CDS – Falasca: «I miei 4 scudetti da Stramaccioni al trionfo Lazio»

CDS – Falasca: «I miei 4 scudetti da Stramaccioni al trionfo Lazio»

Ha vinto quattro scudetti negli ultimi quattro anni, poker servito. Ha giocato nella Roma, nell’Inter e nella Lazio. Si è allenato con Totti, Zanetti ed Hernanes, nelle giovanili è stato guidato da Stramaccioni, De Rossi e Bollini. Ha studiato a Trigoria, ad Appiano Gentile e a Formello. No, non è…

Ha vinto quattro scudetti negli ultimi quattro anni, poker servito. Ha giocato nella Roma, nell’Inter e nella Lazio. Si è allenato con Totti, Zanetti ed Hernanes, nelle giovanili è stato guidato da Stramaccioni, De Rossi e Bollini. Ha studiato a Trigoria, ad Appiano Gentile e a Formello. No, non è un veterano, non è a fine carriera, ha vent’anni, una bacheca che va da muro a muro e tanti altri sogni da realizzare. Gianmarco Falasca vince senza sosta dal 2009, da quando esplose negli Allievi Nazionali giallorossi plasmati da Andrea Stramaccioni. Passò in Primavera e rivinse con De Rossi in panchina, si spostò all’Inter (lo volle Strama) e triplicò il tricolore con Bernazzani (subentrò in corsa). Lo chiamò Bollini in estate e la storia recente è nota: «Qualcuno dice che sono fortunato…», replica con umiltà il piccolo grande Falasca. Ha trionfato a Gubbio da capitano fuori quota, ha chiuso il ciclo Primavera vantando successi in serie, in quanti possono sfoggiare un curriculum così prezioso? Questa non è fortuna… Gianmarco è romano, è bipartisan, è cresciuto e ha vinto con la Roma, ha sposato la Lazio. La sua famiglia è giallorossa, lui è un professionista esemplare, sta dando tutto per i colori biancocelesti: «Il derby di Coppa Italia? L’ho visto in tv con i miei amici, è stata una vittoria molto bella, costruita con il gruppo, ha caricato anche noi. Alcuni giocatori della prima squadra sono stati carini, ci hanno mandato un video messaggio prima della finale di Gubbio. Questo dimostra come Lazio sia davvero una famiglia, andiamo tutti nella stessa direzione». Mauri ha alzato al cielo la Coppa Italia, Falasca si è laureato campione d’Italia con i suoi compagni, meriterebbero tutti la citazione: «Ho un altro anno di contratto con la Lazio, penso che a breve parlerò con la società. Io sarei contento di continuare con questa maglia». Centrocampista centrale classe ‘93, Xabi Alonso, Cambiasso e Ledesma tra i modelli. La sua storia è speciale, è il recordman dei tornei Primavera. Non è un portafortuna, è unportasuccessi.

Falasca, 20 anni e 4 scudetti vinti in 4 anni, tre con Roma e Lazio. Ma come ha fatto?
«Tanti dicono che porto fortuna (risata, ndr), io spero di aver dato in ogni squadra un contributo importante dentro e fuori dal campo».

Non è fortuna, stia tranquillo. Qual è stato lo scudetto più bello?
«L’ultimo, era il meno atteso. Nessuno ci credeva, a metà stagione eravamo un po’ lontani dalla vetta, nel girone di ritorno abbiamo dato vita a una rimonta incredibile. Non abbiamo perso più e nelle finali si è visto un gruppo compatto, è stata questa la nostra vera forza».

E lo ha vinto da capitano…
«E’ stato bellissimo salire sul podio, rappresentare la Lazio, alzare al cielo il trofeo. Mi sono commosso, non pensavo che mi sarei emozionato così tanto. Se ripenso a ciò che ho fatto, ai quattro scudetti ottenuti in questi ultimi quattro anni, con quattro squadre diverse, quasi non ci credo».
Avete riscritto la storia, com’è nato il trionfo?
«Ogni nuovo gruppo deve avere il tempo di conoscersi, il nostro era stato rinnovato a inizio anno. A gennaio si sono aggiunti Keita, Tounkara e Antic, ci hanno dato una grossa mano. Con loro il rapporto è cresciuto giorno dopo giorno, siamo stati bravi, li abbiamo fatti stare tranquilli, li abbiamo fatti sentire amici».
Il primo scudetto l’ha vinto con la Roma Allievi nel 2010 (poi ha bissato con la Primavera), l’ultimo con la Lazio. Anche questo è un record…
«Alla Lazio ho trovato un gruppo simile a quello della Roma. In squadra ci sono tanti ragazzi romani, molti di loro sono cresciuti nella Lazio, questo ci ha aiutato. Nello spogliatoio si respirava un feeling naturale e la voglia di stare uniti, di passare del tempo insieme, veniva spontanea. Spesso ci siamo incontrati anche fuori dal campo».
Roma, Inter, Lazio: ogni scudetto ha la sua storia.
«Il gruppo dei ‘93 della Roma era molto forte, all’Inter eravamo una squadra costruita per vincere. Il successo della Lazio è nato col passare del tempo, è stato costruito giorno dopo giorno, lavorando sodo».
Lei è cresciuto nella Roma, con Stramaccioni in panchina: quando andò via la chiamò all’Inter, ha sempre creduto in lei.
«Con lui ho avuto un ottimo rapporto e continuo ad averlo, è nata un’amicizia. Ho avuto Stramaccioni come allenatore negli Allievi Nazionali, quell’anno facemmo qualcosa di straordinario, praticammo un gioco spettacolare. Mi volle all’Inter, c’è un rapporto di stima, non è mai stato condizionato dalle presenze in campo».

Il suo telefono trilla in continuazione, Stramaccioni le ha fatto i complimenti?
«Ho ricevuto diversi messaggi da parte di amici di tutte e due le tifoserie romane. La mia famiglia era allo stadio, c’era anche Martina, la mia ragazza. Stramaccioni non l’ho ancora sentito, penso di sentirlo a breve. I pensieri della gente mi hanno fatto piacere. Mi ha chiamato anche qualcuno che non sentivo da tanto tempo, voglio essere stimato come calciatore e come ragazzo».
Falasca, romano purosangue, ci racconti la sua crescita.
«Sono nato a Roma, vivo sulla Tiburtina. All’inizio ho abitato a Zagarolo, ho iniziato lì a giocare, nella squadra del paese. Successivamente sono andato al Palestrina, poi al Savio, un giorno mi chiamarono e mi dissero “giocherai nella Roma”. Avevo 13 anni, iniziai con i Giovanissimi regionali, in giallorosso sono rimasto cinque anni, ho fatto la trafila sino alla Primavera, l’allenatore era De Rossi».
Nella Roma è stato compagno di Viviani, Caprari, Piscitella, Florenzi, giovani che hanno fatto strada tra i grandi. Perché Falasca ha deciso di rimanere un altro anno in Primavera?
«Dopo l’esperienza all’Inter arrivò la chiamata di Bollini, mi chiese di giocare un altro anno con la Primavera, ho pensato fosse la situazione migliore e si è rivelata tale. Spero anche io di avere un’occasione importante».

Con quei ragazzi siete rimasti amici.
«Florenzi ho avuto modo di sentirlo poco tempo fa, siamo nati a marzo, lui l’11, io il 9. Quel gruppo della Roma Primavera era molto unito, i genitori si sentono spesso, anche più di noi, sono rimasti bei legami».
All’Inter è rimasto un solo anno, perché?
«Stramaccioni dalla Roma passò all’Inter, io non avevo più contratto coi giallorossi, mi disse “vieni da me”. I nerazzurri mi fecero un’offerta e accettai. All’inizio giocai titolare, poi cambiammo modulo. In rosa c’erano giocatori pronti, gli undici che sono arrivati in finale l’anno scorso contro la Lazio quasi tutti hanno esordito in A. Era una squadra pazzesca per qualità, è stata comunque un’esperienza molto positiva».
Quando Stramaccioni fu promosso in prima squadra le cose andarono male. E arrivò la chiamata della Lazio…
«Trovai meno spazio, con l’Inter avevo solo un anno di contratto con opzione per altri tre, ma d’accordo con la società decisi di non rinnovare, accettai la proposta di Bollini».

Stramaccioni, De Rossi, Bollini, lei ha vinto con tre tecnici diversi. Cosa ha imparato da loro? Partiamo dal primo.
«Stramaccioni è il miglior allenatore che possa avere un giovane, è uno che riesce a convincerti, ti fa capire che stai facendo la cosa giusta, è la sua migliore qualità, sapevamo che avrebbe fatto carriera».
Da Stramaccioni ad Alberto De Rossi.
«In De Rossi ho trovato un riferimento, non dico un padre, ma quasi. E’ una persona molto socievole, si apriva molto con noi, era facile confidarsi. Oggi dico che mi dispiace non aver capito subito alcune cose che diceva».
Arriviamo a Bollini, l’ultimo maestro.
«E’ un grandissimo motivatore, un grande conoscitore di calcio. Abbiamo preparato le finali in modo perfetto, ha saputo creare un clima sereno all’interno dello spogliatoio. Ma ha anche caricato la squadra, ci ha trascinato, il merito è suo».

Petkovic cosa le dice?
«Dà molti consigli ai giovani, gli piace dialogare e aiutarci».
Roma, Inter e Lazio. Falasca ha avuto la possibilità di allenarsi con tre grandi prime squadre.
«In campo cercavo di rubare qualcosa a giocatori come Pizarro, uno molto vicino ai giovani. E a gente come Daniele De Rossi, parlava spesso con noi. Nella Lazio ho studiato Ledesma ed Hernanes».

Rivalità a parte… Con Totti che rapporto aveva?
«Sembrerà strano, non ci ho mai parlato. Lui è una persona silenziosa e io forse non ho avuto il coraggio di avvicinarmi. Ci ho giocato insieme nelle partitelle ed anche contro, eppure…».

Quest’anno è tornato a Trigoria con la maglia della Lazio e ha vinto il derby di ritorno, come ha vissuto quell’emozione?
«A Roma c’è un senso di appartenenza molto forte, ma quando arrivi a certi livelli devi decidere se fare il giocatore o il tifoso. Sono entusiasta di indossare la maglia della Lazio e di giocare con la Lazio, in campo ho sempre dato tutto. Vincere il derby a Trigoria mi ha provocato emozione».
Ha giocato nella Roma, è nato in una famiglia giallorossa, ma ha sposato la Lazio. Il suo cuore per chi batte?
«La famiglia è giallorossa, è vero. Ma io adesso penso solo alla mia squadra, alla Lazio. Noi dobbiamo essere professionisti, diamo tutto per la maglia per cui giochiamo, il tifo a questi livelli è secondario, non fa parte della vita del calciatore».
Falasca, ormai è grande, ha chiuso con la Primavera. Cosa c’è nel suo futuro?
«Spero di diventare un calciatore professionista. In quale serie? Il sogno è giocare ai livelli che meriterò, spero i più alti».

Corriere dello Sport

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