Che beffa al 50′

Che beffa al 50′

Come un film. Di quelli cult. Di quelli che magari partono svogliati, poi prendono un ritmo che non stacchi più gli occhi. E alla fine ti sorprendono di brutto. I film che hanno tanti ingredienti succosi e poi ti stendono con il colpo di teatro. Genoa-Lazio è stato questo. Un…

Come un film. Di quelli cult. Di quelli che magari partono svogliati, poi prendono un ritmo che non stacchi più gli occhi. E alla fine ti sorprendono di brutto. I film che hanno tanti ingredienti succosi e poi ti stendono con il colpo di teatro. Genoa-Lazio è stato questo. Un mix di destino (o cabala, se volete), attori di classe e registi che ti cambiano la sceneggiatura per deviare il corso del racconto. E poi il colpo di teatro dell’ultimo respiro: il protagonista disattento. Il Grifo parte forte e ti sorprende. Poi la Lazio lo riagguanta quando pensi che non ce la può fare. Infine vince il Genoa quando hai appena detto: ha sprecato la chance.

Il gol vittoria
Siamo sul 2-2 e nei 5 minuti di recupero. Su cross di Matuzalem, il neo acquisto ex Chievo Rigoni dà una zuccata a botta sicura. La respinta di super Marchetti è come un gol. L’azione prosegue e mentre Moretti batte un fallo laterale, Rigoni è lì che vaga in area maledicendo Marchetti, di spalle all’azione. Si gira e s’accorge del pallone prolungato da Granqvist, ci dà un’altra testata d’istinto e stavolta Marassi esplode. Gol vittoria al 50’, davvero l’ultimo respiro. E Genoa dopo tanto tempo un passo fuori dalle sabbie della retrocessione. Avercene, di Lazio Tutto sommato, questi 3 punti il Genoa se li meritava. Per quello che ha mostrato nel primo round. E per la rabbia del finale. E poi davanti aveva la Lazio, una vittima predestinata. L’anno scorso gli ha preso sei punti su sei contro. Fondamentali per la salvezza. Quest’anno pure (con Borriello matador). Vuoi vedere che la storia si ripete? Intanto la trama è giusta: con Ballardini in panchina un pari e una vittoria contro la prima e la terza in classifica. Mica male. La squadra è corta. È compatta. Gioca semplice. Gioca bene. C’è da dire che la Lazio senza Hernanes, Candreva, Biava e Dias e con Klose malconcio, aveva i suoi problemi. Ma è rimasta a guardare e nel giro di 20 minuti ha preso due gol. Uno bello, di Borriello, da centravanti di razza. Uno bellissimo, di Bertolacci, da giocatore con qualità enormi che mette in mostra una volta sì e due no. Dribbling a Radu e tiro da paura nell’angolo. Reazione? Zero. Come certi paradossi che solo nel calcio esistono, la formula a due punte produceva zero tiri in porta. E il centrocampo assortito di cinque uomini teneva male il campo. La mossa Bertolacci tra le linee ha fatto male alla banda di Pektovic. In questo caso l’assenza più grave è stata quella di Biava, l’unico in grado di uscire veloce dall’area per braccarlo. Bertolacci si è procurato anche il corner che ha portato al gol firmato da Borriello.

Lazio rivoluzione Sembrava fatta per il Genoa. Invece no. È intervenuto il regista a cambiare la sceneggiatura, pardon il sistema. Nel secondo round Petkovic ha abbandonato il 3-5-2 e le paure. Squadra con quattro difensori che in realtà erano due perché ha fatto spingere come forsennati Konko e Lulic. E centrocampo a rombo con Cana davanti alla difesa a mettere pezze su Bertolacci e non solo (diventa il trascinatore), più Mauri libero di muoversi dietro le punte. Un 4-3-1-2 molto personalizzato. Ha funzionato. Lulic fin lì nullo ha confezionato il cross per il gran gol di Floccari. E il difetto antico del Genoa è saltato fuori: quando prende gol si siede. La Lazio ha continuato a macinare e il Grifo non riusciva più a ripartire. Ballardini ha provato a rianimarlo con Rigoni per Rossi. Bene. E poi Olivera per Bertolacci. Un po’ meno bene. Noi avremmo messo un Immobile pronto a scattare negli spazi sui lanci lunghi, visto che la Lazio si sbilanciava spesso. Ma forse il tecnico aveva a sua volta paura di lasciare troppo campo. La Lazio è arrivata al pareggio con il rigore di Mauri, per l’ingenuità di Borriello che ha cinturato Cana. Finità lì? Macché. Il film non era completo. Ci voleva il colpo di teatro di Rigoni. Che ha regalato al Genoa morale e convinzione. Sì, salvarsi si può. Ma la Lazio non esce ridimensionata. Ha un carattere da Champions. E un tecnico che sa cambiare volto alle partite come pochi.

La Gazzetta dello Sport

Cittaceleste

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