Classe e forza, questa è una super Lazio!

Classe e forza, questa è una super Lazio!

Dopo il concerto di Ennio Morricone sabato all’Arena di Verona, la sinfonia di Hernanes al Bentegodi. Un altro show da applausi. La fantasia al potere, c’è anche la classe brasiliana della Lazio tra le grandissime del campionato, mai come questanno disposto a modificare le gerarchie tradizionali. Doppietta stellare del Profeta…

Dopo il concerto di Ennio Morricone sabato all’Arena di Verona, la sinfonia di Hernanes al Bentegodi. Un altro show da applausi. La fantasia al potere, c’è anche la classe brasiliana della Lazio tra le grandissime del campionato, mai come questanno disposto a modificare le gerarchie tradizionali. Doppietta stellare del Profeta e il gol del solito Klose per confezionare la terza vittoria consecutiva, la sesta di fila nelle ultime sei stagioni in trasferta con il Chievo. La Lazio di Petkovic, che dopo 38 anni ha già eguagliato uno dei primati di Maestrelli, vola. E’ in vetta alla classifica a punteggio pieno, si diverte e soprattutto domina le partite con semplicità, cinismo e forza sorprendenti, facendo intuire di avere ancora margini di miglioramento. Basti pensare alle risorse di una panchina ricchissima in attesa: Ederson, sganciato negli ultimi minuti, deve inserirsi. Il nuovo acquisto Ciani aspetta il debutto, Radu e Brocchi sono sulla via del recupero, fuori ci sono attaccanti del calibro di Zarate, Floccari, Kozak e Rocchi. E ieri mancava Lulic, risparmiato per una leggera distorsione alla caviglia. Un potenziale offensivo enorme, che il tecnico arrivato dalla Svizzera sfrutterà un po’ alla volta, se sostenuto con costanza dall’organizzazione di gioco dimostrata dall’inizio della stagione ufficiale. Cinque partite e altrettante vittorie, un filotto esaltante per i tifosi della Lazio, che giovedì si presenteranno in duemila a Londra per lesordio in Europa League con il Tottenham.

PIANO – Petkovic voleva strangolare il Chievo nel primo tempo e la strategia studiata nei giorni scorsi si è tradotta sul campo con una partenza fulminante, agevolata anche da quei piccoli episodi che significano una stagione fortunata. Al primo assalto, dopo quattro minuti, la Lazio è passata in vantaggio, dimostrando di possedere la fame infinita evocata sabato a Formello dal suo timoniere. Mauri è stato steso sulla fascia sinistra, ma tutta la squadra biancoceleste era in proiezione offensiva e non si è fermata, ha continuato a giocare mentre il Chievo chiedeva di mettere il pallone fuori. Fair play al contrario, come ha spiegato Di Carlo, o il timore di prendere subito gol? Hernanes, entrato in possesso del pallone, ha colto l’attimo, scartando Hetemaj con una piroetta e cercando lo spazio giusto per tirare. Luciano non è riuscito a prenderlo, Dainelli è uscito in ritardo e il Profeta ha beffato Sorrentino con un sinistro a giro, che ha sbattuto sul palo prima di infilarsi in rete.

IL MURO DI VLADO – Superato lo sbandamento iniziale, il Chievo ha provato a rispondere alla Lazio colpo su colpo, accettando la sfida sullo stesso terreno dell’aggressività e dei contrasti ruvidi, ma tutte le volte è andato a sbattere sul muro alzato da Petkovic, abile a mixare le nuove idee con le vecchie certezze e la solidità difensiva di Reja. Quando la Lazio, con un fraseggio piacevole e rapide ripartenze ha cominciato ad allungarsi bene sul campo senza trovare l’ultimo passaggio, s’è sfiorato il pareggio per colpa di un eccesso di sicurezza. L’assist involontario di Dias ha liberato Di Michele al tiro in piena area, ma Marchetti è riuscito a metterci una pezza. Dopo tre minuti, era il 38′, spietata come possono essere solo le grandi squadre, la Lazio ha raddoppiato: altro raid di Hernanes, tiro respinto da Sorrentino, tap-in di Klose, al terzo gol in tre giornate.

GHIACCIO – Due gol di vantaggio all’intervallo, Konko sostituito per un lieve affaticamento muscolare. Proprio come voleva Petkovic, nella ripresa la Lazio ha cominciato a gestire la partita e quasi alla mezz’ora lha messa in ghiaccio con un’azione pazzesca di Hernanes, sempre più decisivo, sempre più calato nella parte di playmaker e goleador a tutto campo. Il Profeta ha preso palla poco oltre il cerchio di centrocampo, ne ha saltati un paio in dribbling, è andato a cercare spazio sulla fascia sinistra e poi ha sorpreso tutta la difesa del Chievo puntando la porta. Con una forza e una resistenza che nei suoi primi due anni in Italia non aveva mai fatto vedere, è entrato in area di rigore, ha difeso il pallone con i denti fino quasi alla linea di fondo e poi lo ha messo in rete con un tiro a giro sul palo più lontano. Tutto il Bentegodi e persino i tifosi del Chievo si sono alzati in piedi ad applaudirlo. Gol decisivo perché arrivato dopo un’occasione fallita da Cesar sotto porta e un tiraccio di Moscardelli, lanciato a rete grazie ad un’altra distrazione di Dias. Forse pensando al Tottenham, sul 3-0 la Lazio ha un pochino mollato nel finale. Petkovic ha fatto entrare Ederson e Cana. Klose ha trattenuto Sardo (in posizione di fuorigioco) e Pellissier su rigore è riuscito a segnare, togliendo l’imbattibilità di Marchetti che durava dall’inizio del campionato. Poco male. Questa squadra, come minimo in proiezione Champions, andrà presa sul serio. E giovedì a Londra sarà accompagnata dall’entusiasmo di un popolo tornato a sognare come non succedeva dall’epoca di Cragnotti. Il lavoro di Lotito, alla lunga, sta cominciando a pagare.

Fonte: Fabrizio Patania – Il Corriere dello Sport

Rob.Ma. – Cittaceleste.it

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