Candreva sotto la Nord: i tifosi chiedono impegno ma senza contestazione

Candreva sotto la Nord: i tifosi chiedono impegno ma senza contestazione

ROMA – Quando Bergonzi ha fischiato la fine, tutto l’Olimpico si è messo a fischiare la Lazio, facendo avvertire una delusione profonda. Aggiunta alla rabbia per una stagione deprimente, una deriva inarrestabile. E un’atmosfera plumbea dopo i fermi di Varsavia e il sit-in sotto alla Farnesina. Un altro cappotto. Quattro…

ROMA – Quando Bergonzi ha fischiato la fine, tutto l’Olimpico si è messo a fischiare la Lazio, facendo avvertire una delusione profonda. Aggiunta alla rabbia per una stagione deprimente, una deriva inarrestabile. E un’atmosfera plumbea dopo i fermi di Varsavia e il sit-in sotto alla Farnesina. Un altro cappotto. Quattro sberle come nella finale di Supercoppa del 18 agosto. Al novantesimo i giocatori della squadra biancoceleste non hanno preso subito la via degli spogliatoi. Sono andati verso la Curva Nord per salutare i tifosi, come fanno d’abitudine alla fine di ogni partita. Questa volta è andata in modo diverso dal solito. Si sono fermati ai tabelloni pubblicitari, sulla linea di fondo del campo. I fischi erano diventati assordanti. C’è stato un attimo di indecisione. Molti ultras li volevano sotto la Nord, altri li stavano respingendo, come era successo in occasione delle trasferte di Bergamo (1-2 con l’Atalanta) e di Nicosia (0-0 con l’Apollon Limassol). La Lazio ha deciso di accettare l’invito, ha scavalcato la fila dei tabelloni pubblicitari ed è arrivata sotto alla Curva Nord. 
Tutti sono rimasti a guardare. S’è avvicinato, più degli altri, Antonio Candreva. Due anni fa lo fischiavano, rimproverandogli una simpatia per la Roma. Dopo quel gol al Napoli, festeggiato sotto la Curva nell’aprile 2012, è cambiata la sua storia. E’ diventato un protagonista, un idolo dei tifosi. Ieri sera è tornato lì sotto per spiegare, non per festeggiare. Antonio da Tor de’ Cenci ha parlato con il cuore. Ha spiegato che loro, i giocatori, ce la stanno mettendo tutta. Ha allargato le braccia. Era sconsolato. Ogni tanto bisognerebbe riconoscere anche i valori e la superiorità dell’avversario. Higuain era troppo forte per la difesa malmessa della Lazio. Non si sono viste tensioni, il confronto è sembrato sereno. La Curva si è lamentata dei risultati, di un’altra pesante sconfitta, che arriva in fondo a un periodo di crisi. Ma è stato apprezzato il gesto, perché quando i giocatori hanno ripreso la via degli spogliatoi è partito un coro di incoraggiamento per la squadra. E’ finita così e non sono previste contestazioni a Formello, come invece tante altre volte è successo. 

 

KEITA– Petkovic lo ha sganciato a venti minuti dalla fine, forse troppo tardi. Ma lo spagnolo era riuscito, con il suo ingresso, a scuotere lo stesso l’Olimpico. Un eurogol capace di restituire la speranza di una rimonta pazzesca nel finale prima della frittata di Ciani e del gol di Callejon. Anche il ragazzino spagnolo ha parlato della contestazione. «Dispiace per i tifosi. Capisco che siano arrabbiati. Ho trovato il gol che dedico ai tifosi che erano qui e quelli a Varsavia» ha spiegato Keita. «Abbiamo fatto un grande primo tempo, loro non hanno fatto molto più di noi, ma a volte la sfortuna e i dettagli scavano la differenza. Il morale non è altissimo, ma dobbiamo guardare alla gente che ci viene ad aiutare e dobbiamo fare di tutto per loro e per noi stessi. Troveremo la soluzione per riprenderci» . Ora bisogna uscire dalla crisi. «Ci guarderemo in faccia e dobbiamo essere più squadra» . Domenica altra partita durissima con il Torino. «Serve un’altra vittoria in trasferta, non importa se giochiamo fuori casa…».

Corriere dello Sport

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