Ederson+Hernanes: show brasiliano

Ederson+Hernanes: show brasiliano

Ha detto «lo giuro». Ha giurato di essere fedele alla Repubblica Italiana e ha ottenuto il passaporto. Ha giurato di servire la Lazio e di farla volare, s’è preso subito l’Olimpico, alla prima occasione: «Il primo gol lo festeggerò volando, è una promessa», disse nel giorno del suo battesimo laziale.…

Ha detto «lo giuro». Ha giurato di essere fedele alla Repubblica Italiana e ha ottenuto il passaporto. Ha giurato di servire la Lazio e di farla volare, s’è preso subito l’Olimpico, alla prima occasione: «Il primo gol lo festeggerò volando, è una promessa», disse nel giorno del suo battesimo laziale. Ederson le promesse le mantiene, è l’uomo del destino. Da piccolo segnava ed esultava mimando il volo dell’aquila, era il suo canto libero: «Lo facevo perché in campo mi sentivo libero come un’aquila». Si sentiva libero di sognare segnando e volando, continua a sentirsi così. Ederson l’aquila con l’Italia e la Lazio nel cuore. Sono serviti cinque anni di trattative per portarlo a Roma, nella città che l’ha adottato. E’ un brasiliano-italiano, vive tra i due mondi, restando fedele alle sue origini, assimilando la nostra cultura. Ederson l’aquila che vola in campo, ha segnato di testa, con forza e potenza perché non ha solo piedi di zucchero. E’ un jolly adattabile in più ruoli e in più moduli. E ora i tifosi sognano di vederlo accanto a Hernanes, il duo fantasia stuzzica il popolo biancoceleste, intriga anche Petkovic. Ederson più Hernanes: si può a certe condizioni, in certi momenti, in certe partite. La BrasiLazio sta nascendo, promette colpi magici e voli infiniti, liberi e belli come un canto. Ederson e Hernanes sono amici, non solo colleghi. Parlano, si consigliano, sognano il Mondiale 2014, dividono la stanza in ritiro. Sorridono sempre, si sono innamorati della Lazio e dell’Italia, a Roma si sentono a casa. Sono aquile, sono fratelli biancocelesti. In campo giurano fedeltà e vittorie, ti fanno volare. Fuori ti danno il cuore e ti fanno sentire come batte.

Le parole di Ederson: «Svilupperò il mio gioco, voglio aiutare di più la Lazio. Dai tifosi un’emozione forte»
Il primo gol, il volo dell’aquila, un’esultanza scritta nel destino. Ederson s’è goduto un lunedì di riposo e gioia, ha raccontato le sue emozioni in Brasile: «Sono molto felice per il gol, la partita non era iniziata come avremmo voluto, ma quando abbiamo aperto le marcature in campo ci siamo tranquillizzati». S’è preso la copertina, sognava l’esordio da titolare, ha dovuto aspettare un bel po. E quando Petkovic l’ha chiamato, lui ha risposto presente: «Abbiamo messo in pratica il nostro calcio e abbiamo ottenuto una vittoria molto importante contro il Siena». Ederson s’è emozionato, la Nord ha urlato il suo nome: «E’ stato molto emozionante sentire quella folla urlare il mio nome, spero sia anche la prima di tante altre volte volte».
LA CRESCITA – L’infortunio al ginocchio destro ha frenato il suo volo, l’ha messo ko, l’ha costretto a restare chiuso in infermeria all’inizio del precampionato. Ederson crescerà, l’ha promesso: «Sto sviluppando il mio gioco in modo buono. E’ chiaro, tutti quanti dobbiamo migliorare. Io lavoro per dare il massimo, l’affiatamento con i compagni verrà col tempo così come il ritmo di gioco. Devo crescere sotto questi punti di vista, ho bisogno di pazienza e calma per aiutare la squadra nel miglior modo possibile».

La vita:  parla cinque lingue e ama la pasta. Il suo idolo era Ronaldo
Nel mondo di Ederson, alla scoperta dell’italo-brasiliano che ama la pasta, gli spaghetti in particolare (magari alla carbonara), e va matto anche per la pizza. S’è innamorato della Lazio tanto tempo fa, non ha mai smesso di seguirla dal 2007 ad oggi, da quando il suo nome fu associato ai biancocelesti per la prima volta (a quel tempo giocava nel Nizza). Ederson è diventato italiano e laziale, ha sposato Patrizia Pighini, suo ex manager, ed è diventato tifoso davanti alla tv. E’ un personaggio alla Hernanes, è molto religioso (è un atleta di Cristo), è uno studioso, parla cinque lingue (portoghese, spagnolo, italiano, francese e inglese). «Dio è ovunque, guida ogni nostra azione, è il mio unico faro», ripete spesso. Quando è sbarcato a Roma s’è precipitato in Vaticano, un anno fa si recò a Lourdes: «Ero alla ricerca della pace, della salute e dell’amore, le sole cose che contano. Obrigado Madonna», scrisse sul profilo Twitter. Nel calcio è stato un seguace di Ronaldo: «Amo il mio Paese, il mio idolo è Ronaldo. Ho pianto a dirotto quando ha smesso».
LA FAMIGLIA – Ederson è un marito romantico, ha conquistato la moglie con una canzone di Sting, viaggiando verso Parigi, Milano e Madrid, senza dimenticare Roma. Ederson è un papà dolcissimo, lui e Patrizia sono genitori del piccolo Alessandro, ha appena due anni, il pallone è già il suo miglior amico.

La solidarietà: Papà del piccolo Alessandro, in Brasile lui e la moglie Patrizia aiutano gli orfani
Il piccolo Alessandro è la gioia di papà Edy e mamma Patrizia, si sono sposati nel 2008 dopo essersi conosciuti a Montecarlo. Ederson giocava nel Nizza, era molto giovane, ma ha sempre avuto la testa sulle spalle, la sua maturità è innata. Il piccolo Alessandro sorride sempre come Ederson, presto potrebbe avere un fratellino. A Edy e Patrizia piacerebbe adottare un bimbo brasiliano per salvarlo dalla povertà. Quando tornano in Brasile in vacanza visitano gli orfanotrofi, portano cibo e giocattoli nelle strutture, regalano un po di gioia ai bambini sofferenti. E’ un gesto bellissimo, sono due persone di cuore, due anime sensibili.
I PRIMI PASSI – Ederson s’è innamorato dell’Italia e del nostro Paese, ma non dimentica certo il Brasile. Iniziò a brillare sui campi di Parapuà, a 600 chilometri da San Paolo. Nacque una stella e il suo cammino s’illuminò presto: nel 2003 finì sul tetto del mondo, vinse il Mondiale con la Seleçao under 17. Non sfuggì agli osservatori del Nizza e i francesi se lo assicurarono dalla Juventude beffando il Monaco di Deschamps e il principe Alberto. Ederson, nel primo anno di esperienza nella Ligue 1, incantò tutti. S’inventò un grandissimo primo gol, sparò un bolide da 40 metri, tirò da centrocampo, quella prodezza è passata alla storia del calcio transalpino.

Le curiosità: E’ un maniaco del lavoro Nel 2002 stupì in un torneo italiano: lo voleva Capello
La fede nella religione, l’amore per la famiglia, il gusto per il cibo italiano, il culto del fisico. Ederson è un professionista esemplare, in Francia affiancava il lavoro in palestra agli allenamenti in campo. E un maniaco del lavoro, si è rialzato dopo tanti infortuni: «L’arma più potente di un uomo rimane però la sua forza di volontà», è una delle sue massime più conosciute. Gli infortuni l’hanno frenato spesso, è successo anche nelle prime settimane d’avventura laziale. Ederson è finito al tappeto dopo uno scontro fortuito con Hernanes, quell’incidente di gioco s’è verificato ad Auronzo di Cadore, era metà luglio. Ederson ha sofferto, ha lavorato sodo, ha dovuto aspettare due mesi per giocare la sua prima gara da titolare.
CAPELLO – «E’ un campione», lo presentò così Lotito a giugno. Lo inseguiva da anni, è riuscito a portarlo a Roma. Ederson esplose nel Nizza e fu acquistato dal Lione per 14 milioni di euro, la Lazio è stata brava a prenderlo a parametro zero. Ederson sfiorò l’Italia nel 2002, aveva solo 16 anni, conquistò Fabio Capello durante una partita giocata in Italia. Ederson militava nell’Rs Futebol (club di Alvorada, città dello stato Rio Grande do Sul), partecipò al torneo di Osimo, vinse in finale contro Aquilani. Capello era il tecnico della Roma, chiese quel brasiliano. Ma la Lazio era nel suo destino.

fonte: CdS

Simone Davide

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