CDS – La Lazio è niente? Ma la vittoria è reale

CDS – La Lazio è niente? Ma la vittoria è reale

Ieri, dopo aver letto l’ennesimo parere di sponda romanista, mi sono avvicinato allo specchio con un certo timore, con la paura di non vedere alcun riflesso, come a volte accade alle streghe cattive nelle favole dei fratelli Grimm. E invece c’ero, ero proprio io. Ma allora, ho pensato, i laziali…

Ieri, dopo aver letto l’ennesimo parere di sponda romanista, mi sono avvicinato allo specchio con un certo timore, con la paura di non vedere alcun riflesso, come a volte accade alle streghe cattive nelle favole dei fratelli Grimm. E invece c’ero, ero proprio io. Ma allora, ho pensato, i laziali esistono, non sono «niente» come dice Totti o «nessuno» come amabilmente ironizza Giancarlo Dotto, non siamo un parto della nostra fantasia; allora il derby del 26 maggio scorso si è giocato davvero. E ha vinto la Lazio. E sarà la Lazio a giocare in Europa. E sarà la Lazio ad affrontare la Juventus nella Supercoppa.
Sì, scrollata la paura sono rientrato in quella specie di bolla delle felicità nella quale noi “niente e nessuno” galleggiamo da un paio di settimane. Senza schiamazzi, senza dare nell’occhio perché siamo di meno, è vero, molti di meno rispetto ai cugini; e siamo più contenuti, più sobri di loro che ad ogni piccolo successo (tanto tempo fa, ricordate?…) ci rimbambiscono con mesi di caroselli, di bandieroni, di verniciature su ogni muro della città.
Siamo contenuti perché siamo pochi e più abituati a vincere. E siamo anche diversi: invece delle ubriacature urbane godiamo di piccoli e più sottili piaceri. Per esempio di alcune indimenticabili dichiarazioni post-derby. Come quelle di Pallotta:«Il progetto continua». Guai se si interrompesse. O quelle dell’imprudente Marquinhos proprio a questo giornale: «Il meglio deve ancora venire!». E’ una promessa ai laziali o una minaccia ai romanisti? Per ultima quella della signora Sensi a proposito di una presunta origine meticcia della Lazio.
Questo derby non finisce mai e non importa che a noi “niente e nessuno” scarseggi la fantasia, ci pensano i nostri rivali a tenerci… allegri riempiendo ogni giorno la propria rete di autogol: l’allenatore che viene e non viene, i giocatori che vanno e non vengono, i dirigenti che vanno. Qualche turbamento “niente e nessuno” devono averlo provocato nella psiche giallorossa se di fronte alla sconfitta la Roma reagisce con la negazione del nemico, col buio oltre la siepe. Sul tema Lotito, che da Socrate a Kierkegaard un po’ di filosofia ne mastica, potrebbe fornirci qualche lume.
Quel che è avvenuto all’Olimpico il 26 maggio scorso e quel che successivamente è accaduto e tuttora accade è la sua vittoria, non possono negarlo neanche i vecchi e sempre più sparuti contestatori: maturata, evoluta e connotata con le sue scelte e lo stile imposto (i famosi tre parametri). E’ la propria tesi di laurea, perché nessun altro successo, che pure figura nella sua bacheca, resterà inchiodato come questo nella storia ultracentenaria della società e brucerà tanto a lungo nell’anima dei rivali.
Adesso viene il difficile. Il “laureato” dovrà mettere a frutto i suoi studi, cominciare a vivere da “grande”. Problemi di staff societario non ne ha perché la società è Lotito con la preziosa appendice di Igli Tare (scopritore di talenti, giocatori e allenatori, come pochi) e basta. Abbiamo invocato per anni un corpo dirigenziale più ampio, ma forse ha ragione lui: un uomo con un “ego” così espanso ha bisogno soltanto dei propri consigli.
La squadra è ben composta e ben diretta. Il mercato ci dirà se potrà aspirare a posizioni migliori e continuare a mantenere salda la leadership cittadina. Cosa? La Roma la sopravanza di un punto in classifica? Non ho sentito. Non ho sentito niente e nessuno.

Corriere dello Sport

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