CDS – «Lazio, tre obiettivi in uno»

CDS – «Lazio, tre obiettivi in uno»

L’onore di alzare al cielo la Coppa spetta al capitano. E’ il prescelto, è il primo a prenderla, a tenerla in mano, a farsi abbagliare dalla sua luce mentre la bacia. Nel 2009 toccò a Rocchi e Ledesma, la consegnarono a loro, la alzarono in tandem. Mauri, il capitano di…

L’onore di alzare al cielo la Coppa spetta al capitano. E’ il prescelto, è il primo a prenderla, a tenerla in mano, a farsi abbagliare dalla sua luce mentre la bacia. Nel 2009 toccò a Rocchi e Ledesma, la consegnarono a loro, la alzarono in tandem. Mauri, il capitano di oggi, sogna il podio, che giochi o non giochi dall’inizio vuole esserci sul primo gradino: «E’ la partita più importante della mia carriera, ho giocato altre finali di Coppa con la Lazio, ma questa, per ciò che riveste a livello locale e italiano, è storica. Lo è per Roma e per l’Italia, un Roma-Lazio così non s’è mai visto» . La tensione è forte, ti toglie il fiato, bisogna saperla gestire:«Come si prepara una partita così? Non bisogna essere troppo tranquilli, c’è parecchia tensione, va gestita e trasformata in carica positiva, bisogna sfruttarla in campo» . E’ una finale unica, dal valore triplo, scriverà una pagina di storia incancellabile: «Vincere un trofeo è importante, ti dà la possibilità di partecipare alla Supercoppa e di entrare in Europa League» .

IL 2009 – Mauri c’era nel 2009, ma la finalissima contro la Sampdoria la guardò dalla panchina: «La squadra di oggi è più forte rispetto a quella, l’ha dimostrato nei campionati scorsi e in quello appena concluso» . Dalla Sampdoria di Mazzarri alla Roma di Andreazzoli, è tutta un’altra finale: «Rispetto al 2009 cambia l’avversario, sarà una partita strana, una finale-derby da disputare a Roma. Ci sono molte pressioni, è una gara difficile da affrontare, dovremo giocarla anche per tutto l’ambiente che ci circonda. Sarà più difficile scendere in campo e disputarla, ma so che la Lazio è pronta. Abbiamo preparato bene il match, andremo in campo con la convinzione di potercela fare» . Dentro la Coppa c’è tutto, onore, ambizione, supremazia cittadina, Europa. La Lazio era partita a razzo, ha chiuso male l’annata: «Le ambizioni erano alte, ci sono stati dei momenti negativi, potevamo fare meglio. Resta questa finale, è da vincere, permette di raggiungere tre obiettivi in uno» . I bilanci si faranno domani, il capitano, in caso di sconfitta, non butterebbe tutto: «Eravamo vicini alla Juve al termine del girone di andata, per una serie di motivi le cose sono andate un po’ male, siamo anche usciti dall’Europa League. La finale può raddrizzare la stagione, ma non va buttato ciò che è stato fatto» .

 

LE CONDIZIONI – Mauri non sa se giocherà, farebbe di tutto per esserci: «Sono guarito, sto bene, mi sono curato all’estero per rientrare nelle ultime partite» . Gli è stato chiesto se sarà in campo, accanto a lui nella sala conferenze dell’Olimpico c’era Petkovic, deciderà il tecnico: «Sono a disposizione, qui c’è il mister, forse la domanda andava rivolta a lui…» . La Lazio sa dove colpire la Roma e sa quali errori andranno evitati: «Conosciamo i punti di forza della Roma e i punti deboli nostri, dirli qui non è il caso» . Sarà un derby eterno, sia uno spettacolo, comunque andrà: «C’è tanta attesa, spero sia uno spettacolo in campo e che rimanga tale fuori senza che si verifichino eventi spiacevoli. Roma e i tifosi romani, laziali e romanisti, devono dimostrare di essere grandi, gente civile e tranquilla» . Il ritiro di Norcia, l’aiuto del mental coach, gli effetti sono stati benefici: «Il mental coach è una figura importante, tante sfumature non si conoscono, avere una persona che ti insegna a gestirle è utile. E’ un lavoro lungo, va affrontato passo dopo passo, ci ha dato una mano e ce la darà anche in futuro» . La conferenza stampa s’è aperta con la domanda di un giovane calciatore, rappresentava le squadre degli oratori che oggi scenderanno in campo prima dei big. Il piccolo ha chiesto un consiglio, e Mauri: «Divertitevi, è questo il consiglio. Il calcio rimane un gioco, un ragazzo deve divertirsi con gli amici, poi viene il resto…» .

 

Corriere dello Sport
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