CDS – Petkovic: «Noi più squadra io il più felice ma ora devo pensare»

CDS – Petkovic: «Noi più squadra io il più felice ma ora devo pensare»

E’ entrato nella storia, nella leggenda del derby. Diventerà immortale, come gli avevano promesso quei tre ragazzi della Curva saliti mercoledì nel ritiro di Norcia. Ha finito festeggiando con il popolo biancoceleste, che l’aveva accolto come un re dal primo giorno. Loro cantavano, lui rispondeva con i pugni. Portato in…

E’ entrato nella storia, nella leggenda del derby. Diventerà immortale, come gli avevano promesso quei tre ragazzi della Curva saliti mercoledì nel ritiro di Norcia. Ha finito festeggiando con il popolo biancoceleste, che l’aveva accolto come un re dal primo giorno. Loro cantavano, lui rispondeva con i pugni. Portato in trionfo, con l’aquila Olympia sotto la Nord. E’ stata la Coppa Italia di Vladimir Petkovic, capace di risollevare la Lazio con il suo entusiasmo contagioso. Era una squadra depressa dopo la sconfitta di Trieste e il settimo posto in campionato. Ieri sera ha steso la Roma, ha concluso alla grande una stagione da protagonista, centrando l’ingresso ai gironi di Europa League e portando nella bacheca di Formello il tredicesimo trofeo nella storia centenaria della società. Un premio meritato, undici mesi di lavoro suggellati da una partita fantastica. Orgoglio e coraggio, pressing e organizzazione tattica, capacità di soffrire nei momenti più critici e di tornare fuori dopo l’infortunio di Ledesma e il modulo ritoccato con l’ingresso di Mauri. E’ stato il capolavoro di Petkovic, che si è commosso. Era in lacrime, ha abbracciato e ringraziato ognuno dei suoi giocatori, è andato a salutare anche la Roma come fanno i signori. Perché così si era fatto apprezzare subito, appena arrivato dalla Svizzera da sconosciuto, umile e ambizioso profeta della panchina.

TRIONFO – Il 30 maggio 2012 salvava il Sion ai play out e salutava la Super League, firmando un biennale con la Lazio. Ha vinto subito. Come Eriksson nel ‘98 e chissà che non abbia appena aperto un ciclo. La prima stagione italiana chiusa in trionfo dopo 57 partite ufficiali e un cammino lunghissimo. «Sono molto soddisfatto, soprattutto per i ragazzi che hanno lavorato bene e meritavano questo successo. Complimenti anche alla Roma, mi dispiace per loro, ma sono orgoglioso dei miei, adesso abbiamo l’Europa davanti a noi» ha raccontato Vlado. Ci ha sempre creduto. «Lo sapevo che questo lavoro sarebbe tornato, abbiamo vinto e meritato la Coppa Italia. Non eravamo brillantissimi, ma concentrati per vincere. Questa era la 57esima e ultima partita, non era facile» ha spiegato in campo. Più tardi, però, ha agitato la Lazio. Ha lasciato in sospeso le risposte sul suo futuro. E’ sotto contratto, ha bisogno di parlare a fondo con i dirigenti. Lo farà con una posizione di forza. «Non ho mai detto che sarebbe stata una stagione deludente in caso di sconfitta, non era questo il senso, certo non sarebbe stata così felice e viva dopo questa vittoria. Bravi i ragazzi per come hanno interpretato e condotto la partita. Meritatissima vittoria. Siamo stati più squadra della Roma, sono orgoglioso della mia squadra, guardiamo ad un futuro più sereno» . Il suo bilancio è positivo: « Il punto di partenza era 10-11 mesi fa, abbiamo costruito qualcosa di importante, s’è visto in larga parte del campionato e in Europa. Vincere un trofeo non succede tutti gli anni» . Cosa chiederà alla società? «Ora chiederò dove andiamo a mangiare, sono stanco di pensare troppo» . Umile e ambizioso. «Resto lo stesso Petkovic arrivato 10 mesi fa che ha intenzione di rimanere a lungo, imporsi e affermarsi nel calcio italiano». Si spera con la Lazio. Petkovic ha aggiunto un punto interrogativo. Non ha risposto. «Ora torno a Formello per festeggiare, tutti altri pensieri non sono opportuni» . Altra domanda sul tema. «Ho un contratto di un altro anno, di tutto il resto se ne parlerà, dovremo analizzare. Si poteva perdere e magari mi mettevano in discussione oppure mi mettevate voi in discussione. Forse mi metto io in discussione. Devo fare tutti questi pensieri» . Ha voglia di restare, ma anche di parlare e di confrontarsi bene con Lotito. Costruire una Lazio da Champions non sarà facile. «Domanda difficile, vedendo le altre squadre cosa stanno comprando. Sono sempre ottimista, le mie squadre cercheranno di ottenere sempre il massimo».

SVOLTA – Dopo due finali di Coppa Svizzera perse con Lulic, il suo pupillo gli ha regalato il trionfo con la Roma: «Sono contento per lui e per me. Alla terza ci siamo riusciti. Dedico questo successi a tutti quanti ci hanno dato una mano per questo raggiungere questo risultato. E alla mia famiglia, che mi aiuta nei momenti difficili» . Ha capito di poter battere la Roma sabato all’ora di pranzo a Formello. «Anche durante il ritiro di Norcia abbiamo fatto un grande lavoro, che è continuato a Formello. Ci ha aiutato anche il pranzo di ieri con le famiglie, siamo stati 3-4 ore con i nostri cari, è scattato qualcosa di bello e di importante, la squadra ha cominciato a respirare insieme, si è visto durante la partita» . E’ la notte più bella. « Sì, la soddisfazione più grande della carriera».

Corriere dello Sport

 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy