Brocchi, il rientro è vicino

Brocchi, il rientro è vicino

ROMA – Sguardo di fuoco e una lacrima sul viso: forse il calvario è finito, Brocchi è tornato. Era quasi commosso sul campo di Formello, l’hanno abbracciato tutti. E’ stata un’agonia l’assenza di un “nemico” da inseguire, ieri pomeriggio Cristian mordeva le caviglie del Civitavecchia. Con cautela, per carità. Un…

ROMA – Sguardo di fuoco e una lacrima sul viso: forse il calvario è finito, Brocchi è tornato. Era quasi commosso sul campo di Formello, l’hanno abbracciato tutti. E’ stata un’agonia l’assenza di un “nemico” da inseguire, ieri pomeriggio Cristian mordeva le caviglie del Civitavecchia. Con cautela, per carità. Un tempo e basta, per respirare il campo e testare la guarigione. Un tempo di gioia, per ringhiare al mondo la sua rabbia. E’ passato quasi un anno da quel maledetto fine novembre 2011 (Lazio-Juventus) quando entrò nel tunnel. Al ritorno a Torino, l’11 aprile 2012, la sua ultima apparizione ufficiale. E’ assente dall’aprile scorso ma finalmente il dolore al piede è quasi svanito Brocchi intravede il rossonero e rivede la luce: Lazio-Milan è il suo derby del cuore. Malato di calcio.

TEST ANTI-URTO  – Il motorino non s’è mai fermato. Inesauribile, Brocchi s’è caricato pure quando davvero sembrava esser calato il suo sipario. Oltre 10 mesi lontano dalle battaglie dei campi, Cristian non ha mai smesso di lottare. Ha convogliato ira, tristezza e ambizione per tornare a quasi 37 anni più forte di prima. Non lo hanno scoraggiato mille consulti, una diagnosi sbagliata (contusione al terzo dito) in principio, un plantare per poggiare il piede – destro – ferito. La microfrattura lo ha tormentato all’infinito, adesso Brocchi non sente quasi più dolore. Lo staff medico vuole però testarlo agli urti, capire la reazione e la resistenza. Così sarà pure nei prossimi giorni, prima di lanciarlo nella mischia. Vuole la convocazione col Milan, Cristian mette già l’elmetto.

DERBY DEL CUORE «Argento vivo»  negli occhi e nei muscoli: lo ricordano così dalle parti di via Turati. A Formello era l’oro di Reja. Inossidabile come la materia prima, inarrestabile come la sua grinta e la sua voglia di mangiarsi l’erba e gli avversari. Cristian Brocchi ha vinto tanto, praticamente tutto con la maglia del Milan, una Coppa Italia e una Supercoppa con la Lazio, ma non è ancora sazio. Ha la fame del vecchio leone, la stessa voglia irrefrenabile, a 36 anni suonati, di togliersi altre soddisfazioni. Non lo ha fermato un anno ai box, desidera chiudere una carriera elitaria imprimendo il suo nome nella storia biancoceleste. Prima di svestire i panni del calciatore.

FUTURO ALLENATORE – C’è una proposta da dirigente nell’aria. Lotito l’ha fatta da tempo a Brocchi. Lui però non ha intenzione di separarsi dal campo, vuole allenare i bambini. Ne ha già parlato sia col Milan che con la Lazio, è il suo sogno:  «Amo il calcio dall’età di 5 anni e ho deciso d’intraprendere questa professione proprio per questa passione intensa, forte e genuina. Quella che metto ancora in campo a distanza di tanti anni. Fuori, di diverso c’è solo il mio modo di vivere la vita privata, di comportarmi, di raffrontarmi alle altre persone. Cerco sempre di mantenere un certo equilibrio  – ripete sempre –  e tanta umiltà. Sono cosciente che nel momento in cui finirà la mia carriera, la mia vita sarà sicuramente diversa.  E se un giocatore, già durante l’attività, riesce a comprendere che tutti i privilegi e i vantaggi che ha, sono legati alla professione che svolge, sarà molto più facile e meno traumatico il giorno in cui appenderà gli scarpini al chiodo». In realtà, li porterà in spalla per sempre.

CdS

Simone Davide

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