CDS – Nella rinascita la corsa di Antonio e i piedi di Onazi

CDS – Nella rinascita la corsa di Antonio e i piedi di Onazi

Sta tornando tutto al posto giusto: capita quando la Lazio si rappresenta come un’aristocrazia dello spirito. E in questo maggio di abbondanti raccolti, davvero propedeutici al botto antiromanista fra nemmeno quindici giorni, viene perfino voglia di metabolizzare le contemporanee bravate dei friulani che, forse, almeno in classifica, ci sfileranno ancora…

Sta tornando tutto al posto giusto: capita quando la Lazio si rappresenta come un’aristocrazia dello spirito. E in questo maggio di abbondanti raccolti, davvero propedeutici al botto antiromanista fra nemmeno quindici giorni, viene perfino voglia di metabolizzare le contemporanee bravate dei friulani che, forse, almeno in classifica, ci sfileranno ancora l’hit-parade europea. Nell’attesa deve soccombere l’indimenticabile Delio Rossi, quello che della panchina biancoceleste aveva fatto un palcoscenico; quello che i festeggiamenti allo stadio non raddolciscono, mentre pure Brocchi se ne va applaudito, dopo una laboriosa carriera da mediano. Ecco il prologo appeso ad una vicenda dove le sei variazioni proposte dall’allenatore doriano per sostenere meglio l’urto contro il suo passato, sembrano semplificare le intese dei lotitiani, particolarmente squassanti sulla corsia Gonzalez-Candreva, non appena arrivano i rifornimenti dall’altro versante. Facile spaccare presto gli equilibri, nonostante il vantaggio propiziato dal nostro corri-Antonio-corri in un’accelerazione rintuzzata in corner, preveda dettagli fortunosi, da gol in comitiva, causa la sbadata contraerea. Che lascia via libera all’esecuzione sporca di Klose cui s’aggiunge il ginocchio correttivo di Floccari per gli abbracci. Ciò significa procedere in discesa, amministrando una superiorità incardinata nel possesso palla e sublimata dallo strapotere fisico di Onazi. Inutile ammaccare Radu e assaltare l’accoppiata Biava-Cana con il minimo sindacale di Icardi, spesso ignorato dal dribblomane Sansone. E non importa se Floccari omette di piazzare il ko in un paio di occasioni, innescato da Klose e Onazi. Né spaventa la deviazione di Cana, che si squaderna a frantumare sulla traversa l’unico lampo del giovane argentino, rianimato in mischia dal retropassaggio del suo partner. Avvampano di rimessa le ispirazioni laziali scaturite dagli inevitabili errori dei distributori all’opposizione. Il 2-0 di rigore diventa ineluttabile senza che le sostituzioni cambino la trama, senza drenare spaventi. Così quelli di mastro Vlado lasciano giocare per vie orizzontali e poi colpiscono non appena Ledesma, subentrato al trafelato Hernanes, accende Klose per l’assist a benificio di Onazi su cui frana Gastaldello. La palombella tottiana di Candreva dagli undici metri è il fermaglio chic da raccontare nelle scuole calcio. Giù il sipario.

Corriere dello Sport

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