CDS – Senza tifo la Lazio non graffia

CDS – Senza tifo la Lazio non graffia

E’ un gioco, al massacro. Tifo o non tifo. Stadio vuoto, mezzo vuoto, mezzo pieno, pieno, c’è differenza. E non c’entra il famoso caso del bicchiere. La prospettiva è chiara, si specchia nei numeri. Le proteste dell’Olimpico, qualsiasi esse siano state, hanno generato vittorie soffertissime o frenate dolorosissime, hanno inciso.…

di redazionecittaceleste

E’ un gioco, al massacro. Tifo o non tifo. Stadio vuoto, mezzo vuoto, mezzo pieno, pieno, c’è differenza. E non c’entra il famoso caso del bicchiere. La prospettiva è chiara, si specchia nei numeri. Le proteste dell’Olimpico, qualsiasi esse siano state, hanno generato vittorie soffertissime o frenate dolorosissime, hanno inciso. Nel 2014 la Lazio ha disputato sei partite a Roma, il cammino è divisibile in due metà esatte. Nelle tre partite in cui il caos era calmo sono stati conquistati 5 punti e gli sfidanti non erano avversari qualunque: vittoria con l’Inter (1-0), pareggi contro Juventus (1-1) e Roma (0-0). Nell’Olimpico festante si sono fermate le prime due della classe più un’Inter che all’epoca era in ascesa. Da quando è scoppiata la contestazione il cammino s’è complicato nonostante le sfide fossero meno proibitive: vittoria soffertissima col Sassuolo (3-2 dopo due rimonte degli ospiti) davanti a 39.935 spettatori infuriati, sconfitta con l’Atalanta (0-1) di fronte a 6.548 tifosi. E infine il pareggio col Milan (1-1) strappato con i denti nella ripresa, dopo lo svantaggio iniziale, era la notte delle domande da porre a Lotito (poi saltate). In tutto, nelle ultime sei partite casalinghe, ne è stata vinta solo una (Europa League compresa).

 

 

IL PROSIEGUO – E’ un gioco, al massacro. Lo è al di là di torti e ragioni, degli errori di Lotito o delle esternazioni di una parte dei contestatori. E’ un diritto protestare (nel rispetto della legalità), non c’è dubbio. Ed è una scelta non tifare, per quanto faccia male a tutti. Ma la contestazione, per quanto sia rivolta solo al presidente, danneggia la squadra, è assodato. La diserzione della Nord da qui a fine stagione (aspettando la chiusura del prossimo mercato) aumenta il rischio di una diserzione massiccia in questa nuova domenica calcistica (l’etichetta resta nonostante tutto). Sino a venerdì erano stati venduti poco più di duemila biglietti, quasi tutti riguardano posti compresi in settori diversi dalla Nord. Le presenze, considerando i 22.901 abbonati, rimarranno sotto quota 30mila. I gruppi organizzati della Curva non ci saranno (calo delle presenze uguale calo degli introiti al botteghino), hanno annunciato la loro decisione in settimana invitando gli altri tifosi ad abbandonare i posti. L’invito non fu raccolto nella domenica di Lazio-Milan, fu diffuso a poche ore dal match, in tanti decisero di entrare e di restare nello stadio anche dopo l’intervallo (mezza Nord si svuotò). Sarà un’altra domenica bestiale all’Olimpico nonostante metta in palio l’ultima chiamata per l’Europa. Le domeniche stanno diventando tutte uguali, desolanti e deludenti, il rischio è che si perda il piacere di tifare, di raggiungere lo stadio per vivere la passione che dovrebbe generare e conservare al suo interno.

LA TRASFORMAZIONE – L’Olimpico soffre per questa crisi che sembra irrisolvibile. L’Olimpico vuoto dà l’impressione di uno stadio desolante, fatto di pietre ingrigite. L’Olimpico pieno, quello dei giorni migliori, ha sempre trasmesso una forza diversa alla Lazio, sconosciuta agli avversari. Quel fuoco gladiatorio è spento così come le anime, la contestazione le inaridisce. Bastava il ruggito dell’Olimpico per incutere timore e tener lontano il nemico di turno. I canti si odono lontani, il nuovo disco è logoro, riecheggiano gli insulti a Lotito. L’Olimpico laziale, antico sacrario del calcio, sta perdendo la sua grandezza, rischia di trasformarsi da palcoscenico famoso a piccolo teatro di provincia, soffocato dai livori.

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