CDS – Il destino di Tare DS con i fiocchi

CDS – Il destino di Tare DS con i fiocchi

Claudio Lotito lo considera il miglior direttore sportivo del nostro campionato, con buona pace di Marotta o di altri operatori specifici certamente provvisti di maggiori risorse per il lifting alle squadre d’appartenenza. Forse sono esagerazioni di parte, ma con quel fisico da western Igli Tare ha di certo calzato gli…

Claudio Lotito lo considera il miglior direttore sportivo del nostro campionato, con buona pace di Marotta o di altri operatori specifici certamente provvisti di maggiori risorse per il lifting alle squadre d’appartenenza. Forse sono esagerazioni di parte, ma con quel fisico da western Igli Tare ha di certo calzato gli stivali delle sette leghe nel mondo laziale, dopo aver frequentato il corso di Coverciano nel 2009 per sostituire addirittura dal primo settembre di quell’anno il dimissionario Walter Sabatini, cui veniva attribuita all’epoca una campagna di rafforzamento parecchio deludente fra tifosi biancocelesti infuriati. Diciamo la verità: mentre il collega umbro piombava nel meraviglioso caos della Roma americana, non lo prendemmo sul serio forse fuorviati dal fatto che era stato un bomber così così, utilizzato poco e male durante il triennio 2005-2008 con sessanta partite e cinque reti.

I successi erano di la da venire e probabilmente dipendono dalle sue intuizioni, da una intelligenza vivida e forse anche un po’ mortificata dal fatto che non riesce a vendere fumo, a non risultare parecchio espansivo con chi lo circonda. Fateci caso, l’organico-Petkovic è opera di questo signore albanese che compirà 40 anni il 25 luglio e se scriviamo che lo sbarco gratuito di Klose sia stato l’operazione più riuscita gli faremmo perfino un torto. Perché lui è anche e soprattutto lo scopritore di Lulic, praticamente uno sconosciuto quando firmò per la Lazio. E ancora: l’ingaggio-Candreva, scambiato col Cesena che si prese Del Nero e che diventerà presto completamente della Lazio cedendo Kozak; Marchetti, quasi un ex dopo l’anno di esilio forzato in Sardegna. Prodezze a prezzo stracciato, risparmi accumulati prima di arrivare al capolavoro Felipe Anderson, che pare il fermaglio di una collana di diamanti comprensiva pure di Novaretti, Biglia e Perea. Solo la Juve finora si è mossa con analoga abilità. Fin qui nel mercato biancoceleste non ci sono nomi gettati alla rinfusa, accostati e accantonati nel gioco delle parti fra smentite e conferme, prezzi che lievitano e la perfidia di chi sa bene che oggi quasi tutti verrebbero a piedi in un club risanato dalla gestione attuale. Tare è lo sceriffo della parsimonia con i suoi 350mila euro di stipendio, esempio estremo del salary-cup made in Lotito, pronto a considerarlo uomo di fiducia quando era ancora dentro lo spogliatoio come un centravanti qualsiasi. Così è cambiata in pochi attimi la vita di un “signor Nessuno”, che sarebbe piaciuto a Sergio Leone se non avesse tentato a più riprese di diventare un grande attaccante partendo dagli stenti della sua Valona. Proprio vero che prima o poi ogni persona di buona volontà indovina quello che sa fare meglio, cambiando il proprio destino.

Corriere dello Sport

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