CDS – Se il tecnico fa rendere i suoi uomini

CDS – Se il tecnico fa rendere i suoi uomini

(CORRIERE DELLO SPORT – DI Franco Melli) – La Lazio ritrova il senso del suo lavoro e non è facile inventarsi ancora una volta qualche propellente di spinta nuovo dopo la pañolada di 7 giorni fa e lo sfratto iniquo dall’Europa League. Certo, quando trovi una Fiorentina ridotta così, con…

(CORRIERE DELLO SPORT – DI Franco Melli) – La Lazio ritrova il senso del suo lavoro e non è facile inventarsi ancora una volta qualche propellente di spinta nuovo dopo la pañolada di 7 giorni fa e lo sfratto iniquo dall’Europa League. Certo, quando trovi una Fiorentina ridotta così, con i superstiti che si giocano addosso e sono irriconoscibili come ad esempio Cuadrado o Matri diventa inevitabile avvertire subito aria di blitz, mentre Loris Cana s’arrovescia per diventare un attimo implacabile come Cristiano Ronaldo. Ecco una serata piena di significati dove ogni laziale che interviene avverte che qui si può ricominciare sempre per il verso giusto e comunque non ritorneranno i disastri in serie determinati da Petkovic. E nei giudizi tutti abbondantemente oltre la sufficienza rimane solo al dunque l’imbarazzo della scelta. Dalla difesa in blocco schierata a 4 e poi a 3 fino agli esterni che bloccano gli omologhi viola inalberando soprattutto un Candreva mai visto, un corri-uomo-corri che si squaderna ovunque deturpando l’opposizione più di quanto non abbiano fatto gli infortuni e i danni arbitrali in questo anno di grazia. Bravo Reja: porta passionalità, densità centrocampistica, profondità di manovra per salvare sostanzialmente la Lazio da ogni avversità dentro e fuori dal campo. Ne discende uno 0-1 strameritato, perfino esiguo nel punteggio nonostante la Viola risulti oramai sfiorita, l’ombra di se stessa. Senza Montella in panchina (punito per la prima volta in carriera), senza l’amuleto Borja Valero, senza la regia di Pizarro, restano i suggerimenti sommessi del vice Daniele Russo, cui manca l’ispirazione di posizionare i superstiti al posto giusto fatto salvo l’equilibratore Aquilani che ha i compiti più gravosi nel fronteggiare un’emergenza senza precedenti. Né manca l’atmosfera acre del rigetto delle istituzioni calcistiche, cioè una messa in scena da maledetti toscani che rende via via difficile l’operato dell’arbitro Banti e dei suoi collaboratori, comunque accettabili. Niente “vaffa-day” ma un significativo ingresso ritardato per protestare contro i torti arbitrali come prologo dei malumori successivi rivolti pure verso interpretazioni esatte del regolamento. Ciò significa per i contestatori non vedere la perla d’apertura del nostro albanese innescato da una spizzata-Perea su corner di Candreva. Quasi da non credere: scavalcata l’eliminazione di Ludogorets, Edy Reja ripropone otto undicesimi della formazione beffata dal 3-3 bulgaro, incluso il “colpevole” Federico Marchetti, che nel finale torna fenomeno in un paio di circostanze costringendo l’Anderson in maglia viola subentrato in corso d’opera a chiedere il soccorso dei tifosi per abbattere quel saltimbanco improvvisamente in vena di miracoli. In sintesi loro rivendicano poco o niente prima d’arrivare all’esecuzione a botta sicura di Anderson e alla stupenda incornata di Aquilani rintuzzata in acrobazia. La Lazio va di corsa arrivando spesso in anticipo su ogni pallone. Reja non sarà uno stratega di successo, ma riesce a far giocare i prescelti al meglio delle loro potenzialità, anche dopo qualche incidente di percorso. Ora, il sesto posto del Verona è a 2 punti. E forse può bastare in una stagione tormentata.

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