E’ il capolinea ma Petkovic tiene duro

E’ il capolinea ma Petkovic tiene duro

ROMA – Un passo alla volta, avanti adagio, aspettando le mosse di Petkovic e della federazione svizzera. S’è messo in un bel pasticcio Vlado e ora Lotito, che non perdona, lo sta cucinando a fuoco lento. Il presidente della Lazio valuta e aspetta. Dall’allenatore non ha avuto in merito ai…

ROMA – Un passo alla volta, avanti adagio, aspettando le mosse di Petkovic e della federazione svizzera. S’è messo in un bel pasticcio Vlado e ora Lotito, che non perdona, lo sta cucinando a fuoco lento. Il presidente della Lazio valuta e aspetta. Dall’allenatore non ha avuto in merito ai contatti con Berna alcuna informazione, neppure ieri – sembra – nell’incontro avvenuto all’ora di pranzo a Formello. Secondo altre versioni, avrebbe negato. Lotito non ha ancora deciso di esonerarlo e gli ha concesso altre tre partite per invertire la rotta, rinviando a Natale la possibile svolta. Lo ha dichiarato lunedì notte, davanti ai microfoni, nella pancia dell’Olimpico dopo la disfatta con il Napoli. Lo ha ripetuto ieri ai giocatori, di fronte allo stesso Petkovic, rinviando di 270 minuti la resa dei conti. E’ ovvio che non possa mandare via o dismettere l’intera squadra, a cui ha chiesto una reazione. Ma potrebbe cambiare l’allenatore, difeso a oltranza nonostante sia sprofondato in una crisi di risultati (una vittoria nelle ultime nove giornate di campionato) e di gioco. Alternative: tra Reja e Bollini, possibili traghettatori, si sta facendo largo Devis Mangia, ex ct dell’Under 21. Ma la società non garantirà (inizialmente) più di sei mesi di contratto. 

 

SORTEGGIO

– Petkovic si giocherà tutto con Torino, Livorno e Verona, mettendoci nel mezzo anche l’ultimo turno di Europa League con il Trabzonspor, che può garantire il primo posto nel girone, un bonus supplementare di 400 mila euro, e un ingresso da testa di serie nel tabellone dei sedicesimi. Ma la sensazione è che il destino del tecnico bosniaco non sia legato solo ai risultati. Può pesare molto di più il suo futuro nei rapporti con la società, che si è sentita spiazzata dalle indiscrezioni, dalle notizie e dalle conferme arrivate a pioggia dalla Svizzera. Petkovic, da almeno un mese, sarebbe coinvolto in una trattativa segreta con la federazione come sostituto del ct Hitzfeld dopo il Mondiale in Brasile. E’ in scadenza e dal punto di vista regolamentare non esistono divieti per gli allenatori, la Fifa non disciplina questa materia come nel caso dei calciatori (liberi solo nell’ultimo semestre di contratto) e anzi autorizza anche i trasferimenti verso o da federazione estera nel corso della stessa stagione, a patto che avvenga una risoluzione consensuale. Nel caso di Petkovic, il nuovo rapporto partirebbe da luglio del 2014. Il punto è un altro. La Lazio lo ha saputo da Blick, che lo ha annunciato in prima pagina, e sono arrivate le conferme di tantissimi addetti ai lavori. Se non ha firmato, di sicuro è molto vicino: si parla di accordo raggiunto. Persino il portavoce della federazione ha ammesso un incontro con Petkovic. E poi è arrivato il comunicato in cui Berna spiegava di non aver ancora scelto il futuro ct. Una foglia di fico dietro a cui si sono nascosti tutti, a partire dall’allenatore della Lazio, che sinora ha negato tutto, anche i contatti, e ha un solo modo per dribblare l’argomento: non rispondere come è successo l’altra sera in diretta tv su Sky. Ieri in Svizzera ipotizzavano venerdì, in occasione del sorteggio dei Mondiali, come il giorno del possibile annuncio. Ma può darsi che il silenzio prosegua sino a Natale, quando «arriverà il bambinello», come ha raccontato Lotito. 

EFFETTI

– La sintesi si traduce in una fase di stallo che non aiuta la Lazio a uscire dal tunnel. Non si parla ancora di esonero. E Petkovic non ha mai pensato alle dimissioni. In mezzo può esserci qualche soldo di cui discutere da qui a giugno per Vlado e lo staff. Ma la fiducia della società nei suoi confronti è scaduta e lo squadra lo sa, forse anche per questo motivo sono emersi gli egoismi e si è smarrito lo spirito di gruppo, a cui bisognerebbe aggiungere un’organizzazione tattica migliore per mascherare difetti strutturali conosciuti. E allora non si capisce cos’altro ci sia da aspettare.

Corriere dello Sport

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