CDS – La protesta non si ferma

CDS – La protesta non si ferma

CORRIERE DELLO SPORT ROMA – La protesta non si ferma e la Lazio dovrà scalare un’altra montagna. Battere l’Atalanta e lanciare la rincorsa alla qualificazione in Europa League nell’Olimpico semi-deserto. Sarebbe quasi meglio giocare in trasferta. Il fattore campo non esiste più, oppure esiste solo a favore di chi affronta…

CORRIERE DELLO SPORT

ROMA – La protesta non si ferma e la Lazio dovrà scalare un’altra montagna. Battere l’Atalanta e lanciare la rincorsa alla qualificazione in Europa League nell’Olimpico semi-deserto. Sarebbe quasi meglio giocare in trasferta. Il fattore campo non esiste più, oppure esiste solo a favore di chi affronta la squadra biancoceleste. E’ un dato di fatto, è l’esito della contestazione a Lotito, da qualsiasi punto di vista si voglia guardare cosa sta succedendo intorno alla Lazio. Legittimo il diritto di fischiare o di non presentarsi allo stadio, legittima la teoria opposta nel tentativo di restare accanto ai giocatori, a Reja, esercitando il diritto di vedersi la partita con l’Atalanta, perché è stato acquistato un biglietto oppure (l’estate scorsa) un abbonamento. I tifosi proveranno a contarsi, rischiando una spaccatura forte ma inevitabile tra chi porta avanti una campagna anti-Lotito oppure è semplicemente contrario all’attuale gestione (e non si è ancora capito con quali fini o benefici) e quanti, invece, non hanno intenzione di rinunciare ad applaudire la squadra di Reja, reduce dal colpo di Firenze, dalla beffa di Sofia e dal successo sul Sassuolo, altra vera impresa per le condizioni ambientali in cui è maturata.

DUEMILA – Su un punto, almeno, potranno essere tutti d’accordo. Quei pochi che entreranno allo stadio Olimpico tiferanno per novanta minuti e solo per la Lazio. Mancherà il sostegno e l’appoggio della Curva Nord, di solito determinante. Hanno invitato l’intero popolo biancoceleste a disertare l’Olimpico. Ieri pomeriggio erano stati venduti duemila biglietti, di cui solo 30 in Curva Nord, dove regnerà il vuoto assoluto. La differenza potranno farla i 22.901 abbonati. In quanti si presenteranno allo stadio? Un dato veritiero sarà possibile averlo dalla Zucchetti, l’azienda che per conto del Coni controlla i tornelli dell’Olimpico, soltanto nella giornata di lunedì. Una parte importante, in un senso o nell’altro, potrebbe essere fatta dai Distinti, dove ci sono tantissime famiglie. I dati ufficiali riassumono la distibuzione degli abbonamenti, così suddivisi: 4700 in Curva Nord (di cui circa 800 tessere Cucciolone), 3800 nei Distinti Nord Ovest (con 1600 Cucciolone) e 3500 nei Distinti Nord Est (1500 Cucciolone). In tribuna Tevere, per l’attuale campionato, la Lazio ha venduto 6500 abbonamenti (con 2900 tessere Cucciolone) e altri 1500 in Monte Mario. La società biancoceleste conta di registrare una maggiore affluenza nei settori centrali dello stadio.

 

 

 

 

QUANTI ABBONATI? – Il colpo d’occhio, è inevitabile, sarà desolante. Si rischiano meno di diecimila presenze all’Olimpico. Significherebbe appena un terzo rispetto alla normalità. In questo campionato la Lazio ha fatto registrare una presenza media (tra paganti e abbonati) di 28-30 mila spettatori a partita. Domenica 23 febbraio, per il posticipo con il Sassuolo, allo stadio Olimpico si erano presentati 39.935 spettatori, di cui 16.689 paganti. L’apice della contestazione a Lotito, colorata attraverso i cartelli “Libera la Lazio”, non aveva superato la soglia dei quarantamila. D’altra parte l’Olimpico biancoceleste faticava a riempirsi anche in altre epoche quando si affrontavano Arsenal o Real Madrid in Champions, ma ci sono state circostanze in cui si è arrivati ai settantamila (con il Porto gestione Longo oppure per lo storico Lazio-Vicenza del 1987 per evitare la serie C), un sogno realizzato da Delio Rossi per la finale di Coppa Italia con la Samp. Il calcio sta cambiando, ma la passione no, è quella di un tempo. E allora Lotito, chiamato ad allestire una squadra più competitiva nella prossima stagione, dovrà riflettere davvero su come riconquistare la sua gente. Tutta. E senza divisioni.

 

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