Finalmente Keita

Finalmente Keita

Keita Balde Diao segnava valanghe di gol nel Barcellona: viveva nella Masia, per molti aveva il futuro assicurato in blaugrana. Invece se lo coccola la Lazio, che dal 3 gennaio potrà finalmente vederlo in campo anche per le partite vere. Ma perché un potenziale fenomeno si è ritrovato a giocare…

Keita Balde Diao segnava valanghe di gol nel Barcellona: viveva nella Masia, per molti aveva il futuro assicurato in blaugrana. Invece se lo coccola la Lazio, che dal 3 gennaio potrà finalmente vederlo in campo anche per le partite vere. Ma perché un potenziale fenomeno si è ritrovato a giocare nel Cornellà, società satellite del Barcellona, anziché nella cantera? Tutta colpa di un cubetto di ghiaccio. Nel 2010, con il Barça in Qatar per un torneo, l’allora 15enne Keita fece uno scherzo innocentissimo a un compagno mettendo del ghiaccio, appunto, nel suo letto. Atto considerato talmente grave da mandarlo «in punizione » in una squadra affiliata. Un suicidio calcistico in piena regola. Colpaccio Perché in Spagna, per i giovani, il prestito non è previsto, ci si limita a un’opzione: il vincolo si scioglie e si rifirma se si torna alla base. Ma dopo i 47 gol con il Cornellà, quando il Barcellona lo rivolle indietro, Keita disse no. Lo volevano Real Madrid, Manchester United e Juventus, e l’intermediario Nunzio Marchione, che per sei anni ha vissuto a Barcellona, lo aveva segnalato a Tare, che lo mandò a vedere con sole referenze positive. Un paio di colloqui con i genitori e la firma: contratto fino al 2015, che al compimento del 18°anno (8 marzo) potrà allungarsi di altri due anni.



300mila euro sborsati dalla Lazio come indennizzo: 270mila al Barcellona, 30mila al Cornellà. Paragoni eccellenti Twitta in spagnolo, parla romano: Keita, rimasto folgorato dalla città, ama la mozzarella e mangia in continuazione («è un mistero come possa avere quel fisico», scherza chi lo conosce),main campo salta uomini come birilli. Calcia di destro e di sinistro con la stessa facilità, può partire esterno in un tridente — come quello di Bollini—o appoggiare una prima punta: il paragone meno impegnativo è quello con El Shaarawy, ma c’è chi lo accosta a Eto’o o Balotelli. «Ma rispetto a SuperMario ha un’altra testa». A Formello, dove vive, ha legato con tutti: Diakite lo ha aiutato quando l’astinenza da campo si faceva sentire, Hernanes e Klose i modelli da seguire. E poi Olympia, che saluta ogni giorno, e Petkovic: il tecnico lo segue da vicinissimo e, salvo sorprese, lo porterà in ritiro l’estate prossima, machissà che non possa farlo esordire prima. Pratica risolta Con la Lazio ha giocato solo amichevoli e tornei (al Wojtyla, Keita ha segnato sei gol in quattro partite, due dei quali decisivi nella finale con l’Hajduk): è arrivato a Formello nell’estate del 2011, ma la burocrazia spagnola non è migliore di quella italiana. La pratica per il passaporto e lo status di comunitario (Keita è nato in Spagna, da genitori senegalesi) si chiuderà in qualche mese: la Lazio, però, non volendo più aspettare ha deciso di occupare con lui la casella di extracomunitario inizialmente destinata a Breno. Sarà tra i 12 che a Stoccarda giocheranno un torneo indoor e il 12 gennaio, a Pescara, gli occhi saranno tutti per lui. Che ha altri tre fratelli calciatori, il più piccolo dei quali, Mamadou jr. 12 anni, ha segnato 170 gol in un anno, sempre nel Barcellona. Buon sangue non mente.

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