CDS – Gonzalez, la rinascita

CDS – Gonzalez, la rinascita

IL CORRIERE DELLO SPORT Gli scarpini se li era tolti l’anno scorso perché gli faceva male il piede destro, non per esultare dopo un gol, non per “telefonare” a casa (celebre la sua esultanza). Gli scarpini se li è rimessi a fatica, ha resistito alla tentazione di sfilarli, ha convissuto…

IL CORRIERE DELLO SPORT

Gli scarpini se li era tolti l’anno scorso perché gli faceva male il piede destro, non per esultare dopo un gol, non per “telefonare” a casa (celebre la sua esultanza). Gli scarpini se li è rimessi a fatica, ha resistito alla tentazione di sfilarli, ha convissuto col dolore per mesi e mesi, alla fine ha vinto lui, non s’è mai arreso. E gli scarpini se li è rimessi per sprintare. Grinta Gonzalez. Forza Gonzalez. Corsa Gonzalez. Riecco Gonzalez, quello vero o comunque la versione più simile. Più di tutto potè la cura Reja, l’ha rimesso in sesto, gli ha dato linfa vitale, quella fiducia che Petkovic gli aveva negato. Niente più infermeria, niente più esclusioni, solo il campo. Il Tata, ma anche El Grinta, sta tornando ai suoi livelli. La fascite plantare l’ha tormentato per troppo tempo, non gli permetteva di giocare come lui sa fare, di correre in stile soldatino, di fare la differenza. La miglior stagione l’ha vissuta con Reja e con Reja s’è ritrasformato. A Cagliari ha sgommato come ai bei tempi, la tenuta fisica (e il piedino capriccioso) gli hanno permesso di lottare a perdifiato. Il vero Tata è un puntello prezioso a centrocampo, con Ledesma e Biglia forma la mediana sudamericana: grinta, fosforo e corsa. Rivederlo correre a cento all’ora, avanti e indietro, è un piacere. Vederlo tampinare gli avversari, prendergli la targa e non mollarla è una delizia. Vederlo e rivederlo a caccia del pallone non stanca mai, ti viene voglia di raddoppiare la marcatura.

IL PROFILO – E’ tornato Alvaro Rafael Gonzalez, per gli amici il Tata. Quanto è simpatico quel nomignolo che gli hanno appioppato per il suo tono di voce, è simile a quello di un nonno (in Uruguay li chiamano così). Il Tata non è una cima d’uomo eppure all’inizio fu il basket a rapirlo, in collegio giocava a pallacanestro con gli amici. Il calcio lo conobbe nel Football Club Aviation Lezica Baby, guardava la Lazio in tv e il suo idolo era Ruben Sosa. Lo chiamò lo Sporting Defensor di Montevideo, qui Gonzalez si formò. E nel 1995, a 11 anni, iniziò la scalata verso il successo: vinse con le giovanili, fece la trafila e da grande ottenne i migliori risultati dell’ultimo decennio con la squadra maggiore. Fu in quel momento che arrivò la convocazione del Boca Juniors. Gonzalez è un vincente, ha alzato varie Coppe al cielo. In Argentina vinse l’Apertura 2008 e 2009, la Recopa Sudamericana 2008 e nel 2007 lottò per la conquista della Coppa Intercontinentale contro il Milan (4-2 ai rigori per i rossoneri). Nel 2011, dato da non dimenticare, ha trionfato con l’Uruguay in Coppa America.

LE SFIDE – Gonzalez è rinato più volte. Al Boca, a un certo punto, sembrava finito. Il Tata giocò poco per via di un brutto infortunio, trovò spazio nel Nacional Montevideo prima di sbarcare a Roma, l’Europa sembrava lontana. E invece lui ebbe la forza di rilanciarsi e la Lazio gli diede fiducia. Il Tata s’è rialzato un’altra volta, se lo merita, è un ragazzo speciale. Pochi fronzoli, nessun lustrino, è acqua e sapone. Non lo vedete con le chiavi del bolide in mano, non veste alla moda, s’accontenta di un jeans e di una maglietta, di uno zainetto in spalla, non gli serve il trolley da ricco.

LE PASSIONI – Il Tata si diverte un mondo e lo fa con semplicità. E’ un ballerino di Cumbia, sa mettersi all’opera in cucina, sforna pizze (le mangiavano con Muslera) e in Italia s’è innamorato della pasta alla carbonara. Gli piacciono da sempre i cartoni animati, il suo preferito è “Tsubasa” (un manga giapponese sul calcio, in Italia lo conosciamo come Holly e Benji). Il suo esempio nella vita sono i genitori, nel calcio quei «giocatori che hanno esperienza e sempre la stessa fame». E’ il suo segreto, la parabola della sua vita da mediano, una carriera di ferro.

 

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