CDS – Joao Batista: «Il Mondiale di Hernanes»

CDS – Joao Batista: «Il Mondiale di Hernanes»

Oggi lavora a Porto Alegre, la città dove è nato l’8 marzo 1955, e fa l’opinionista per il canale tv RBS, che fa parte del circuito Globo. Joao Batista era la risposta di Chinaglia a Falcao, suo compagno ai tempi dell’Internacional e poi anche nella nazionale verdeoro. Titolare in Argentina…

Oggi lavora a Porto Alegre, la città dove è nato l’8 marzo 1955, e fa l’opinionista per il canale tv RBS, che fa parte del circuito Globo. Joao Batista era la risposta di Chinaglia a Falcao, suo compagno ai tempi dell’Internacional e poi anche nella nazionale verdeoro. Titolare in Argentina nel ‘78, alternativa di lusso ai Mondiali ‘82 in Spagna, venne acquistato per un milione di dollari dalla Lazio nell’estate ‘83 e subito dopo la promozione in A. Volante, numero 5, metodista davanti alla difesa. Due stagioni, 43 presenze e 2 gol in biancoceleste, tanti ricordi. E una passione inalterata per la Lazio. Dalla sua casa di Porto Alegre ci ha raccontato tutto. 
Buongiorno Batista, continua a seguire la Lazio? 
«Mi informo, vedo i gol, le immagini principali del campionato. Non posso guardare tante partite perché sono impegnato con Globo Tv e vado allo stadio per seguire ogni domenica Internacional e Gremio, ma quando posso penso alla Lazio. E poi vi dico una cosa. Sono stato a Roma un mese fa». 
Ma davvero e perché? 
«Dovevo ancora chiudere i conti con la banca. Era ancora aperto il conto corrente che avevo quando giocavo con la Lazio, non potevo più tenerlo non possedendo la residenza in Italia». 
Ma sul conto corrente aveva ancora dei soldi? 
«Beh sì, qualche risparmio che risaliva ai tempi in cui giocavo con la Lazio. Erano rimasti fermi quei soldi, sono venuto a chiudere il conto». 
Dove abitava a Roma? 
«Prima sulla Cassia, ma poi entrarono i ladri e decisi di cambiare casa, trasferendomi a Collina Fleming». 
Ha mantenuto contatti con la sua vecchia Lazio? 
«No. Però ho grandi ricordi. Penso a Felice Pulici, a Bob Lovati e al presidente Giorgio Chinaglia, che mi volle fortemente alla Lazio». 

Della Lazio di oggi cosa pensa? 
«E’ un’ottima squadra. Ha appena vinto la Coppa Italia vincendo il derby con la Roma, è stata un’emozione. E poi ci sono tanti buoni giocatori. E’ diversa, è cresciuta rispetto ai miei tempi. Quando ci sono i soldi, diventa tutto più facile. Noi venivamo dalla Serie B e Chinaglia fece tanti sacrifici per mettere su una squadra che non poteva essere competitiva con le più forti. Ho un bel ricordo dei tifosi. Anche se non è andata benissimo sul campo, mi hanno sempre trattato bene. Ho affetto per la Lazio. Mi hanno trasmesso passione e sentimento per la maglia biancoceleste». 
Che ne pensa di Hernanes? E’ possibile un paragone con Batista? 
«Ognuno ha le sue caratteristiche. Io giocavo davanti alla difesa. Hernanes deve essere libero di attaccare e di inserirsi, gli piace andare al tiro. Si muove da centrocampo in su. In Italia lo considerate un fantasista, in realtà pensate così di qualsiasi brasiliano. Quando sono arrivato a Roma tutti si sorpresero del mio modo di giocare. Sembravo più europeo che brasiliano, così dicevano. I tifosi vorrebbero che un giocatore riuscisse a fare due o tre cose nello stesso modo. Non è così. Io credo che Hernanes sia un centrocampista, a cui piace impostare il gioco e trovare il tempo per concludere». 
Menezes non lo considerava, Scolari l’ha riportato in Nazionale. Sarà protagonista ai Mondiali? 
«Ogni ct ha le sue preferenze, dipende dai momenti. Anche Ramirez è tornato in Nazionale e prima faticava a trovare spazio. Manca un anno al Mondiale, può ancora succedere di tutto. Non so se sarà di sicuro protagonista. Oggi Hernanes è tra quei giocatori che promettono di essere titolari al Mondiale. E’ uno su cui Scolari conta. Dovrà sfruttare le occasioni, ma parte in prima fila. Ha l’esperienza e l’età giusta per giocare un grande torneo». 
A Roma c’è molta attesa per Felipe Anderson. Lo conosce? 
«L’ho visto giocare un paio di volte l’anno scorso contro l’Internacional e il Gremio. E’ un giovane interessante, è uscito bene, nella stagione passata si è messo in luce. Ma ha ancora vent’anni e deve confermarsi. E’ presto dare giudizi, sono molto prudente, dovrei parlare di incognita. Se conferma quanto ha fatto vedere, si rivelerà un buon acquisto. Certo il calcio è diventato degli agenti. In Brasile, appena giochi un bel campionato, ti portano via. Felipe è un buon giocatore, ha degli spunti interessanti. L’ho visto giocare all’ala sinistra, sa inserirsi, è un centrocampista offensivo». 
Sta diventando una Lazio sempre più brasiliana. 
«Sono cambiati i tempi, oggi il mercato è aperto. All’epoca eravamo uno o due stranieri per squadra. E poi si faceva fatica. Trovai D’Amico, che era un buon giocatore. C’erano Giordano e Manfredonia. Gli altri erano ragazzi, il primo anno faticai parecchio». 
E il secondo finì con la retrocessione in B. 
«Venivo dalla Nazionale, da un altro calcio, non ero abituato a correre dietro agli avversari per novanta minuti. In alcune partite non riuscivamo a superare la linea di centrocampo». 
In realtà la piazza contesta a Lotito di non aver acquistato un attaccante…
«Ma non è facile. Ci sono valutazioni astronomiche. Come si fa a spendere 100 milioni per un giocatore? Bisogna anche operare con intelligenza». 
Quanto spese la Lazio di Chinaglia per acquistare Batista? 
«Un milione di dollari. Erano quelli i prezzi dei calciatori. Si poteva arrivare a 1,7 oppure a 2, non di più». 
Brasile favoritissimo per il Mondiale? 
«No, non direi. Il Brasile parte sempre per arrivare in finale. Ma ci sono tante Nazionali in corsa. A cominciare dall’Italia, che può essere la sorpresa. La lezione del 1982 ci ha insegnato qualcosa. E poi penso alla Spagna, all’Argentina, alla Germania». 
La Germania di Klose, centravanti della Lazio. 
«Mi piace molto. E’ un grandissimo giocatore, forte in area di rigore, bravo di testa. Uno così permette alla squadra di crescere. Non è casuale che da quando sia arrivato la Lazio non abbia più perso il derby. Solo la presenza incute rispetto, timore negli avversari. Ricordo i miei derby con una Roma fortissima. Se fermavi Bruno Conti, non potevi stare tranquillo. Erano in quattro o cinque che potevano decidere. Da Falcao a Pruzzo e Di Bartolomei. Il pericolo si avvertiva in ogni zona del campo. Klose è un fuoriclasse, fa la differenza. E permette anche ai suoi compagni di trovare maggiore spazio. Libera gli altri da una marcatura asfissiante». 
Sta per arrivare il prossimo derby di campionato. Chi vincerà? 
«Il mio cuore dice Lazio». 
I derby di Batista? 
«Non l’ho mai vinto, uno però siamo riusciti a pareggiarlo». 
C’è una partita con la Lazio che ricorda in modo particolare? 
«Sì, un pareggio a Marassi con la Sampdoria. Fuori casa era un evento. E alla fine del primo tempo stavamo perdendo 2 a 0. Tutti credevano che avessimo ormai perso. Segnò Calisti a un quarto d’ora dal termine, pareggiai io quando stava per finire la partita. Il presidente Chinaglia era già andato via per rientrare a Roma. Mi telefonò la sera da casa per dirmi che aveva festeggiato in macchina sentendo il gol a Tutto il calcio minuto per minuto». 
Tornerà a Roma tra qualche giorno per essere sepolto nella tomba della famiglia Maestrelli. 
«Ma davvero? Non lo sapevo, ma non faccio fatica a capirlo. Anche ai miei tempi, parlava sempre di Tommaso e di quell’allenatore che gli aveva permesso di vincere lo scudetto. Era come suo padre».

 Corriere dello Sport

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