CDS – Juventus-Lazio, tutte le sfide. Si parte dallo scontro fra presidenti

CDS – Juventus-Lazio, tutte le sfide. Si parte dallo scontro fra presidenti

I Presidenti – Nell’elezione di Beretta il ribaltone: Lotito dentro Agnelli fuori Il vizio, sotto forma di tensione, risale all’origine della nuova Lega e della rielezione di Beretta. Juventus fuori dal Consiglio e schierata all’opposizione, mai successo. Lotito l’anima della governance. «Prima i voti si pesavano, ora si contano. La…

I Presidenti – Nell’elezione di Beretta il ribaltone: Lotito dentro Agnelli fuori
Il vizio, sotto forma di tensione, risale all’origine della nuova Lega e della rielezione di Beretta. Juventus fuori dal Consiglio e schierata all’opposizione, mai successo. Lotito l’anima della governance. «Prima i voti si pesavano, ora si contano. La nuova Lega è di tutti, non ci saranno padroni e vassalli» disse il 19 gennaio. Replica velenosa di Andrea Agnelli. «La Juventus è fuori dalle dinamiche con cui si è costruito questo consiglio e questo governo di Lega. Dinamiche figlie di un continuo mercanteggiare su posizioni e la Juve non ci sta». La polemica è riesplosa alla fine di giugno. La Lazio voleva giocare la Supercoppa a Pechino, onorando il contratto con i cinesi (1,5 milioni di euro più 300 mila di diritti tv garantiti per ogni società). La Juve si era già organizzata per una tournée negli Stati Uniti. Il Consiglio di Lega ha deciso: finale all’Olimpico e incasso (sino a 1,8 milioni) per la Lazio, alla Juve gli spiccioli. Una ripartizione impugnata attraverso ricorso dal club bianconero. «La Juve fattura 250 milioni. Mica litigheremo per le quisquilie» l’osservazione di Lotito. Piccata la risposta di Elkann. Noi lavoriamo, gli altri parlano. Giusto giocare all’Olimpico, ma l’incasso…». Due mentalità opposte, agli antipodi. La Juve ha sempre rappresentato i poteri forti, non solo nel calcio. Lotito è un combattente e sfida i giganti con molti soldi in meno e la forza delle idee.

Gli allenatori – Petkovic maniacale come Conte ma senza top player
Antonio Conte è la Juve. Dopo le fatiche post-calciopoli, ha impresso la svolta. Cultura del lavoro sul campo, direzione tecnica e strategica nelle scelte di mercato e nella costruzione della squadra bianconera. Sono arrivati due scudetti di fila, ora cerca il terzo e spera di andare avanti in Champions. Vladimir Petkovic è la scommessa vinta da Lotito e Tare. Ha ereditato la creatura di Reja e ha aggiunto qualità nel gioco, tirando fuori il massimo dai suoi giocatori. In poche settimane il tecnico di Sarajevo ha sbriciolato la diffidenza da cui era stato circondato al suo arrivo e ha vinto la Coppa Italia, alzando un trofeo nella sua prima stagione sulla panchina biancoceleste. Conte era partito con l’idea del 4-2-4 e si è convertito presto al 3-5-2. Qualità tecnica abbinata a una spiccata fisicità: la Juve ha dominato gli ultimi due campionati. Petkovic aveva spopolato in Svizzera con la difesa a tre e ha plasmato la Lazio con il 4-5-1, da cui difficilmente si allontanerà. Dominare è uno dei suoi verbi preferiti. Se Conte strema i bianconeri sino allo sfinimento con il lavoro atletico, gli allenamenti di Petkovic non sono leggeri. Pragmatici e maniacali, sono due tecnici simili. La differenza risiede nel progetto. Conte chiede i top-player, può solo vincere. Petkovic cercherà l’ingresso in Champions anche attraverso la valorizzazione di alcuni giovani talenti.

Il mercato – Da Biglia a Anderson i biancocelesti hanno speso più della Juve
Due approcci storicamente differenti al mercato, anche in ragione di fatturati molto diversi tra loro, come sempre sottolinea il presidente biancoceleste Lotito. Eppure i numeri dicono che quest’estate la Lazio ha investito più della Juve, che anzi può ancora migliorare il proprio saldo riuscendo a chiudere da qui al 2 settembre cessioni eccellenti come quelle di Matri, Quagliarella e Isla con le quali, magari, finanziarie un colpo a sorpresa.
Partiamo dai conti della Lazio: con circa 25 milioni di euro spesi a fronte del milione e mezzo incassato dal Norwich per il riscatto di Garrido (come da accordi presi un anno fa), si tratta del più grande investimento sul mercato dell’era Lotito. Felipe Anderson (9 milioni), Biglia (8) e Perea (3,8) gli acquisti più cari, ricordando che Novaretti è il colpo a costo zero dell’estate biancoceleste.
A Torino a costo zero è arrivato Llorente, per tutti gli altri la Juve ha speso 44,8 milioni di euro (più 8 di bonus) inclusi i riscatti di Asamoah, Peluso e Gabbiadini (peraltro subito girato alla Samp senza rimetterci un euro). Tevez (9 milioni più 6 di bonus) e Ogbonna (13+2) le operazioni più onerose. Giaccherini al Sunderland (8 milioni) la cessione più importante, contando Gabbiadini, Zaza, Felipe Melo e gli altri, le partenze hanno fruttato 22,35 milioni. Il saldo: spesi 22,45 milioni al netto degli 8 di bonus.

I portieri – Buffon l’icona Marchetti il futuro L’Italia fa ancora scuola
La staffetta di mercoledì contro l’Argentina è la metafora perfetta di ciò che è e che sarà: Buffon e Marchetti, presente e futuro della Nazionale, indiscutibilmente certezze dell’oggi bianconero e biancoceleste. Due generazioni a confronto, una garanzia: nell’epoca del boom dei portieri stranieri, la scuola italiana non tradisce mai. Nel pieno della maturità, Gigi Buffon si è posto nuovi e ambiziosi traguardi: giocherà (per ora) fino al 2015, quando avrà 37 anni e mezzo, guiderà la Nazionale in Brasile e nel frattempo con la Juve darà l’assalto al terzo scudetto di fila e all’unico grande trofeo che gli resta ancora da alzare al cielo, la Champions, dopo aver trionfato in Europa solo con il Parma, conquistando la Uefa. Alla terza stagione in biancoceleste, invece, Federico Marchetti vive il momento migliore della sua carriera: a maggio ha vinto la Coppa Italia, primo successo in carriera, guida con sicurezza un reparto che in estate ha dato grandi risposte in termini di affidabilità ed è semplicemente in grande forma, come ha dimostrato contro l’Argentina. «Non cambio le gerarchie, ma Marchetti è stato bravissimo», ha detto Prandelli. Ma il futuro azzurro è suo, non ci sono dubbi. Dalla staffetta allo scontro diretto, il re contro l’erede al trono, che sfida: per mettere le mani sulla Supercoppa bisogna intanto essere in buone mani. E Juve e Lazio lo sono.

I registi – Da una parte il palleggio collettivo dall’altra il genio Pirlo
La regìa sublime di Pirlo, lo strapotere di Vidal, gli inserimenti di Marchisio. La Juventus ha il centrocampo ideale, a cui può aggiungere la qualità di Pogba, la corsa di Lichtsteiner, l’elasticità di Asamoah. La Lazio proverà a sfidarla con il palleggio e la tecnica dei suoi mediani. Manca un vice Klose e in difesa Biava e Dias restano le certezze, ma Petkovic punterà sullo spessore dei suoi centrocampisti. Lotito e Tare gli hanno regalato Biglia e l’ex playmaker dell’Anderlecht ha impiegato pochissimi giorni per convincerlo. Si sta imponendo con autorevolezza. A Londra il tecnico di Sarajevo ha schierato una formazione con tre registi. Ledesma era il più arretrato, sistemato davanti alla difesa. Biglia fungeva da interno destro e cercava di accompagnare la manovra offensiva, Hernanes partiva dalla posizione di mezz’ala sinistra. Possesso palla, l’arma non troppo segreta della Lazio, che potrà ricorrere anche al dinamismo di Onazi e Gonzalez. Sulle fasce correranno Candreva e Lulic. L’azzurro aveva segnato il suo primo gol in A con la maglia della Juve, il bosniaco torna all’Olimpico dopo la prodezza del 26 maggio nel derby di Coppa Italia. Duello equilibratissimo in mezzo al campo e una sensazione. Alla fine potrebbero essere decisivi i colpi di Hernanes e Vidal, due tra i centrocampisti che segnano di più in serie A.

Gli attaccanti – La fantasia di Carlitos, la solidità di Miroslav. Che duello!
Tevez contro Klose, l’estro sudamericano contro la solidità tedesca, la novità contro la certezza. Per motivi diversi, gli occhi dell’Olimpico saranno tutti puntati sull’Apache e su Miro. Cinque anni dopo la sfida alla Roma in Champions, quando ancora giocava nello United, Tevez torna all’Olimpico, l’unico stadio italiano in cui si sia mai esibito. E’ il colpo estivo dei bianconeri, ma nel precampionato si è fatto desiderare a lungo: mai a segno nelle amichevoli che contavano, ha trovato il gol solo contro i dilettanti valdostani e nella sfida in famiglia di Villar Perosa. E’ a caccia di un acuto per conquistare definitivamente Conte e i tifosi juventini, vuole rompere un digiuno che dura dal 30 marzo scorso, quando siglò l’ultima rete con la maglia del City.
Se Tevez è la novità da scoprire, Klose è la certezza alla quale Petkovic e la Lazio si aggrappano. Attenzione, però, perchè anche il centravanti tedesco si porta dietro qualche motivazione in più. Nella sua lunga carriera non è mai riuscito a fare centro contro la Juve. L’ha sfidata in tutto 7 volte (2 vittorie, 2 pareggi e 3 sconfitte), una con il Bayern Monaco, due con il Werder Brema e quattro da quando è in Italia, tra campionato e Tim Cup (un anno fa, unica vittoria da laziale contro i bianconeri). Una volta, però, ha fatto gol a Buffon: 9 febbraio 2011, Germania-Italia 1-1 a Dortmund, amichevole. Certo, in una finale avrebbe tutt’altro sapore.

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