Con la difesa a tre piu’ gol e risultati

Con la difesa a tre piu’ gol e risultati

ROMA – Togliere al bunker e aggiungere al fronte, lo slogan si traduce numericamente disegnando il 3-4-3. E’ il modulo che ha garantito più gol e più risultati, un rendimento migliore da quando Reja è in sella. La difesa a tre permette alla Lazio di essere più profonda perché gli…

ROMA – Togliere al bunker e aggiungere al fronte, lo slogan si traduce numericamente disegnando il 3-4-3. E’ il modulo che ha garantito più gol e più risultati, un rendimento migliore da quando Reja è in sella. La difesa a tre permette alla Lazio di essere più profonda perché gli esterni sono alti, danno respiro alla manovra d’attacco. Il 3-4-3 ha generato i blitz di Udine e Verona (due vittorie pesanti, sei punti portati a casa, cinque gol fatti, due subiti). E a Napoli (Coppa Italia) la squadra mise in difficoltà il piano di Benitez, gli azzurri vinsero arrancando, sfruttando un colpo casuale. All’inizio la difesa a tre sembrava un azzardo, alla prova dei fatti (da Udine in poi) s’è rivelata necessaria e produttiva, ha permesso di esprimere il miglior calcio.

 

L’INTER – Edy, esploratore di uomini e strumenti, aveva iniziato sposando il modulo a quattro, contro l’Inter schierò la squadra a forma di 4-3-2-1, doveva recuperare l’impermeabilità difensiva, doveva riattaccare i cocci. C’era Hernanes, poteva fare la mezzala (è il ruolo rimasto scoperto nonostante il rientro di Mauri), a centrocampo si poteva contare su un uomo di movimento, più rapido di Ledesma e Biglia. La tenuta difensiva funzionò, ma il gol di Klose arrivò dopo tante sofferenze, fu il tedesco a risolvere il match inventando una volée plastica. A Bologna non gli riuscì il bis (sparò alle stelle), si mangiò l’unica azione decente della partita. La gara del Dall’Ara, l’ha detto Reja, è da cancellare dagli archivi, ecco perché decise di adottare la difesa a tre a Udine (la difesa a quattro in quel periodo la ripropose solo in Coppa Italia contro il Parma). In casa Guidolin le cose andarono bene, arrivò un successo preziosissimo. Si rigiocò a tre con la Juventus (3-4-2-1) e si sfiorò il colpaccio, alle corde rischiò di finire anche Conte. Il 3-4-3 fu riproposto contro Napoli e Chievo, l’arrivo del derby provocò la marcia indietro. Edy si presentò con il 4-1-4-1, ma la squadra esplose nel secondo tempo, non riuscì a tirare in porta, rischiò di capitolare più volte. A Catania i nodi sono venuti al pettine tutti in una volta, è mancato il palleggio, è mancata la profondità, s’è giocato sottoritmo. Edy s’è fatto due conti veloci e ha deciso di svoltare un’altra volta, conosce la sua creatura, l’ha trasformata già una volta, la trasformerà nuovamente per il suo bene. C’è un termine che più degli altri deve stuzzicare l’orgoglio dei biancocelesti: mentalità. La tattica conta, le geometrie possono essere ad assetto variabile, ma contano anche testa ed attributi. La Lazio si scioglie sempre nel momento del salto in alto, crolla storicamente. La voglia di superare, sempre e comunque, le sue colonne d’Ercole dev’essere mantenuta ben presente. Reja riparte, ricomincia dal passato recente e più vincente. La moltiplicazione dei gol, qui si parrà la nobilitate del caro Edy, un’altra volta.

Corriere dello Sport

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