Chinaglia jr, “La Lazio, la mia famiglia”

Chinaglia jr, “La Lazio, la mia famiglia”

 A testa alta, come suo padre. A testa alta, col dito puntato verso la Sud, come in quella foto e in quel derby eterni: «Questo gesto è dentro di me, lo sento anche mio, so quanto vale per i laziali…». Scattano i flash, vengono i brividi nel vedere il figlio…

 A testa alta, come suo padre. A testa alta, col dito puntato verso la Sud, come in quella foto e in quel derby eterni:  «Questo gesto è dentro di me, lo sento anche mio, so quanto vale per i laziali…». Scattano i flash, vengono i brividi nel vedere il figlio di Giorgio mentre mima il gesto storico:  «Sono orgoglioso di chiamarmi Giorgio Chinaglia, di portare il nome di mio padre…». Ha la sciarpa biancoceleste al collo, porta il suo nome che è un grido di battaglia, si chiama Giorgio Chinaglia junior. E’ una quercia fatta di carne, è alto com’era alto Long John:  «Tutti mi dicono che è stato il più grande giocatore della storia della Lazio. Mi manca moltissimo, se penso a lui mi viene da piangere». Ha gli occhi grandi di papà, Giorgio junior. Si accendono, conservano i ricordi del padre-eroe. Ardori improvvisi e tristezza palpabile, pesa il cuore di questo ragazzone. E’ passato quasi un anno dalla morte di Giorgione, era l’1 aprile scorso, la ricorrenza cadrà dopodomani. Giorgio junior è tornato a Roma ieri in occasione della presentazione del libro “Io sono Giorgio Chinaglia!” scritto dal giornalista Franco Recanatesi. Oggi tornerà all’Olimpico, lunedì sarà ospitato a Formello, martedì parteciperà alla messa organizzata in ricordo del padre, mercoledì potrebbe cenare insieme agli eroi del 1974. Tornerà negli Stati Uniti giovedì, lì dove vive. E’ un musicista, suona il basso, ha un concerto in programma sabato, si perderà il derby:  «Sarà un dolore vero non vederlo, ma ci sarò con il cuore, come sempre».

Giorgio junior, suo padre vive nel suo nome…
«Mi rende ancora più fiero portare il suo nome. E’ stato una padre meraviglioso. Era speciale, ma semplice. La sua semplicità lo rendeva unico. Alla fine lo amava anche chi lo odiava».

Giorgione campione, centravanti. Giorgione simpatico e spericolato, Giorgione irriverente, sappiamo tutto di lui. Ma chi era papà Giorgio?
«Era un padre attento, fantastico, c’era sempre per noi, per la sua famiglia, per chiunque avesse bisogno. La sua presenza si avvertiva quando entrava nelle stanze, si faceva notare subito».

Qual è il ricordo più bello che conserva?
«Non dimenticherò mai il suo sorriso, il suo modo di essere allegro. Con quel sorriso illuminava la casa, quando c’era lui passava anche la tristezza».

Lei, papà e il pallone, continui il racconto…
«Mi portava spesso con lui al campo, a quello della Lazio o a quello dei Cosmos. Mi metteva i birilli per terra, lo faceva per farmi correre attorno con il pallone ai piedi. Per un certo periodo ho giocato a calcio, erano i tempi del college. Facevo l’attaccante, era bello sognare pensando alle sue imprese. Mi piacerebbe giocare qui a Roma, organizziamo una partita? (risata, ndr)».

Lei è cresciuto ascoltando una favola speciale: quella della Lazio eroica.
«Mi parlava sempre della Lazio di Maestrelli. Connie, mia madre, si lamentava sempre perché papà stava più a casa del mister che a casa con lei. Non ce la faceva a stare senza la Lazio, per questo ha sempre provato a tornare, non ha mai perso la speranza».

Giorgio e il Maestro: suo padre le ha mai svelato il segreto del loro rapporto?
«C’era un rapporto speciale, profondo, umano, erano inseparabili. Avevano rispetto l’uno dell’altro, erano legati da stima e affetto. Dividevano gran parte della giornata insieme, a mio padre piaceva molto stare a casa di Tommaso».

Cosa rappresenta la Lazio per Giorgio junior?
«Sento la Lazio nel sangue, sento scorrerla dentro di me. E’ l’estensione della mia famiglia, è una sensazione che non se ne andrà mai, mi apparterrà per sempre».

La Lazio ha fatto gioire e soffrire suo padre, lo ha mai visto piangere?
«Non l’ho mai visto piangere di persona, capitava molto di rado, ma so quanto abbia sofferto. Ho visto delle foto in cui stava male per la Lazio, era affranto».

Tornare a Roma quanto la emoziona?
«Sono felicissimo di essere tornato, farò tutto il possibile insieme alla mia famiglia per mantenere viva la memoria di mio padre. E ringrazio Franco Recanatesi per aver scritto il libro in sua memoria».

Il sogno di suo padre era tornare a Roma, non ha potuto farlo da vivo. C’è una disputa tra le famiglie (Giorgio si sposò due volte), a che punto è la pratica per portare la salma in Italia?
«Lavoriamo ogni giorno per far sì che il suo sogno si avveri. Il 29 aprile ci sarà un’udienza in Tribunale, speriamo di poter dare buone notizie ai tifosi laziali. Non sappiamo se e quando potremo riportare mio padre a Roma. Mi diceva sempre di voler tornare e di essere seppellito accanto a Maestrelli. Lotteremo per farlo tornare, non ci arrendiamo».

Quando papà le parlava delle sue imprese, quali ricordava?
«Lo scudetto, le vittorie con la Lazio, questi ricordi non lo hanno mai abbandonato, li custodiva nel cuore. Ricordava con piacere anche i 7 gol segnati con i Cosmos in una partita, un evento che non capita spesso. L’anno scorso mi è arrivato a casa un dvd, veniva ripercorsa quella partita, il commentatore era papà, forse si stupì anche lui».

Mercoledì potrebbe riabbracciare i compagni di suo padre, cosa proverà?
«Non vedo Pino Wilson da 25 anni, da quando stava a casa nostra, ci veniva spesso, per un anno ha giocato nei Cosmos. Sarebbe bello riabbracciare lui e incontrare tutti gli altri».

Oggi lei sarà all’Olimpico. Un Chinaglia accanto alla Lazio, vengono i brividi…
«Sarà una grande emozione tornare allo stadio. E’ passato già un anno, ricordo quando scesi in campo prima del match contro il Napoli, papà era morto da pochi giorni. L’amore dei laziali mi diede forza. Se potessi non andrei mai via da qui…».

Il Corriere dello Sport

Cittaceleste

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