CDS – Quelli che non invecchiano

CDS – Quelli che non invecchiano

Cent’anni insieme, si potrebbe dire, parafrasando una delle più belle canzoni dedicate alla Lazio. Quei tre non invecchiano. E sono ancora una risorsa decisiva per Petkovic. Troppo presto erano stati dati per bolliti e finiti. Largo ai vecchietti, si potrebbe aggiungere, in attesa dei giovani. Il progetto si farà, ma…

Cent’anni insieme, si potrebbe dire, parafrasando una delle più belle canzoni dedicate alla Lazio. Quei tre non invecchiano. E sono ancora una risorsa decisiva per Petkovic. Troppo presto erano stati dati per bolliti e finiti. Largo ai vecchietti, si potrebbe aggiungere, in attesa dei giovani. Il progetto si farà, ma servirà del tempo. E si sapeva. I ragazzi bisogna aspettarli. Vivono di spike, come diceva Delio Rossi in modo un po’ naif. Alti e bassi, giocando, facendo esperienza. La Lazio ora cerca il mix. Anzi, lo ha sempre cercato. Una linea dichiarata subito dopo la Coppa Italia. Mandare avanti per un’altra stagione gli eroi del derby, inserire dei giovani per cominciare a costruire il futuro, assicurare un ricambio generazionale e allungare la panchina. Alcuni giocatori importanti hanno perso colpi, gli infortuni e la fase difensiva avventata di Petkovic, molto meno motivato di un anno fa, hanno prodotto la crisi. Allontanata da Klose, classe ‘78, due schiaffi al Livorno. E la difesa finalmente blindata da Biava (’77) e Dias (’79), gli altri due “ragazzini” terribili della Lazio.

KLOSE- Una doppietta ma non solo: più profondità e senso tattico
Il difficile non era segnare due gol. «Speriamo di non prenderne tre» aveva osservato venerdì Miro Klose ai microfoni di Lazio Style, rispondendo alla sollecitazione di un tifoso che profetizzava la sua doppietta con il Livorno. Una battuta con il sorriso, ripetuta dal tedesco nella zona mista dell’Olimpico, domenica sera, mentre stava firmando gli autografi. E’ un attaccante con la testa da allenatore o da centrocampista. «Quando abbiamo il pallone dobbiamo allargare il gioco, quando non l’abbiamo dobbiamo chiuderci ed essere più corti per aiutare la difesa» ha spiegato. Si preoccupa dell’equilibrio tattico della Lazio. Forse molto più di Petkovic, che non ha mai pensato di inserire un mediano. Così nella ripresa ci ha pensato Miro a tornare indietro. Spesso lo abbiamo visto davanti alla difesa per aiutare Hernanes e Biglia. Anche a Parma, ultima presenza prima dell’infortunio, si era sacrificato tantissimo. Il suo rientro è stato decisivo non solo per i gol. Fondamentali. Miro completa la squadra. Gli restituisce profondità e pericolosità negli ultimi trenta metri. E ha riportato la personalità dei veri fuoriclasse. Il 9 giugno ne compirà 36. E’ un intramontabile. E la Lazio si augura che quest’anno sia protagonista nel girone di ritorno.

BIAVA – Fondamentali i suoi anticipi. Ha superato l’infortunio
E’ il re dell’anticipo. Marca gli attaccanti anche a centrocampo. Gli ruba il tempo, perché legge il gioco una frazione di secondo prima degli altri. La dote appartiene solo ai grandissimi, con un’intelligenza calcistica superiore alla media. Non a caso sono quelli che riescono a giocare, se ben allenati e facendo vita da professionisti impeccabili, anche in età avanzata. Giuseppe Biava è l’ideale per il calcio di Petkovic, che prevede dieci duelli individuali in ogni zona del campo e vorrebbe veder difendere in anticipo anche i suoi attaccanti. Dietro, visto che il pallone arriva facile al limite dell’area, gli interventi di Peppino diventano fondamentali. S’è visto con il Livorno. E l’Olimpico, che pure non era in vena di complimenti, ha apprezzato il suo rientro. Già con il Trabzonspor aveva fatto vedere cosa significa piazzarlo in difesa. Sarà un caso, ma quest’anno la Lazio non era mai stata due partite di fila senza prendere gol. Biava l’8 maggio compirà 37 anni e ancora oggi può insegnare il mestiere dello stopper a tanti baldi giovanotti. La notizia più bella è che il piede destro, fratturato il 15 settembre, non gli fa più male. Ieri era solo un po’ stanco, ma felice di festeggiare in famiglia, a Bergamo, il suo rientro. 

 

DIAS- Ha riscalato le gerarchie. Ma il futuro è incerto

Tre anni fa, accanto a Biava, aveva formato la miglior coppia di centrali del campionato. Anche attraverso il recupero di Andrè Dias, 35 anni da compiere il 15 maggio, passa la saldatura della difesa della Lazio, solo un gol subito nelle ultime tre partite. Ha finito con i crampi e una lieve contrattura alla coscia destra, ieri è stato visitato e ha fatto massaggi, forse non ci sarà bisogno di esami clinici. Lo staff medico conta di averlo a disposizione per Verona. Il brasiliano, che aveva realizzato un gol di testa con il Sassuolo, negli ultimi mesi ha curato l’infiammazione al ginocchio ed era stato messo da parte da Petkovic. Prima della finale di Coppa Italia c’era stata una discussione tra il tecnico e il brasiliano, chiarita in estate. Ma Vlado forse non aveva dimenticato. E dopo il cappotto nella finale di Supercoppa, lo aveva scaricato, escludendolo anche dalla lista Uefa. Dias così era diventato il quinto difensore centrale della Lazio, ultimo nelle gerarchie senza essere il peggiore, anzi. Il tempo e la crisi gli hanno dato ragione. Ora si tratterà di decifrare il suo futuro, che resta in bilico. E’ in scadenza, ha offerte per tornare in Brasile a gennaio, potrebbe aspettare fine campionato. Molto dipenderà da Petkovic. 

Corriere dello Sport

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