E’ già una Lazio da Champions

E’ già una Lazio da Champions

 E’ un volo da Champions. Dopo Juve e Napoli, ci sono le aquile della Lazio, condidate per la poltrona di terza forza del campionato. Sorretta dalla classe di Hernanes e trascinata dai colpi di Klose, vero signore del gol, la squadra biancoceleste ha spazzato via il Pescara, l’ha preso e…

 E’ un volo da Champions. Dopo Juve e Napoli, ci sono le aquile della Lazio, condidate per la poltrona di terza forza del campionato. Sorretta dalla classe di Hernanes e trascinata dai colpi di Klose, vero signore del gol, la squadra biancoceleste ha spazzato via il Pescara, l’ha preso e stritolato con la sicurezza e la forza che appartengono soltanto alle grandi. Tre reti e partita chiusa dopo mezz’ora. Petkovic sa soltanto vincere. Ottavo successo in undici partite ufficiali dall’inizio della stagione, terzo blitz in trasferta dopo i colpi di Bergamo con l’Atalanta e di Verona con il Chievo. Ha impressionato la tranquillità con cui la Lazio ha dominato la partita, giocando in scioltezza, alternando un elegante palleggio a progressioni devastanti in profondità. Ha confermato i suoi valori e ha dato l’impressione di poter crescere ancora. E’ riemersa dalla doppia sconfitta con Genoa e Napoli (unica partita sbagliata sinora) con la rabbia e la fame evocata spesso dal suo nuovo allenatore, autentica rivelazione del campionato. Perché se alla fine la differenza riescono a farla celebrati campioni come Hernanes e Klose (quando segnano loro, la Lazio vince sempre), dietro al terzo posto e ad una fiammante partenza di stagione c’è il lavoro di questo signore di Sarajevo. Ha dato organizzazione di gioco al centrocampo e copertura alla difesa balbettante di inizio estate. Riesce a far convivere tre trequartisti (Hernanes, Mauri e Candreva), gioca con un’ala (Lulic) trasformata in terzino sinistro, e ha convinto tutta la squadra a sacrificarsi sul campo. Zarate, lasciato a casa per scarso attaccamento alla causa, forse avrà visto in tv come Klose torna in difesa ad aiutare e come le mezze-ali si scambiano le posizioni con gli esterni. La Lazio è un’orchestra che permette ai suoi tenori di esaltarsi. S’è fermata la squadra biancoceleste nella ripresa e avrebbe potuto segnare altri gol. Meglio così, altrimenti la curva del Pescara si sarebbe esasperata: tra lo scoppio di qualche petardo e il lancio di diversi fumogeni, più volte lo speaker dell’Adriatico ha ventilato l’interruzione della partita. De Marco, con intelligenza, ha fatto correre il gioco e si è arrivati senza sussulti alla fine.

TRIPLETTA– Non c’è stata partita e l’Adriatico neppure ha avuto il tempo di illudersi. Come aveva promesso Petkovic, la Lazio ha cominciato subito a dominare e ha preso il controllo delle operazioni. Copione rispettato grazie al talento del Profeta. Hernanes ha indovinato dopo cinque minuti il gioiello su punizione. Gesto balistico da applausi, almeno 25 metri di distanza. Forse la barriera non era piazzata bene, Perin è rimasto a guardare e il brasiliano ha festeggiato il suo quinto gol stagionale (quarto in campionato) con una capriola. Come se non bastasse la differenza di categoria tra le due squadre, quel gol s’è rivelato una tremenda mazzata per Stroppa. Niente pressing, Blasi e Cascione neppure riuscivano a mordere le caviglie di Hernanes e Gonzalez, arrivando sempre in ritardo sul pallone. Davanti Caprari, Vukusic e Celik non hanno mai beccato palla: quei tre erano tagliati fuori dal gioco. Troppo distanti tutti gli altri giocatori di Stroppa, incapaci di accompagnare l’azione. Troppo forte la Lazio, che ha mantenuto con costanza il possesso del pallone. Fraseggio corto e improvvisi cambi di gioco a tagliare il campo. Il Pescara correva a vuoto, la squadra di Petkovic andava in porta. Ci hanno provato Hernanes e Mauri prima che salisse in cattedra Klose, firmando la sua quarta doppietta italiana. Al 25′ ha duettato con Candreva e s’è infilato nel corridoio tra Terlizzi e Capuano, ha saltato Perin in uscita e ha depositato in rete. Dieci minuti dopo, sfruttando un angolo di Hernanes, ha umiliato Terlizzi sullo stacco aereo e ha colpito di testa, fulminando Perin.

MELINA – Si sono visti gli effetti del turnover. Il tedesco, a cui erano state risparmiate le fatiche di Europa League con il Maribor, ha interrotto un digiuno che durava da quattro partite ed è tornato ai suoi livelli migliori. In partenza per la Germania, dove lo attende il ct Loew, è stato sostituito a venti minuti dalla fine da Floccari, che ha sfruttato un’altra occasione per dimostrare freschezza e voglia di giocare. Petkovic ha inserito anche Cavanda (per Konko) e Cana (per Biava). Stroppa aveva provato a cambiare l’inerzia di una partita già chiusa inserendo Jonathas, ancora più a disagio di Vukusic, troppo leggero per la difesa biancoceleste. Ci ha provato Quintero (entrato al posto di Celik) con i calci piazzati a sorprendere Marchetti, Abbruscato s’è divorato un gol quasi fatto, Mauri e Candreva non hanno avuto la forza e la cattiveria per calare il poker, ma la partita era già finita. La Lazio ha chiuso in controllo e ha mandato un segnale chiarissimo al campionato. Nessuno potrà più sottovalutarla.

Il Corriere dello Sport

Cittaceleste

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