E’ la Lazio di sempre

E’ la Lazio di sempre

MARIBOR – Hernanes e Klose, ci pensano loro, troppo facile. Uno è risorto, l’altro è tornato. Il genio risveglia la fantasia: Hernanes una splendida folgore, un gol spettacolare per sbloccare il risultato, lanciare la Lazio in Europa, ipotecare i gironi e continuare la sua rinascita. Klose di potenza, con la…

MARIBOR – Hernanes e Klose, ci pensano loro, troppo facile. Uno è risorto, l’altro è tornato. Il genio risveglia la fantasia: Hernanes una splendida folgore, un gol spettacolare per sbloccare il risultato, lanciare la Lazio in Europa, ipotecare i gironi e continuare la sua rinascita. Klose di potenza, con la capoccia: stacco imperioso per fissare il 2-0. Si sa, è un castigo di Dio sotto porta, solo lui può guarire la Lazio anemica. Un gol per tempo e la pratica è stata sistemata così. Servono i campioni ai biancocelesti, in primis quelli che stanno in casa. Miro non segnava da marzo e il Profeta vuole essere protagonista: gli ultimi aggiustamenti di Petkovic lo stanno favorendo. Sembrava perso alla causa, travolto dalla malinconia, spaesato per via dei traslochi tattici. Nelle ultime due partite è stato decisivo: un gol in amichevole contro il Malmoe (su rigore), un gol ieri contro il Mura e prestazioni più convincenti. Petkovic si gode la vittoria, ma domenica inizierà il campionato e sulla strada della Lazio non ci saranno lepri sempre mansuete. A Maribor il pronostico è stato onorato e, a tratti, anche il gioco. Vlado ha sdoganato il 4-1-4-1, una variante del 4-2-3-1. Ecco il disegno: un perno davanti alla difesa (Ledesma), centrocampisti offensivi avanzati, uomini vivaci, di quantità e qualità (Onazi e Hernanes), due ali ficcanti che si trasformano in attaccanti esterni (Mauri e Candreva), un centravanti pesante (Klose). «Il modulo è variabile», ripete il tecnico a cantilena. Vlado vuole lanciare gli assalti con tre-quattro uomini, bomber a parte. Bisognerà stare attenti al contropiede, può scattare come una tagliola, così accadeva nelle prime amichevoli. Ma oggi il pressing è meno alto, meno asfissiante, si gioca con più equilibrio.

ASSETTO –

S’è passati dal 4-2-3-1 al 4-3-3, sino al 4-1-4-1: è una via di mezzo convincente. La Lazio si trasforma in corsa, quando è in fase di non possesso i centrocampisti offensivi s’abbassano sulla mediana. Ci sono tanti trequartisti ed esterni in rosa, la formula può funzionare e con tutta probabilità sarà riproposta a Bergamo. Trovata la linearità di modulo, non possono mancare i gol, è un paradosso che Petkovic deve cancellare in fretta. Klose è a caccia della forma migliore, ma gli arrivano pochi palloni giocabili. I quattro che gli stazionano dietro devono essere in grado di assisterlo, c’è il rischio che si crei un mucchio selvaggio sulla trequarti e non si arrivi al tiro, soprattutto contro le difese chiuse a riccio (nei primi 25′ contro il Mura è successo). Rinascite, conferme e sorprese: Hernanes è più vivo, Ledesma funziona da lucchetto davanti alla difesa e Onazi è una trottola, una sentinella laboriosa e febbrile. Sta crescendo con continuità, rompe gioco e lo costruisce.

VALORI –

Sfida impari sul piano tecnico, differenza abissale sulla carta, valori e ricchezze opposti, ma nel calcio fisico di oggi essere più bello e più grande non ti fa essere necessariamente più forte. Petkovic s’è fatto due calcoli: ha risparmiato Lulic in vista del campionato (l’ha fatto entrare nella ripresa) e ha relegato in panchina Zarate per l’ennesima volta (ha avuto spazio nel finale, ha sfiorato il gol). C’è la fila per giocare in attacco, ne ha fatto le spese anche capitan Rocchi, finito in tribuna, è considerato la quinta punta, non l’avrà presa bene. Ha cominciato aggressiva, la Lazio. Non ha trovato subito il gol, ci ha messo trentuno minuti per colpire, ma s’è resa pericolosa con Candreva (ha sparato alto a porta vuota), con una capocciata di Klose e una volée di Mauri. La squadra s’è impadronita del gioco, però nei primi venti minuti ha palleggiato e traccheggiato troppo. Non è stato facile sfondare subito, il Mura s’è disposto a testuggine, schierando una linea di 10 uomini in difesa e lasciando l’ariete Fajic in avanti. Gli sloveni si sono mossi in branco, ruminano un calcio intriso di fierezza, ma anche di goffa modestia. Hanno provato a sigillare i pertugi e in buona parte ci sono riusciti. Anzi, uno spavento alla Lazio l’hanno fatto prendere. Hanno provato a sfondare a destra sistematicamente, dalla parte di Cavanda (ieri un po’ in sofferenza). Da manuale l’azione progettata intorno al trentesimo minuto del primo tempoi: Buzeti in percussione, palla centrale, velo e botta di prima di Eterovic (Marchetti fermo, palla di un soffio fuori, si era sullo 0-0). Il pericolo ha scosso la Lazio e dopo un paio di minuti è arrivata la parabola di Hernanes. Secondo tempo senza sorprese: Klose ha colpito dopo aver mancato un gol su papera del portiere Drakovic. Il Mura ci ha messo l’orgoglio, è andato vicino alla rete della bandiera con Fajic, uno dei migliori insieme al furetto Bohar (nel primo tempo le sue accelerazioni non hanno fatto solo vento). Il povero Mura, alloggiato a Maribor in un albergo a tre stelle, non poteva fare di più.

(fonte Cds)

Cottaceleste.it

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