CDS – Biglia sta diventando grande

CDS – Biglia sta diventando grande

CORRIERE DELLO SPORT CATANIA – Ciak, si gira perché rigioca. Un regista, due registi, un regista e due mezzali: Biglia c’è, è previsto nel conto tattico al di là del modulo. In una Lazio che ha sbagliato palleggio (nel derby) il rientro di un palleggiatore doc fa comodo. Riecco il…

CORRIERE DELLO SPORT

CATANIA – Ciak, si gira perché rigioca. Un regista, due registi, un regista e due mezzali: Biglia c’è, è previsto nel conto tattico al di là del modulo. In una Lazio che ha sbagliato palleggio (nel derby) il rientro di un palleggiatore doc fa comodo. Riecco il Principito, il più utile centrocampista del reame. Non è una sviolinata, è una certificazione statistica conosciuta, parlano i documenti: nell’indice di valutazione del campionato (reparto centrocampo) è lui il numero uno, precede gente come De Rossi, Inler, Ambrosini, Cigarini, Vidal e tutti gli altri compari di ruolo. E nella classifica assoluta è secondo dietro Tevez. Ledesma è tornato super, Biglia sta diventando grande, nel derby è mancato tanto. Il bello può esser questo, i due argentini non si escludono più a vicenda. Uno, Ledesma, è un centrocampista di lotta e di governo. L’altro, Biglia, è un regista di pennello e volendo anche di scalpello.

 

 

IL SOGNO – Non c’è limite al meglio, così la deve pensare il Principito. E’ in crescita, passava per pupillo di Petkovic (l’ha sempre preferito a Ledesma), quel marchio l’ha penalizzato. Vlado lo sfiancava costringendolo a fare un pressing alto che più alto non si poteva: «Dopo l’addio di Petkovic è cambiato moltissimo, ora abbiamo un’identità di gioco» , è stato questo il saluto dell’argentino al bosniaco. La scuola Reja è più formativa per accelerare l’ambientamento italiano, aiuta a decifrare meglio gli orizzonti tattici, ad affinare il bagaglio tecnico. E’ un ateneo aperto, non trascura i lumi, ma predilige il realismo. E’ grazie (anche) a questa esperienza che Biglia è diventato più pratico senza snaturarsi, ed è grazie a questo che è stato possibile ammirare i suoi miglioramenti. Il calcio italiano richiede fantasia e anche cinismo, richiede soprattutto velocità, non offre appigli sicuri. Biglia sta assimilando idee, trucchi e segreti, in campo riesce a metterli in pratica. Prima era troppo lento, procedeva a zig-zag, a piccoli passi, ora sta cercando di velocizzarsi mentalmente e tecnicamente. Il girone di ritorno dev’essere suo, può crescere sino ad esplodere, può imporsi e consacrarsi. E’ stato preso per questo, è stato pagato caro, il fallimento non era pevisto.

 

LA STORIA – Biglia, detto il Principito, sa di non essere più in Belgio. L’Italia l’ha sempre sognata e inseguita, gli scorre nel sangue. Lucas ha origini fiorentine, i suoi avi partirono dalla Toscana tanti anni fa. Ha iniziato a giocare a calcio a 4 anni nel club Quilmes, tra i tecnici che l’hanno svezzato c’è stato il papà. E’ nato centrocampista centrale, eccelleva rispetto ai compagni perché correva per tutto il campo e attaccava. Lucas fu scelto dall’Argentinos Juniors, il club di Maradona, leggeva il gioco, recuperava i palloni e li smistava con intelligenza. Fu il padre ad influenzare il suo calcio, gli insegnò a vivere e a giocare, a muoversi in campo e in società. «Debuttai a 17 anni nell’Argentinos, la squadra era in B. Fummo promossi, ma giocai poche partite. Andai in prestito all’Independiente, rimasi un anno e mezzo. A 20 anni scelsi l’Anderlecht» , racconta spesso il Principito. A 28 anni ha scelto l’Italia, la terra dei suoi avi, e la Lazio. A 28 anni insegue il primo Mondiale con l’Argentina di Messi.

 

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