CDS – «Siete impagabili»

CDS – «Siete impagabili»

Quando la messa è finita, quaranta minuti di partecipazione emotiva intensa e di profondo silenzio, don Vittorio Trani ha lasciato il pulpito a Giorgio junior e per qualche istante, nel nome del padre, si è messo a parlare. «Voglio ringraziare tutti e ci tengo a dire una cosa» . Pausa…

Quando la messa è finita, quaranta minuti di partecipazione emotiva intensa e di profondo silenzio, don Vittorio Trani ha lasciato il pulpito a Giorgio junior e per qualche istante, nel nome del padre, si è messo a parlare. «Voglio ringraziare tutti e ci tengo a dire una cosa» . Pausa per riprendere fiato. Era come se Long John stesse abbracciando il popolo della Lazio:«Giorgio Chinaglia è sempre il grido di battaglia. Siete impagabili» . Brividi, un’emozione strozzata in gola, è venuta fuori la voce, un urlo compatto, uno slogan, un modo di essere, lacrime da trattenere. La Chiesa del Cristo Re si è trasformata in uno stadio. Tutti si sono messi a cantare come se fossero ancora all’Olimpico. E loro, quei ragazzi del ‘74, si sono abbracciati. Giancarlo Oddi, qualche giorno fa, raccontava. «Non è proprio che ci fossero due spogliatoi. La verità è che da una parte c’era Giorgione, dall’altra tutti noi» . Lo sopportavano, lo detestavano, lo amavano profondamente. Perché è stato il trascinatore, il simbolo intorno a cui è nata una leggenda e sono diventati campioni. Gabriella Grassi, segretaria storica della Lazio, spiegava. «L’abilità di Tommaso consisteva nel saperlo prendere» . E Felipe Pulici a raccontare. «Il lunedì andava a pranzo da Maestrelli e gli chiedeva di mettere fuori dalla formazione Martini e Re Cecconi. Tommaso gli diceva “va bene” e per tutta la settimana glielo faceva credere, salvo smentirlo quando la domenica mattina faceva la riunione tecnica e annunciava la formazione. Lo prendeva così, sull’orgoglio». E’ stato un lento e costante abbraccio, iniziato alle 11 di mattina, con la camera ardente. Una foto di Giorgione, la maglia numero 9. Tifosi di ogni età, anche ragazzi che non l’hanno mai visto giocare, amici di vecchia data, come il principe Giovannelli, appassionato di dichiarata fede biancoceleste. E poi tanta, tantissima gente di calcio, a partire da Dino Zoff, che aveva conosciuto Long John ai tempi dell’Internapoli prima ancora che in nazionale.

PETER PAN – Un diluvio di emozioni e quel sentimento condiviso dalle famiglie. Tenero l’abbraccio tra Giorgio junior e Stefano Re Cecconi. I figli di Gigi Bezzi e Antonio Sbardella con Massimo Maestrelli ad abbracciare loro, quei miti che avevano adorato da bambini sul prato di Tor di Quinto. Eccoli, ancora qui, mano nella mano, stretti come un vero gruppo. Giancarlo Oddi e Pino Wilson, Gigi Martini e Renzo Garlaschelli, Mario Facco e Michelangelo Sulfaro, Bruno Giordano e Vincenzo D’Amico. Tanta altra lazialità (da Cristiano Bergodi a Stefano Di Chiara), le bandiere di tutte le sezioni della Polisportiva guidata dal presidente Buccioni, la Lazio di oggi rappresentata da Maurizio Manzini, dal capitano Ledesma e da Stefano De Martino. E poi, davanti a tutti, la famiglia di Long John, senza il cui consenso sarebbe stato impossibile portarlo a Roma e trasferirlo accanto a Tommaso Maestrelli. Connie Eruzione, la prima moglie, che aveva vissuto lo scudetto con la Lazio e l’epopea dei Cosmos. Giorgio junior con le sorelle Stephanie e Cynthia, che sulle scale del Cristo Re hanno abbracciato e ringraziato Massimo Maestrelli. E poi, a completare il gruppo americano, il promoter Charlie Stillitano, il suo grande amico di New York, partner per tanti anni in una trasmissione radiofonica che faceva tre milioni di ascolto. Divertente, e anche un po’ fuori dal copione, il suo intervento. «Lo sento da lassù che mi dice “mi raccomando, non fare stronzate”» . Persino don Trani ha sorriso. E poi Charlie a raccontare: «Lo ricordo nel giardino di casa. Gli dicevo: “Hai avuto l’amore di due mogli, di cinque figli, della Lazio e dei Cosmos. Ora ti prendi anche quello del mio gatto, che continui ad accarezzare?”. E lui mi rispondeva: “Hai un gatto intelligente, io sono Chinaglia» . Pino Wilson ha ringraziato chi ha reso possibile l’impresa di riportarlo dagli States: «Ce l’abbiamo fatta. Dai Giorgio, sei tornato a casa e ci hai restituito la sindrome di Peter Pan». Il capitano ha chiuso affidandosi alle parole di Tony Malco, il cantautore a cui Giorgio trent’anni fa chiese di scrivere l’inno Vola Lazio Vola. «Quando Giorgio tornerà, noi saremo ancora qua, grande festa si farà. Canteremo tutti in coro per le vie della città, quando Giorgio tornerà». 

Corriere dello Sport

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