Cose da Klose

Cose da Klose

Miro, tiro, gol. E’ la decima rete in campionato del formidabile Miroslav Klose, a 8’ dalla fine, a risolvere Lazio-Inter e a raccontarci un paio di cosette sulle inseguitrici della Juventus. La prima è che la Lazio è una certezza, perché è ben allenata, ha giocatori di valore e ha…

Miro, tiro, gol. E’ la decima rete in campionato del formidabile Miroslav Klose, a 8’ dalla fine, a risolvere Lazio-Inter e a raccontarci un paio di cosette sulle inseguitrici della Juventus. La prima è che la Lazio è una certezza, perché è ben allenata, ha giocatori di valore e ha ritrovato un pubblico che è un fattore. La seconda è che l’Inter non può continuare a speculare sul gioco altrui, perché non è la strada per il paradiso ma al massimo per un’aurea mediocrità; cambiare atteggiamento in corsa come ha provato a fare ieri sera non è facile, infatti è stata punita, magari oltre i suoi demeriti, ma intanto è alla terza caduta consecutiva in trasferta. Di tattica si vive, soprattutto in Italia, ma a volte i tatticismi diventano un nodo scorsoio con cui si può finire molto male. A tal proposito, tatticismi e rispettive inadeguatezze rendono il primo tempo uno spettacolo ben gramo. Il vero divertimento è prima del via, col volo a planare dell’aquila Olimpia e il tonante annuncio delle formazioni (il prepartita della Lazio è il più suggestivo della A), poi comincia la partita a scacchi. Stramaccioni al solito cambia formazione e assetto (diciassettesima diversa in altrettante gare), stavolta con difesa a 4 per blindare le fasce e Zanetti davanti alla difesa, perché Gargano deve dare un occhio a Hernanes (che non accenderà mai la luce), mentre Guarin è trequartista ma controlla anche Ledesma: insomma, l’Inter si modella ancora sull’avversario. Troppo. Perché la luna storta di Cassano (mai decisivo con gli avversari di un certo livello) e Milito, la costante inferiorità a centrocampo e i ritmi bassissimi della circolazione di palla, tengono i nerazzurri lontani dall’area laziale. La Lazio crea gioco, prova a distendersi con gli esterni o triangola sulla trequarti per cercare spazio, ma le fa difetto la presenza in area, affidata al solo Klose, con l’Inter diligente nel coprire gli inserimenti di Mauri, Hernanes e Lulic. Nelle frequenti mischie Ranocchia e Samuel sono attentissimi e spazzano, svellono, respingono. L’unica conclusione in porta è di Hernanes da lontano (31’, para Handanovic), mentre ci sarebbe un rigore per la Lazio dopo un contatto tra Pereira e Klose (42’). Ma l’Inter che ambisce a dar fastidio alla Juve non può limitarsi a un’ordinata prova difensiva. Stramaccioni ruota i centrocampisti già nel primo tempo, poi nella ripresa retrocede Zanetti in difesa e alza Nagatomo a centrocampo, infine dopo l’uscita di Cambiasso per Palacio è 4-3-3 con Guarin regista. E’ il colombiano a scuotere i suoi coi tiri da fuori, mentre la Lazio cala: sinistro a lato al 13’ e palo al 22’. L’Inter scopre che attaccare le piace un sacco, del resto ora ha tre punte vere in campo, ma trova Marchetti, spettacoloso in pochi secondi al 27’: grattugia sul palo un destro di Cassano, poi gran riflesso sul tap-in di Nagatomo. Ma attaccare è un rischio, se per tutta la partita sei andato alla ricerca di un equilibrio che non c’è, e contro una Lazio che negli spazi sa essere mortifera. Così l’Inter sottovaluta il fatto che per due volte Klose entri in area in modo pericoloso, perché è saltata la protezione davanti alla difesa, e alla terza il fenomenale tedesco colpisce: lancio in corridoio di Mauri, Klose sguscia dietro a Samuel poi colpisce di destro, in corsa e in caduta anticipando Pereira e soprattutto Ranocchia, e la butta nell’angolo opposto, forse anche infortunandosi al ginocchio destro. Magnifico. Ora però l’Inter impari a giocare da grande, se vuole diventarlo.

La Repubblica

Cittaceleste

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