CDS – La scalata di Reja l’Europa a 5 punti

CDS – La scalata di Reja l’Europa a 5 punti

CORRIERE DELLO SPORT ROMA – L’Europa si vedeva col binocolo, ora è all’orizzonte, il quinto posto dista cinque punti. La salita è il suo pane, la sua bandiera. Era un ragazzo, in bici scalò lo Zoncolan, la montagna più dura di tutte perché «non vedi mai la cima» . Partenze…

CORRIERE DELLO SPORT

ROMA – L’Europa si vedeva col binocolo, ora è all’orizzonte, il quinto posto dista cinque punti. La salita è il suo pane, la sua bandiera. Era un ragazzo, in bici scalò lo Zoncolan, la montagna più dura di tutte perché «non vedi mai la cima» . Partenze in salita e arrivi al traguardo, le specialità di Edy Reja. Tutto, per lui, spesso è iniziato tra le macerie. Nel 2010 prese la Lazio terzultima, la riportò in cima e in Europa nel giro di un anno. E non parliamo del Napoli, percorso ardito e risalita. Le strade, il corridore Edy, le percorre superando gli ostacoli, evitando le buche, cadendo (a volte), rialzandosi (sempre). Nel 2014 ha dato un’altra scossa folgorante, i numeri testimoniano l’uscita dal tunnel. La Lazio è tornata squadra perché Reja ha ricompattato il gruppo e l’ha rimotivato, ha trasmesso grinta, ha lavorato su menti, spirito e corpi. Il clima-polveriera aveva annacquato il furore, i muscoli erano in panne, la tattica era un rebus, i mali erano cronici. C’è ordine e foga oggi in campo.

LA SCALATA – L’appetito è venuto digiunando. La scalata di Edy è certificata dalla classifica e dal rendimento offerto nelle ultime quattro giornate. Reja ha preso la Lazio a -11 punti dall’Europa (regalino di Petkovic…), è salito in sella a gennaio, ha schienato l’Inter, ha sfiorato il colpaccio a Bologna, ha sbancato Udine, ha fermato la Juve. Il totale fa otto punti e se Klose non avesse sparacchiato quel tiro al Dall’Ara il bottino sarebbe stato più corposo. Reja ha sgranocchiato il vantaggio alle rivali, nelle difficoltà è abituato così: parte dietro tutti, in sordina, non dà nell’occhio e in volata beffa i vincitori annunciati. Lunga è la strada europea, certo. Il primo a non illudersi è lui, ma non smette di crederci. Servono alcuni calcoli in prospettiva considerando il pass offerto dal campionato (la vittoria della Coppa Italia garantisce la qualificazione): il Milan è a quota 28 con la Lazio (il blitz di Cagliari ridà speranza ai rossoneri), davanti ci sono Verona, Parma e Torino a quota 32, poi Inter (33) e Fiorentina (41). Nerazzurri e viola occupano il quinto e quarto posto. Il sesto posto varrà l’Europa solo in base all’evoluzione della Coppa Italia e della semifinale tra Udinese e Fiorentina.

 

IL RAFFRONTO – Reja versione 2010, Reja versione 2014, trovate le differenze. Quando subentrò a Ballardini collezionò quattro punti nelle prime quattro uscite (una vittoria, un pareggio, due sconfitte), ha fatto meglio all’inizio del mandato-bis. Il raffronto può essere allargato confrontando le partenze registrate nel 2010-11 e nel 2011-12, sono le stagioni che hanno visto protagonista Edy dalla prima giornata. Nel 2010-11 dopo quattro giornate aveva 7 punti, nel 2011-12 i punti erano 5. La Lazio ha dato segni di risveglio, l’orgoglio ritrovato ha spinto i biancocelesti a moltiplicare le forze. Il campionato laziale fino a poco tempo fa era senza pronostico, anzi le previsioni propendevano verso il basso. Reja ha riportato speranza, ma sarebbe ipocrita pensare a grandi traguardi. L’Europa, seppur vicina, resta lontana e il calendario moltiplicherà gli impegni d’ora in poi. Le difficoltà sono sparse sul cammino e dovranno essere affrontate. Edy ha rigenerato uomini che s’erano persi, si sono svegliati d’incanto e cresceranno ancora, sa lavorare con cavalli e alfieri.

 

L’AIUTO – La scalata di Reja è destinata a continuare, per renderla meno complicata servirebbero innesti pronti per l’uso, di sicuro affidamento. Lotito ha indovinato l’acquisto dell’allenatore, ora batta un colpo sul mercato: «Se uno ha una Ferrari e non la sa guidare… Il nostro problema finora era stato il manico della scopa» , ha detto sabato sera senza mai nominare Petkovic, il riferimento non era casuale. La Ferrari sarebbe la Lazio, il paragone forse è un po’ azzardato, lo sa anche il patron, ma la battuta tagliente è valida. A Reja una vera Ferrari chiavi in mano non l’hanno mai data, l’avrebbe meritata. Lui è abituato a saltare in sella alla bici, alla bersagliera.
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