Hernanes: la luce della Lazio

Hernanes: la luce della Lazio

Forse il problema potrebbe essere l’aquila che volteggia nel cielo biancazzurro dell’Olimpico. Già una volta, portata lontano da quel suo ambiente prediletto, Olimpia tentò la fuga, nel ritiro estivo sulle Dolomiti. Potrebbe prendere male un altro trasloco e svolazzare lontano sulle colline veronesi. Non sembrano esserci altre controindicazioni e alla…

Forse il problema potrebbe essere l’aquila che volteggia nel cielo biancazzurro dell’Olimpico. Già una volta, portata lontano da quel suo ambiente prediletto, Olimpia tentò la fuga, nel ritiro estivo sulle Dolomiti. Potrebbe prendere male un altro trasloco e svolazzare lontano sulle colline veronesi. Non sembrano esserci altre controindicazioni e alla prossima bega fra Claudio Lotito e il Coni, il presidente potrebbe minacciare un trasferimento al Bentegodi, dove fra l’altro c’è una pista azzurra (e non rossa tendente al romanista) e dove la sorte sembra accogliente per la Lazio: questa è la sesta vittoria consecutiva, eguagliata una serie simile stabilita al Friuli di Udine ma ormai lontana, esauritasi da un decennio (2001-02). «Le statistiche non sono certezza di successo», racconta Vladimir Petkovic, però incrementano almeno il buonumore. L’allenatore debuttante in Serie A ha già raggiunto Tommaso Maestrelli, il tecnico del primo titolo: nell’avvio del torneo 74-75 piantò tre vittorie di fila con la Lazio scudettata. Poi finì quarto, dietro anche alla Roma. Un simile esito probabilmente non farebbe felici i cuori biancocelesti, però la stagione è troppo acerba per indovinare la bontà della maturazione. Intanto la Lazio resta in vetta, con Napoli e Juve; ha sempre vinto in questa estate (due pieni pure in Europa League) e ha un bilancio gol di 7-1. Un rigorino provocato da Klose ha costituito il primo peccato in campionato, ma si era già 0-3. 

I motivi Può darsi che con Hernanes in questa dimensione, la sua banda sarebbe passata anche sul campaccio più maledetto. Ma i numeri positivi addolciscono le storie, quindi meglio non essere troppo razionali. La doppietta del brasiliano, più la costruzione dell’altro centro, è da concorso di bellezza, però non che gli altri siano smorti approfittatori del talento del Profeta. La Lazio funziona in tutti i reparti: ha più tecnica e fisico, è più illuminata tatticamente. Come racconta Di Carlo, «il numero delle occasioni alla fine è quasi pari». Certo ma le due migliori dei suoi sono errori/regali di Dias, la terza un corner, la quarta un rigore. La Lazio invece è partita da lontano per arrivare all’esultanza, con le scavallate di Hernanes, rese più agevoli dagli anticipi di Biava, dai movimenti intelligenti di Mauri e Gonzalez, dalla sapienza di Ledesma e dalla potenza di Klose, al terzo gol (su 16 in A) al Chievo, mentre per Hernanes è il 4°su 22: quando si parla di vittima preferita. Ma soprattutto, per un’ora i gialloblù sbagliano tantissimo e patiscono quando la Lazio alza i ritmi. Con il doppio vantaggio e poi il triplo gli ospiti rifiatano (giovedì c’è il Tottenham), ma aumentano soltanto i corner (10-1). 

Aiutiamoci Per sgretolare la compattezza altrui, il Chievo usa troppo i lanci sui muscoli avversari. Il 4-3-1-2 diventa un tridente bacato, perché Thereau non rientra, aumentando la disparità in mezzo. Pellissier e Di Michele andrebbero serviti sulla corsa e rasoterra, i palloni in cielo li fanno innervosire. Per rimontare, Di Carlo non cambia quasi mai disegno ma cerca più qualità e spietatezza (Marco Rigoni e Moscardelli per Hetemaj e Di Michele). Zero. Verdetto giusto, anche se l’allenatore si lamenta del primo gol: con Mauri a terra, qualcuno dei suoi vorrebbe fuori la palla, ma Hernanes tira dritto. «Fair play al contrario, cornuti e mazziati», dice. Ma non è l’immagine esatta di un pomeriggio molto laziale.

fonte: gazzetta dello sport

Simone Davide-Cittaceleste.it

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