CDS – Per il derby serve normalità e non effetti speciali

CDS – Per il derby serve normalità e non effetti speciali

Ora il rischio che la Lazio deve evitare è l’eccesso di ottimismo. Perché la Roma non è il Chievo e il derby è una partita complicata e imprevedibile. Vlado Petkovic attendeva risposte utili. Le ha avute, nel bene e nel male. Perché quella vittoria con la squadra veneta va letta…

Ora il rischio che la Lazio deve evitare è l’eccesso di ottimismo. Perché la Roma non è il Chievo e il derby è una partita complicata e imprevedibile. Vlado Petkovic attendeva risposte utili. Le ha avute, nel bene e nel male. Perché quella vittoria con la squadra veneta va letta in tutte le sue parti. L’inizio decisamente contraddittorio, addirittura complicato in alcuni casi; il finale trionfale, agevolato da quei cinque minuti in cui Klose e compagni hanno provveduto con due «lampi» a chiudere i giochi. Ma in questi casi, conta più la lettura degli aspetti negativi che l’esaltazione di quelli positivi. Tanto per cominciare, quella confusione tattica che è stata evidente nei primi minuti. Il fatto è che Petkovic quest’anno voleva cambiare il copione, nella speranza di rendere più efficace il gioco offensivo. In questa ricerca, la squadra ha finito per smarrire la vecchia identità. 

Da questo punto di vista, quei primi minuti (pur caratterizzati dal gol del vantaggio) sono stati significativi: la Lazio faticava a trovare una sistemazione in campo, stordita probabilmente dai troppi «messaggi» ricevuti nel corso del lavoro settimanale. Ma tra a un assetto che funziona seppur in maniera parzialmente soddisfacente e un altro che forse in futuro potrà essere più efficace ma che al momento regala solo incognite, è evidente che la scelta è obbligata. Il ritorno al modulo dell’anno passato, dopo quei primi minuti di confusione, ha consentito alla Lazio di ritrovare qualche certezza e di superare quella sorta di psicologico stato di incertezza che annebbiava la mente e rendeva più pigri i muscoli. Spostando Cavanda, poi, Petkovic ha completato l’opera mettendo in campo la squadra in maniera più razionale, condizione sufficiente per superare il Chievo. Ora il tecnico bosniaco deve solo prendere atto della situazione: con il modulo più consolidato, più conosciuto, più familiare per i suoi giocatori, le cose vanno meglio. Quando le incertezze sono tante, meglio affidarsi alle soluzioni più consuete, meglio fermarsi con gli esperimenti. Vlado ci ha provato ma i risultati non sono stati quelli sperati. I nuovi devono ancora integrarsi e capire il calcio italiano, i vecchi danno maggiori certezze. Forse la «rosa» non garantisce le soluzioni tattiche giuste per realizzare quella rivoluzione che il tecnico bosniaco aveva in animo. E allora, con il derby alle porte, restare abbarbicati alle antiche sicurezze può essere utile. Per gli esperimenti c’è sempre tempo anche perché, nel frattempo gli infortuni hanno ridotto e complicato le scelte. La normalità, in certi casi, è una risorsa e Petkovic l’anno passato le cose migliori le ha fatte quando ha evitato di cadere nella tentazione di stupire con gli effetti speciali.

Corriere dello Sport

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