CDS – Sculli: Non sono un mostro, ma sono innocente

CDS – Sculli: Non sono un mostro, ma sono innocente

Senza traccia. In tutti i sensi. Beppe Sculli (trentadue anni) è scomparso. Dal calcio (nonostante abbia ancora due anni di contratto con la Lazio) ma anche da «calcioscommesse». Nel processo sportivo sul filone dell’inchiesta di Cremona non c’è il suo nome: la Commissione Disciplinare non ne ha fatto menzione nelle…

Senza traccia. In tutti i sensi. Beppe Sculli (trentadue anni) è scomparso. Dal calcio (nonostante abbia ancora due anni di contratto con la Lazio) ma anche da «calcioscommesse». Nel processo sportivo sul filone dell’inchiesta di Cremona non c’è il suo nome: la Commissione Disciplinare non ne ha fatto menzione nelle recenti sentenze. Ma, allora, cosa è successo dal maggio 2012 quando è scattata l’operazione dove la Procura di Cremona aveva richiesto 30 arresti e ne ha ottenuti 29, tranne appunto quelli di Sculli? Sulla soglia di un possibile ritorno al calcio giocato, dopo la parentesi della scorsa stagione (10 presenze e 1 gol nel Pescara che l’ha ingaggiato il prestito dalla Lazio nel mercato di gennaio), Sculli ha deciso di parlare, anche per fare chiarezza su una situazione dove, dal punto di vista della giustizia sportiva, non esistono più dubbi. La Giustizia ordinaria deve fare ancora il suo corso.

Buongiorno Sculli, ma che fine ha fatto?
«Mi alleno tutti i giorni, mi tengo in forma perchè entro la fine del mercato d’agosto troverò una nuova sistemazione professionale, definitiva».
Si sente ancora sul banco degli imputati?
«No, anche perchè non lo sono mai stato».
Ma cosa è successo?
«E’ molto semplice: sono stato processato sui giornali, ma non da un tribunale. La verità è stata un’altra. Però ho letto molte sentenze anticipate, mi hanno massacrato».
Tutto è iniziato quando…
«Il 28 maggio 2012 è scattata l’operazione della Procura di Cremona su Lazio-Genoa (14 maggio 2011, 4-2, ndr) dove io tra l’altro non ho giocato un solo minuto e sono stato sempre in panchina. Sono state arrestate 29 persone su 30, il mio mandato di cattura (richiesto dal pm Di Martino, ndr) non è stato firmato (dal gip Salvini, ndr)… Io ero indagato come altre 50 persone».
Ma lei è stato interrogato, sentito…
«Sì, una volta sola, nell’ottobre 2012 a Roma, dalla Procura Federale. Per 10 secondi…»
Cosa le hanno chiesto? E’ stato accusato di qualcosa?
«Mi sono avvalso della facoltà di non rispondere perchè i miei avvocati, dopo 15 giorni dal momento in cui sono stato indagato, hanno prodotto una memoria difensiva che è stata depositata presso la Procura di Cremona che poi l’ha trasmessa a Roma».
I suoi avvocati cosa le hanno detto?
«Paolo Rodella, Maurilio Prioreschi e Alessandro Vaccaro hanno affrontato la situazione sempre con grande tempismo e professionalità. I risultati si sono visti».
L’accusa della Procura di Cremona in che cosa consisteva?
«Di aver falsato il risultato e aver scommesso su partite con risultati esatti. Io non ho mai giocato una schedina in vita mia…».
Cosa resta di tutto quello che è successo?
«Una grande rabbia. Sono stato dipinto dai media come l’artefice di tutto, il «mostro» da sbattere in prima pagina. Ma non sono stato mai arrestato, ma solo indagato… Io non sono mai stato giudicato, mai deferito. Le sentenze ci sono state già e parlano chiaro».
Beppe Sculli è sempre stato molto discusso…
«La storia della famiglia? E’ una storia letta e riletta da dieci anni a questa parte, è sempre la stessa. Perchè? A qualcuno fa comodo tirarla in ballo quando ci sono io… Penso che la gente intelligente si è fatta la sua idea su questo segreto di Pulcinella. Io ho lasciato la mia famiglia quando avevo 14 anni, ho girato l’Italia per la mia professione di calciatore».
Ma Beppe Sculli si sente solo un perseguitato? Oppure ha commesso davvero qualche errore?
«Se l’avessi veramente fatto starei pagando ancora a caro prezzo. Invece non è così…».
Due flash sul suo recente passato: la foto con Criscito a Genova e il caos delle maglie a «Marassi» durante Genoa-Siena 1-4, gara di ritorno
della stagione 2011-2012.
«In quella foto, dopo pranzo, io e Mimmo Criscito stavamo parlando con due tifosi del Genoa che non avevano nulla a che fare con lo scandalo delle scommesse».
Il 6 ottobre 2012 la Procura Federale aveva chiesto 3 mesi di squalifica per Sculli accusato di non aver detto la verità alla Procura sui rapporti con la tifoseria genoana…
«In quella occasione sono stato io l’unico calciatore del Genoa a non togliersi la maglia come imposto dagli ultras, ricevendo immediatamente il plauso del presidente federale Abete e del presidente dell’Aic Tommasi per quel gesto… Quella partita valeva la salvezza. Io sono andato a parlare con un tifoso rossoblù per spiegare che se non finivano la partita saremmo stati penalizzati. Le uniche parole che ho detto sono state queste. Tutti sono stati assolti, io sono stato squalificato per une mese per slealtà sportiva…».
E adesso che succede?
«Vorrei essere lasciato in pace, vorrei essere dimenticato. Mio figlio Franceso ha sei anni, sta crescendo… Almeno lui merita rispetto. Io sono stato distrutto, portato a zero. Non mi piango addosso, ma sicuramente fa comodo tirare in ballo me e la mia vita privata, che non c’entra niente con la vita sportiva. Ma, per fortuna, c’è ancora qualcuno che ha voglia di darmi fiducia. Alessandro Moggi e Stefano Capozucca su tutti. Li ringrazio».
Cosa ha insegnato questa vicenda a Beppe Sculli?
«Sono stato usato per distogliere l’attenzione da qualcosa d’altro… In questo periodo non mi ha chiamato mai nessuno, anzi tantissime persone si sono allontanate, si sono fatte negare anche al telefono. Come dice mia mamma Caterina: questi sono gli amici del tempo buono». (Furio Fedele)

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy