IL TEMPO – “Giorgio ci difendeva con il fucile”

IL TEMPO – “Giorgio ci difendeva con il fucile”

ROMA – Il mito è tornato a casa, riposerà in eterno accanto al suo maestro. Racconti di Lazio, di whisky e pistole, di spogliatoi divisi in due, di uno scudetto amato oggi come quarantanni fa. Tommaso e Giorgio, eroi di una volta, di un calcio che non esiste più, protagonisti…

ROMA – Il mito è tornato a casa, riposerà in eterno accanto al suo maestro. Racconti di Lazio, di whisky e pistole, di spogliatoi divisi in due, di uno scudetto amato oggi come quarantanni fa. Tommaso e Giorgio, eroi di una volta, di un calcio che non esiste più, protagonisti di una squadra invincibile. È difficile tentare di immaginare l’amore che si sono trasmessi, ha provato a farlo per noi Massimo Maestrelli, figlio dell’allenatore campione d’Italia ’73-’74. In compagnia del fratello gemello Maurizio è stato la mascotte della Lazio più bella: ricordi da brividi, un’infanzia speciale, magnifica.

Massimo, cosa significa essere stato il figlio di Tommaso Maestrelli?

«Aver vissuto una buona parte della mia vita accanto a una persona fantastica. Ci ha sempre reso partecipi in tutto e per tutto, siamo cresciuti in fretta anche grazie all’ambiente che frequentavamo. Passavamo le nostre giornate a Tor di Quinto, i giocatori ci trattavano come ragazzi di 16-17 anni, peccato che ne avevamo solo 10. Si parlava di donne, di whisky, di pistole, di macchine, di bella vita, io e mio fratello ci divertivamo molto. Abbiamo capito l’importanza di nostro padre solo qualche anno più tardi. Aver vinto uno scudetto, in quel modo, resterà per sempre nella storia ».

Che ricordo ha di Giorgio Chinaglia? Per lei e Maurizio è stato come un fratello maggiore?

«Si, non c’è dubbio, ci voleva un bene dell’anima. Si è sempre fatto sentire con noi, anche quando era lontano. Siamo stati in America diverse volte, ci portava in giro con la sua famiglia, ci vedeva come due fratelli più piccoli. Quando arrivo a Roma per prendere la Lazio, ci offrì un posto in società e ci disse che eravamo io e Maurizio il futuro del club».

E come andò a finire?

«Fu di parola. Noi studiavamo Economia e Commercio, andavamo all’Università, ma tramite Felice Pulici riuscì a trovarci un posto in società. Andavamo il pomeriggio per fare esperienza, mi ricordo che a Natale di quell’anno ci chiamo e ci diede 200 mila lire. Fu un periodo bellissimo, impossibile da dimenticare».

Che rapporto aveva Chinaglia con la sua famiglia?

«Lui veniva sempre da noi, finito l’allenamento pranzava a casa nostra, spesso si lamentava di un compagno che magari al campo qualche ora prima non gli aveva passato la palla. Il pomeriggio ci portava a fare le passeggiate, era molto presente. Mi ricordo che dopo il famoso derby, quello del dito sotto la Sud, Giorgio attraversò un periodo difficile. A casa nostra arrivarono molte minacce, diverse erano indirizzate anche a me e mio fratello. In quei giorni mio padre decise di ospitarlo a dormire a casa: lui si presentò con un fucile e restò per molte ore sul balcone a fare la guardia. Rassicurò tutta la mia famiglia, disse che ai gemelli non sarebbe accaduto nulla».

Nella stagione ’74-’75 Tommaso Maestrelli si ammalò e Chinaglia decise di lasciare la Lazio. Suo padre prese questo gesto come un tradimento? «No, assolutamente. Papà aveva grande rispetto per Giorgio e aveva compreso la sua scelta. Sono convinto che se avesse voluto, sarebbe riuscito a trattenerlo. Era semplicemente un padre che aveva capito la scelta del figlio».

Da questa sera suo padre e Giorgio resteranno insieme per sempre.

«Io a Prima Porta ci vado sempre con estremo piacere, per me non è un luogo triste, è un momento di condivisione, un momento tranquillo. Pensare a Giorgio fuori dall’Italia e così lontano mi ha sempre fatto molto male. Finalmente il sogno di rivederlo qui sta per realizzarsi, è la ricongiunzione di due persone che si sono amate allo stesso modo: vedere mio padre senza Giorgio mi trasmetteva un po’ di tristezza, insieme hanno passato gli anni più belli della loro vita. E poi ritroverà mio fratello e mia sorella, proteggerà anche loro due».

Allo stadio la Nord ha dedicato uno striscione a suo padre e Giorgio. Che cosa ha provato?

«Io l’ho visto dalla tv, i miei figli e quelli di mio fratello invece erano in curva, è stata una grande emozione soprattuto per loro. Sono contento anche per i tifosi che da oggi potranno portare un fiore ai due miti della Lazio. Ringrazio tutte le persone che ci sono sempre state accanto in questi anni a volte difficili. Saranno per sempre la nostra forza». (Il Tempo)

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