E’ il derby di Lotito e Pallotta

E’ il derby di Lotito e Pallotta

 1-15-29-36 e 44. È la cinquina proposta del Gioco del Lotto chiaramente ispirata al derby della Capitale di campionato numero 140. Uno come i derby da allenatore di Andreazzoli all’esordio; 15 come la lupa secondo la smorfia napoletana; 29 giorno del primo derby della storia nel 1929; 36 come l’aquila…

 1-15-29-36 e 44. È la cinquina proposta del Gioco del Lotto chiaramente ispirata al derby della Capitale di campionato numero 140. Uno come i derby da allenatore di Andreazzoli all’esordio; 15 come la lupa secondo la smorfia napoletana; 29 giorno del primo derby della storia nel 1929; 36 come l’aquila e 44 ossia il numero di discipline della Polisportiva Lazio.

Tutto per questo derby, una partita che esce dal rettangolo di gioco ed entra prepotente nelle case dei romani: anche di chi non è proprio un «malato» di calcio. Perché il derby della Capitale ha un sapore unico, è un evento che va ben oltre la partita di calcio, cresce col passare dei giorni e diventa, a ridosso del match, il fulcro dell’attenzione cittadina.

Mai come quest’anno poi le due squadre arrivano alla stracittadina di ritorno in un momento chiave della stagione. Da una parte la Roma, che ha già perso quello dell’andata e dopo il naufragio zemaniano si ritrova a un bivio della sua stagione fin qui molto deludente. Perdere di nuovo vorrebbe dire addio, probabilmente in maniera definitiva, all’Europa del prossimo anno. E comunque pregiudicherebbe ancor di più la già scarsa fiducia di buona parte della tifoseria in questo nuovo ciclo americano: dicotomico. Da una parte grande rilancio del club, sponsor pazzeschi, stadio e idee meravigliose, dall’altra un andamento sul campo a dir poco da dimenticare. Anche la Lazio arriva all’appuntamento col derby in un momento topico: dopo la scoppola con rapina subita in Europa League e tre giorni prima della gara di ritorno (dentro o fuori col Fenerbahce: si parte dallo 0-2 e senza tifosi) e con la «grana» Juve subito dopo: posticipo in programma lunedì 15.

Ma sarà soprattutto lo strano derby dei due presidenti lontani tra loro anni luce. Primo in assoluto dal vivo per l’americano James Pallotta che arriverà per l’occasione (ma anche discutere con Totti la «pratica» rinnovo) questa mattina e vanta imbattibilità: con lui presente allo stadio la Roma non ha mai perso (tre volte in campionato all’Olimpico e una nell’amichevole negli States).

Il tycoon bostoniano, che non ha mai incontrato il numero uno biancoceleste, ha sempre cercato di smorzare le polemiche con il suo collega-rivale che invece più volte lo aveva «punzecchiato» a distanza. «Noi non vendiamo sogni, ma solide realtà» ha detto in passato Lotito che più volte ha scherzato su Topolino e il nuovo mondo giallorosso messo in piedi dagli americani. «He’s funny» aveva seccamente replicato Pallotta che probabilmente conoscerà il dirimpettaio proprio lunedì sera. Per lui questo derby assume un’importanza particolare perché, dopo il secondo fallimento in due anni, ha bisogno di ridar fiducia al popolo giallorosso dal quale ha ricevuto un’incredibile apertura di credito. Complici anche gli investimenti effettuati fin qui: 24 giocatori acquistati in due stagioni per una spesa pari a circa 70 milioni.

Diametralmente opposta la situazione per Claudio Lotito, la cui Lazio sta andando a vele spiegate nonostante l’incidente in Europa League e un mercato non fatto certo di esborsi economici ai livelli degli americani (1.8 milioni spesi quest’anno per Ciani). Il bilancio è: biancocelesti già in finale di coppa Italia (dove rischiano tra l’altro di ritrovare proprio la Roma) e una posizione in classifica che consente alla Lazio di sperare almeno in un piazzamento per la prossima Europa League. Esattamente in pari il suo bilancio da presidente nei derby: dei 17 giocati in campionato la «sua» Lazio ne ha vinti sette e persi altrettanti con tre pareggi.

Ma sono numeri, parole: e quelle che avranno un senso lunedì notte, saranno solo quelle espresse dal campo.

Il Tempo

Cittaceleste

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