I segreti di Petkovic

I segreti di Petkovic

Tutti dietro alla linea della palla, ma in modo diverso dal passato. Cambiando faccia durante la partita, difendendo con aggressività, alternando azioni di pressing alla capacità di intercettare il pallone attraverso il senso di posizione. La Lazio non è stata travolgente nelle ripartenze, come era successo a Bergamo, e non…

Tutti dietro alla linea della palla, ma in modo diverso dal passato. Cambiando faccia durante la partita, difendendo con aggressività, alternando azioni di pressing alla capacità di intercettare il pallone attraverso il senso di posizione. La Lazio non è stata travolgente nelle ripartenze, come era successo a Bergamo, e non ha dominato il gioco nella stessa maniera in cui era riuscita a Verona. Ma si è difesa in modo compatto, da squadra vera, quasi mai in affanno. Petkovic s’è guadagnato la stima e i complimenti di Villas Boas, ex delfino di Mourinho, salito sul tetto dell’Europa League due anni fa con il Porto. Un amante della tattica:  «La Lazio mi è piaciuta. Si è difesa, ma in modo aggressivo» ha raccontato il tecnico degli Spurs.

MURO – La difesa della Lazio è diventata un bunker. Solo due gol subìti in sei partite ufficiali, ma per un soffio non è diventato percorso netto. Una rete l’ha presa Bizzarri a tempo quasi scaduto nella partita di ritorno con il Mura per un’uscita sbagliata su un calcio piazzato. Pellissier su rigore (viziato da una posizione di fuorigioco) ha tolto l’imbattibilità a Marchetti, che l’aveva costruita anche con due o tre prodezze. In realtà, dopo le prime amichevoli estive, Petkovic ha registrato la difesa (sarebbe meglio parlare di fase difensiva) e la Lazio ha sempre rischiato poco. Ha sviluppato e migliorato il lavoro di Reja, mixandolo con le sue idee. Un percorso nato durante il ritiro di Auronzo e visibile (con un po’ di attenzione) sul campo.

PIRAMIDE – Come ha fatto la Lazio a trasformarsi in un bunker? Fondamentale l’aiuto tra i reparti, cominciano a difendere gli attaccanti e sin qui niente di nuovo. Petkovic, più che ai moduli, guarda ai principi. Sono i concetti classici della zona e del pressing (applicato con parsimonia, a intermittenza). C’è un sistema di piramidi difensive applicato in ogni zona del campo, non soltanto sull’ultima linea, composta dai difensori. Si parla di piramide (o di triangolo) perché rispetto alla posizione in cui si trova il pallone tutta la squadra si deve muovere. Un giocatore prova ad attaccare il pallone, a rubarlo agli avversari, almeno altri due suoi compagni devono seguirlo, garantendo la copertura. E rispettando le diagonali. Per prevenire lo scarico del pallone, trovarsi sulla traiettoria del passaggio, chiudere ogni spazio. Se salta una cosiddetta “uscita”, si apre un buco. A Londra è successo una sola volta, quando Lennon ha messo la palla in mezzo e Cavanda gliel’ha restituita. Ledesma era arrivato con un soffio di ritardo sul passaggio filtrante in area. Tutti coprono, tutti aiutano. Per rendere possibile ed efficace il sistema, serve l’intercambiabilità dei ruoli. Se Mauri finisce l’azione da centravanti, Klose è già andato a coprirlo nella posizione di ala sinistra. Anche quando attacca, la Lazio si predispone e si prepara alla fase difensiva. E l’assetto tattico non cambia. Si scambiano solo i giocatori. Facile a dirsi, quasi mai a vedersi sui campi italiani di calcio.

Il Corriere dello Sport

Cittaceleste

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