CDS – Tutta la Lazio è sotto esame

CDS – Tutta la Lazio è sotto esame

CORRIERE DELLO SPORT ROMA – E’ una debolezza, è un problema atavico, è un handicap storico, è il rebus da risolvere, è il male da guarire una volta per tutte. Nella rifinitura di sabato erano carichi, erano schegge in campo, così li avevano visti il club e Reja. Domenica erano…

CORRIERE DELLO SPORT

ROMA – E’ una debolezza, è un problema atavico, è un handicap storico, è il rebus da risolvere, è il male da guarire una volta per tutte. Nella rifinitura di sabato erano carichi, erano schegge in campo, così li avevano visti il club e Reja. Domenica erano scarichi, mosci, arrancavano, sembravano svogliati. E’ la solita Lazio, quella che da un giorno all’altro si trasforma al contrario, subisce una trasfigurazione misteriosa. E’ la solita Lazio, quella che manca il salto di qualità e anziché decollare precipita, succede da troppo tempo. La società non s’aspettava un crollo casalingo contro l’Atalanta, men che meno Reja.

A RAPPORTO – Lotito e Tare valuteranno le prossime 11 partite, progettano una rifondazione, terranno tutti i giocatori sotto esame. Le risposte devono darle anche i big, anche gente del valore di Klose. Non era il vero Miro quello di due giorni fa, ecco perché non si può smettere di credere in lui, nei suoi colpi, nella sua forza. I contatti per il rinnovo sono iniziati e andranno avanti (i prossimi sono imminenti), ma la conferma va meritata a suon di prestazioni. La partita di domenica è stata deludente, il tedesco era impalpabile, fuori dal gioco, fuori forma. Il Mondiale, s’è detto più volte, non può essere un assillo condizionante. E’ facile puntare il dito su Klose, non devono sentirsi assolti tutti gli altri. «A parte il clima sono rimasto male per la partita, siamo incappati in una prestazione non all’altezza della Lazio. Chiederò conto di ciò…» , ha avvertito Reja dopo il novantesimo. Il furlan si farà sentire oggi a Formello (ripresa fissata alle 16), dal suo ritorno ha alzato la voce più volte, ha fatto tremare i muri. Non sarà tenero, chiederà conto alla squadra. Reja domenica era scuro in volto, aveva progettato il salto in alto, è fallito. Le sensazioni registrate in allenamento inducevano all’ottimismo, la prova dei fatti è stata agghiacciante: «In settimana ho visto tutti bene, anche i nazionali. E’ venuta meno la solita determinazione, anche la voglia, non mi aspettavo una partita di questo genere considerando il lavoro fatto» , sono le accuse che Edy ha mosso al gruppo davanti ai microfoni e ai taccuini. Le stesse cose le dirà oggi ai suoi uomini, non farà sconti, non si morderà la lingua.

 

 

 

L’ATTEGGIAMENTO – A Reja non è andato giù l’atteggiamento, quella voglia annacquata di raggiungere il risultato. L’atmosfera che si respira all’Olimpico non aiuta, ma non può essere un alibi per la truppa. E’ una questione di mentalità, è un male che non si riesce a debellare. La Lazio, sul più bello, crolla sistematicamente, s’affloscia, resta incompiuta. Da qui alla fine della stagione rimangono 11 partite da giocare, non sono poche, metteranno in palio 33 punti. La società e Reja chiedono il massimo alla squadra, non ammetteranno altri cali di tensione, la misura è già colma, il tempo della comprensione è terminato. Saranno undici 11 finali e 11 esami, dovranno essere superati a pieni voti. La Lazio sarà rinfrescata un’altra volta a fine stagione, si dovrà intervenire in tutti i reparti per rilanciare la sfida, chi ci tiene a restare deve dimostrarlo. L’anno di transizione 2013-14 (così si è rivelato) terminerà tra pochi mesi, dovrà essere superato brillantemente costruendo una ripartenza credibile, indovinando le pedine giuste sul mercato. Fa bene la società a guardarsi attorno, a progettare i primi interventi. Farebbe male la squadra a mollare, a ritenere conclusa l’annata. Serve una nuova scossa, un moto d’orgoglio. L’Europa s’è allontanata, è dovere di tutti provare a raggiungerla sino all’ultimo. In ballo non c’è solo l’obiettivo stagionale finale, ci sono anche l’onore, la faccia e il futuro.

 

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