Dopo mille giorni, Marchetti in azzurro

Dopo mille giorni, Marchetti in azzurro

Ci sono voluti quasi mille giorni e mille parate, ma Federico Marchetti alla fine ce l’ha fatta: torna in nazionale, Cesare Prandelli lo chiamerà per l’amichevole contro l’Olanda, il 6 febbraio ad Amsterdam. Il giorno dopo il portiere della Lazio compirà 30 anni, un bel regalo azzurro, insomma. Da tempo…

Ci sono voluti quasi mille giorni e mille parate, ma Federico Marchetti alla fine ce l’ha fatta: torna in nazionale, Cesare Prandelli lo chiamerà per l’amichevole contro l’Olanda, il 6 febbraio ad Amsterdam. Il giorno dopo il portiere della Lazio compirà 30 anni, un bel regalo azzurro, insomma. Da tempo Marchetti è osservato speciale di Vincenzo Di Palma, braccio destro del c.t. della nazionale, ma solo negli ultimi tre mesi lo staff azzurro ha cominciato a seguirlo come un’ombra, all’Olimpico come in trasferta. E i report portati a Prandelli non possono che essere impeccabili: da due anni a questa parte raramente Marchetti ha sbagliato una parata o si è distratto commettendo un errore. E anche fuori dal campo le relazioni sono migliorate: prima Marchetti si portava dietro la fama dello spocchioso, poi è arrivato Petkovic con i suoi consigli pratici e mediatici: «Pensa solo alla Lazio, la nazionale sarà una conseguenza». E così è stato. Del resto Super Marchetti ha la forza dei numeri dalla sua parte: la miseria di 12 gol subiti in stagione (11 in campionato, 1 in Europa League), imbattuto quasi per 600 minuti, una saracinesca che ha contribuito come e forse anche più di Klose alla striscia dei 16 risultati utili, che ha messo la Lazio al secondo posto in campionato e con un piede in finale di Coppa Italia. Ma certamente sono stati i miracoli contro la Juventus prima in campionato e poi in coppa ad aver fugato i dubbi residui del c.t., da sempre orientato a puntare sul gruppetto dei fedelissimi Sirigu, Viviano, De Sanctis e, ovviamente, Gigi Buffon. Le ultime prestazioni hanno sancito una sorta di obbligo di convocazione: per pubblico, statistiche e addetti ai lavori è lui il migliore della serie A e, a non chiamarlo, si correva il rischio dell’impopolarità. Così, fuori Viviano e dentro il portiere della Lazio, uno che in Nazionale la porta l’ha già difesa 8 volte subendo 7 gol, i più dolorosi senz’altro gli ultimi 3. Era il 24 giugno 2010 quando l’Italia cadde sotto i colpi dei «carneade» slovacchi Vittek e Kopunec e dice addio al Mondiale sudafricano chiudendo l’era Lippi. Marchetti era lì, finito nel frullatore delle polemiche tra un ciclo che arrivava al capolinea e una squadra da rifondare totalmente. Certo, per Cannavaro e Del Piero non si trattava di un dramma, un Mondiale lo avevano già in bacheca e potevano lasciare l’azzurro da vincenti e senza rimpianti. Per Marchetti, invece, il cambio di c.t. ha significato ripartire da zero e la querelle con il presidente Cellino ai tempi del Cagliari non lo ha certamente aiutato, visto che ha dovuto stazionare sulle tribune del Sant’Elia per un’intera stagione. Ma il ritorno in Nazionale è sempre stato il suo obiettivo dichiarato, anche a costo di entrare in collisione con chi l’azzurro lo allena e deve fare le scelte. «Prandelli? Non mi ha mai chiamato, ma la speranza è l’ultima a morire», diceva Marchetti ad ottobre. Un mese ed un confronto con Petkovic più tardi, ecco la virata mediatica: «Non baratto la Champions con il prossimo Mondiale – le parole del portiere – Prandelli ha le sue idee, ma io non mi abbatto: magari lo convincerò». Ce l’ha fatta. Ha conquistato l’azzurro pensando solo al biancoceleste.

Il Corriere della sera

Cittaceleste

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy