CDS – Brocchi: Tutti in piedi per il suo addio

CDS – Brocchi: Tutti in piedi per il suo addio

Standing ovation, tutti in piedi per applaudirlo. Brocchi si nasce, campioni si diventa, grandi uomini si resta. Per la vita. Fiero, leale, a testa alta. Così s’è fatto conoscere alla Lazio dopo i trionfi con il Milan di Berlusconi. Il giorno in cui, quasi tra le lacrime, salutò a Milanello…

Standing ovation, tutti in piedi per applaudirlo. Brocchi si nasce, campioni si diventa, grandi uomini si resta. Per la vita. Fiero, leale, a testa alta. Così s’è fatto conoscere alla Lazio dopo i trionfi con il Milan di Berlusconi. Il giorno in cui, quasi tra le lacrime, salutò a Milanello in mezzo al campo Paolo Maldini e tutti gli altri campioni accanto a cui era cresciuto per trasferirsi a Roma, Ancelotti e la squadra rossonera gli dedicarono un applauso commovente. Così Cristian saluterà domani allo stadio Olimpico, facendo venire i brividi al popolo biancoceleste che ha saputo apprezzarlo nel tempo e lo ha visto soffrire per quindici lunghissimi mesi prima di quel tackle durissimo di Matuzalem, suo ex compagno, domenica 3 febbraio a Marassi. L’ultimo scatto e quel contrasto fatale, una botta insopportabile per il suo piede destro, già dolente e poco stabile dall’epoca del primo infortunio, datato 26 novembre 2011.

ADDIO – Non è bastato un intervento chirurgico per consentirgli di tornare a giocare a calcio. Ci ha provato e riprovato, avrebbe voluto almeno concedersi una meritata convocazione e la panchina nel derby di Coppa Italia del 26 maggio dopo un calvario sostenuto con una tempra eccezionale. L’estate scorsa si era portato un fisioterapista a Formentera per proseguire la riabilitazione in piscina dopo due mesi di stampelle e tutore. A Stefano Lovati, ortopedico di fiducia della Lazio, ed a Stefano Salvatori, il medico sociale, il giorno dell’operazione ha fatto una preghiera: «Se ho una possibilità su un milione di tornare a giocare una partita, provateci. Sono disposto a tutto» . Il figlio di Bob, che di calciatori ne ha conosciuti, rimase colpito. Il 5 febbraio gli è stato applicato anche un filo di ferro per saldare il metatarso e ridurre la lussazione falangea del terzo dito. Cristian è riuscito a rialzarsi per condurre una vita normale. Ora cammina. Ma quando è tornato a correre, sul campo di Formello, quel dolore che non lo ha mai abbandonato da un anno e mezzo, era ancora presente. Troppo rischioso tornare all’attività agonistica per un giocatore non abituato a togliere il piede. Così, in silenzio e con dignità, è maturata l’idea del distacco. Ieri pomeriggio, comunicata attraverso il sito internet della Lazio, è arrivata la notizia del suo ritiro. Brocchi saluterà con un giro d’onore prima che cominci la partita con la Sampdoria di Delio Rossi, suo primo allenatore a Formello, nella stagione 2008/09, conclusa alzando al cielo la Coppa Italia. Il minimo che si possa fare per salutare Cristian Brocchi, soldatino di ferro, mediano di grande saggezza tattica, non solo ruba-palloni. Edy Reja, per salutarlo, ha ricordato quel gol annullato dal guardalinee Maggiani al San Paolo di Napoli, 3 aprile 2011, nello spareggio Champions con il Napoli. Un gesto balistico di rara sensibilità tecnica che non entrerà mai negli almanacchi. Pochi sanno che all’inizio della carriera, tra Pro Sesto e Lumezzane, Brocchi aveva giocato anche da trequartista. Vero e proprio numero 10 sino all’intuizione di Prandelli, suo allenatore nelle due stagioni fortunate di Verona, per trasformarlo in ala destra. Miglior giocatore della serie B, promozione in A e conferma, prima di essere acquistato dall’Inter nell’estate Duemila. Ma non poteva essere Appiano Gentile, per un ragazzo cresciuto nelle giovanili del Milan, il suo territorio. Un’operazione fastidiosa alla schiena e appena 15 presenze in campionato da preludio al suo ritorno nella famiglia rossonera, scambiato con Guglielminpietro.

COPPE – Con il Milan di Pirlo, Ambrosini, Costacurta, Maldini, Seedorf, Nesta, Inzaghi e tutti gli altri ha vinto tutto. Uno scudetto (2003/04), un Mondiale per club (2007), due volte la Champions (2003 e 2007), due Supercoppe europee e una Coppa Italia condite da un intervallo, in prestito per una stagione, alla Fiorentina del suo vecchio maestro Prandelli, che se Cristian fosse stato più giovane lo avrebbe portato in nazionale. Una presenza in azzurro con il ct Donadoni. Brocchi chiude a 37 anni compiuti, 288 partite e 11 gol in serie A, 135 presenze con il Milan e altre 130 (complessive) con la Lazio. In maglia biancoceleste ha vinto la Supercoppa italiana a Pechino, battendo l’Inter deltriplete di Mourinho nell’agosto 2009, e ha segnato 3 gol, compreso quello pesantissimo sul campo di Livorno per firmare la salvezza con Reja. Tornerà a Milano, perché la famiglia gli manca e vuole stare accanto ai suoi due bambini, potrebbe rientrare nella famiglia rossonera (dove è stato complessivamente per 17 anni) e diventare allenatore degli Allievi Regionali. Si vedrà. Del suo futuro ne parlerà tra qualche giorno. Formello perde un leader, che andrà salutato come merita. Gli resta il rimpianto della Champions: ci voleva tornare con la maglia della Lazio. Sarebbe stato uno spasso. Si accontenterà di alzare, pure se in borghese, un’altra Coppa Italia. Klose e il suo amico Mauri gliel’hanno promessa.

Corriere dello Sport

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy