfino il regista arretrato Biglia, preferito stavolta a Ledesma, in una tarantella di variazioni senza fine.

 

Si salva giusto lui, l’irrefrenabile Candreva, cui manca spesso l’ultima esecuzione per far quadrare il cerchio. Tutti gli altri non vanno esenti da colpe, a cominciare dall’irriconoscibile Hernanes, che non trova più un minimo di posizione per rendersi pericoloso o un po’ di energia per aiutare i centrocampisti per fare un po’ di densità nei recuperi. E meno male che l’unica consolazione arriva a contenzioso inoltrato, quando Keita subentrato a Lulic disegna una prodezza trasversale, beffando l’intera linea difensiva prima di esplodere il destro del 3-2. Una perla così fa pensare al Sandrino Mazzola dei bei tempi andati, proprio ai danni della Svizzera. Solo che è inutile rievocare e prendere un po’ di coraggio vagheggiando il rocambolesco 3-3. Provvede Callejon, sovente indisturbato sulla corsia di appartenenza, a ribadire che non c’è trippa per gli avversari. Inevitabile che il Napoli riprenda quota, mentre i fans laziali hanno il groppo in gola a trentasette anni dalla morte di Tommaso Maestrelli. Quello era un altro calcio, un’altra vita laziale.

Corriere dello Sport

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