Ledesma c’è in ogni Lazio

Ledesma c’è in ogni Lazio

ROMA – Duecento volte Ledesma. Accadrà, salvo imprevisti e turnover, il 7 ottobre a Pescara, prima della nuova sosta di campionato. Domani, allo stadio Bentegodi, l’italiano di Patagonia centrerà la 196esima presenza in campionato con la maglia della Lazio. Poi gli resteranno da sfidare Genoa, Napoli, Siena e Pescara per…

ROMA – Duecento volte Ledesma. Accadrà, salvo imprevisti e turnover, il 7 ottobre a Pescara, prima della nuova sosta di campionato. Domani, allo stadio Bentegodi, l’italiano di Patagonia centrerà la 196esima presenza in campionato con la maglia della Lazio. Poi gli resteranno da sfidare Genoa, Napoli, Siena e Pescara per fare cifra tonda. Nel totale, comprese l’Europa e la Coppa Italia, Ledesma ha già raggiunto quota 226 presenze con la maglia biancoceleste. Sono 282 in serie A considerando le stagioni iniziali della carriera con il Lecce. Ora Cristian ha l’aquila tatuata sul cuore. C’è un legame fortissimo con la società biancoceleste e con la tifoseria, lo stesso che nell’estate 2010, dopo una lunghissima ed estenuante trattativa, lo spinse a rinnovare il contratto, prolungandolo sino al 2015. «Ho fatto una scelta di vita e di calcio. Questa è la mia casa, il posto che ho scelto per giocare» ha spiegato e ricordato più volte il playmaker nato a San Isidro, periferia di Buenos Aires, cresciuto a Puerto Madryn in Patagonia, e arrivato in Italia giovanissimo per provare a sfondare nel calcio. Una frase ripetuta in tutte le occasioni in cui il suo nome è stato accostato, per indiscrezioni di mercato, ad altri club. Un legame con la città rafforzato anche dall’idea di aprire con la moglie uno store sportivo vicino a Corso Francia.

TECNICI

– Il 24 settembre, tra pochi giorni, Cristian Ledesma compirà 30 anni. Gioca nella Lazio dall’estate 2006. Passano le stagioni, cambiano gli allenatori, ma l’italo-argentino resta sul ponte di comando a dirigere le operazioni. Delio Rossi lo adorava, amava i suoi silenzi e lo spirito da lavoratore instancabile, capace di “darti” la prestazione e di non bucare la partita anche nei momenti meno brillanti di forma. Ballardini, dopo averlo lusingato nei primi giorni di allenamento ad Auronzo di Cadore, venne costretto a “tagliarlo” e chissà se si è mai pentito di quella scelta che ha inciso in modo profondo sul suo percorso professionale. Qualche mese dopo arrivò Reja e Ledesma al Tardini di Parma si ritrovò subito in campo a lottare per evitare la retrocessione in B. E’ stato continuo, un punto di riferimento imprescindibile e anche Petkovic se n’è accorto. Forse Ledesma, che tra tante doti tecniche e tattiche ha il suo difetto principale nella velocità, non è l’ideale per il pressing. Ma nel mix scelto dal tecnico di Sarajevo, tra le idee del nuovo corso e le certezze del passato, Cristian si è ritrovato come al solito al centro del mondo, l’equilibratore della Lazio, il centrocampista di saggezza e di governo nella distribuzione del gioco, il guardiano della linea difensiva, il mediano capace di coprire le spalle ai trequartisti lanciati all’assalto.

SPESSORE

– Anche il modulo è stato disegnato su misura. Ledesma oggi fa il terzo difensore centrale con funzioni di regìa, è il vertice basso del centrocampo, il re delle coperture per Petkovic, che reclama triangoli e diagonali per regalare una concezione armonica alla squadra, disposta sul campo in modo compatto. E’ il primo dei centrocampisti che deve avviare l’azione, è il primo dei difensori per interrompere il gioco avversario. Un playmaker di sostanza e di spessore difficile da sostituire

(fonte Cds)

Cittaceleste.it

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