CDS – Klose show: sulle orme di Piola

CDS – Klose show: sulle orme di Piola

E’ tornato Mito. E’ entrato nella leggenda della Lazio e del calcio italiano, 27 anni dopo Pruzzo, anzi meglio perché i suoi cinque gol sono arrivati tutti su azione, senza l’aiuto di un rigore. C’è chi ci mette un campionato intero a piazzare la cinquina, Klose ha impiegato un’ora di…

E’ tornato Mito. E’ entrato nella leggenda della Lazio e del calcio italiano, 27 anni dopo Pruzzo, anzi meglio perché i suoi cinque gol sono arrivati tutti su azione, senza l’aiuto di un rigore. C’è chi ci mette un campionato intero a piazzare la cinquina, Klose ha impiegato un’ora di partita con il Bologna prima di uscire con la standing ovation dello stadio Olimpico. Tutti in piedi ad applaudirlo. Dev’essere stato un segno del destino. Nei palchetti della tribuna Monte Mario, invitata dalla società biancoceleste, era seduta Paola Piola, la figlia del mitico Silvio, il centravanti italiano più grande di tutti i tempi, ex laziale. Lo ha applaudito anche la signora Piola. Petkovic ha sostituito Klose poco dopo il ventesimo della ripresa per risparmiarlo e così è sfumata la possibilità di agganciare il record assoluto. Già, perché in serie A soltanto due grandissimi sono stati capaci di realizzare 6 gol in una partita: non si può definire impresa quella riuscita a Omar Sivori il 10 giugno 1961 (Juventus-Inter 9-1) perché in campo c’era la Primavera nerazzurra. Altrimenti bisogna risalire al 28 ottobre 1933 e alla cinquina di Silvio Piola (Pro Vercelli-Fiorentina 7-2), che pochi mesi dopo si sarebbe trasferito alla Lazio.

UNICO – Si sprecano i titoli. Klose dell’altro mondo. Klose uber alles, per dirla alla tedesca. E’ tornato Mito, giocando sul suo nome. E’ entrato nel Mito perché è il primo giocatore nella storia della Lazio ad aver realizzato cinque gol in una partita ufficiale. Neppure Piola ce l’aveva fatta. Un’impresa da album dei primati. Meglio di Chinaglia, di Giordano, di Signori e di tanti grandissimi altri attaccanti che hanno indossato in passato la maglia biancoceleste. Simone Inzaghi, oggi apprezzato tecnico degli Allievi Nazionali, calò il poker in Champions League contro l’Olympique Marsiglia (stagione ‘99/2000). Impresa realizzata in campionato soltanto da Gigi Casiraghi (Lazio-Fiorentina 8-2 nel marzo ‘95) e da Joao Fantoni (Lazio-Modena 9-1 del 1932). Si tratta ovviamente delle vittorie più larghe mai registrate nella storia ultracentenaria del club biancoceleste. E il nome di Klose richiama alla mente anche l’ultimo 6-0 andato in scena allo stadio Olimpico. Non è passato tanto tempo e guarda caso si trattava del suo esordio con la Lazio in una partita ufficiale. Neppure sono passati due anni. Era il 18 agosto 2011, andata dei play off di Europa League per la squadra allenata da Edy Reja. Travolti i macedoni del Rabotnicki Skopje: Klose segnò l’ultimo gol, il suo primo in biancoceleste, dopo Hernanes, Mauri, la doppietta di Cisse e Rocchi.

BOTTINO – E’ tornato Mito, proprio in tempo per avvicinarsi alla finale di Coppa Italia e spaventare la Roma, che ha già piegato tre volte (segnando 2 gol) e con cui non ha mai perso. E’ tornato Miroslav “Mito” Klose dopo quattro mesi di astinenza. Non segnava da 141 giorni. Un’eternità per un attaccante abituato a entrare con regolarità nel tabellino dei marcatori. Il tedesco non faceva gol dal 15 dicembre 2012, quando stese l’Inter con una zampata negli ultimi minuti. Quei gol tanti attesi, soprattutto nei due mesi in cui è mancato alla Lazio, sono arrivati tutti insieme. Come una grandinata capace di abbattere il Bologna, già in vacanza. Klose è salito in un colpo solo da 10 gol a quota 15 in 26 partite di campionato e ha aggiustato i suoi conti, appena scalfiti nell’ultimo periodo. La cinquina di ieri gli ha permesso di stabilire il suo nuovo record in serie A. Nella passata stagione, complice lo stiramento che gli impedì di giocare negli ultimi tre mesi e di partecipare alla volata per la Champions, si fermò a 13 reti. In due anni ha realizzato 28 gol in 53 presenze di serie A, alla media di uno ogni due partite. Niente male per un fuoriclasse di quasi 35 anni. Lotito e il ds Tare se lo potranno godere e gestire sino al giugno 2014. Dopo il Mondiale in Brasile, ultimo appuntamento di una carriera da stella, Miroslav potrebbe smettere. Questa, per ora, è l’idea.

Corriere dello Sport

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