CDS – Lulic ferma il tempo, vuole rifare la storia

CDS – Lulic ferma il tempo, vuole rifare la storia

Il tempo l’ha segnato: le 19.27 del 26 maggio 2013. Ci sono minuti che non passano mai, restano conficcati nella storia. Senad Lulic è quello che non doveva esserci nella galleria del tempo perché nella migliore delle ipotesi avrebbe dovuto cedere il passo agli altri, ai campioni più celebrati. E…

Il tempo l’ha segnato: le 19.27 del 26 maggio 2013. Ci sono minuti che non passano mai, restano conficcati nella storia. Senad Lulic è quello che non doveva esserci nella galleria del tempo perché nella migliore delle ipotesi avrebbe dovuto cedere il passo agli altri, ai campioni più celebrati. E invece no, è diventato lui l’imprendibile, d’improvviso. Tutta la Lazio gli corre dietro da tre mesi, prova a raggiungerlo per abbracciarlo e riabbracciarlo. Nascita e vita di un nuovo re: lo chiamano in tutti i modi, non smettono di cantare il suo nome e i suoi nomignoli. Lulic, l’eroe. Lulic, il sindaco. Lulic, il più amato dai laziali, il più cercato e fotografato. Vive assediato, ma non s’è fatto consumare dal delirio. Il popolo della Lazio lo adora, tutti i biancocelesti vorrebbero essere Lulic, sono devoti a Senad. Lo ringraziano per il regalino, per averli portati sul podio di Roma, gli chiedono nuovi trionfi.

IL BIS – Le 19.27 del 26 maggio 2013, quel minuto, tradotto calcisticamente, si scrive Lulic 71’. Il minuto del gol alla Roma diventerà presto un marchio d’abbigliamento (capi firmati Senad) e sarà ricordato in ogni partita e in ogni derby, è l’idea dei tifosi. Si riparte da Lulic: stessa pista, quella dell’Olimpico, nuovo avversario, la Juventus. Perché no? Proverà di nuovo ad infilare il vento, a ribucare la rete, a rialzare una Coppa al cielo, anzi una Supercoppa. Lulic, numero 19, minuto 71, l’idea di indossare un logo (non più una maglia) l’ha sfiorato più volte, l’ha tentato ai limiti della seduzione. Senad s’era informato sulle modalità che regolano il cambio della casacca per la finale con la Juventus, alla fine ha riscelto di tenere il numero 19, quello portafortuna: «Ho preso in considerazione questa ipotesi suggestiva, ammetto che sono stato anche tentato dal cambiare. Ma il 19 mi ha portato bene in questi anni e ho deciso di continuare, ne sono molto affezionato. Il 71 resterà per sempre anche nella mia mente», spiegò in ritiro.

LO SPRINT – Lulic ci sarà stasera, l’accesso alla Supercoppa riconduce al gol dei gol. Lulic rimetterà piede sulla fascia che l’ha condotto nella storia, tornerà a puntare (nel primo o nel secondo tempo) quella porta trafitta, quella rete bucata. Non ci sarà Lobont tra i pali, ci sarà Buffon, la sagoma non lo spaventa. Lulic e la Juve, una storia immaginata dai dirigenti bianconeri, una fantasia che Lotito ha spento sul nascere, non c’è stato spazio per trattare. Lulic è della Lazio, Lulic non si tocca. Potete provare a prenderlo, vi sfuggirà. Quando parte, quando attiva il turbo, è difficile che la marcia gratti. Ginocchia alte e via verso il traguardo, così corre Senad. Viaggia sulle traiettorie che più gli piacciono, non frena neppure se gli fanno male i piedi, neppure se è morso dai crampi. Lulic va veloce senza accorgersene. Ferma il tempo, segnandolo.

 

Corriere dello Sport
0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy