Il bello di Antonio…

Il bello di Antonio…

Da contestato a intoccabile. Da affievolito romanista, si diceva, a giocatore della Lazio ed ora quasi acceso tifoso della maglia che indossa. Una paradossale metamorfosi, si direbbe. È la favola e l’incredibile storia di Antonio Candreva, ragazzo semplice e perbene e professionista serio. Un calciatore che a suon di prestazioni…

Da contestato a intoccabile. Da affievolito romanista, si diceva, a giocatore della Lazio ed ora quasi acceso tifoso della maglia che indossa. Una paradossale metamorfosi, si direbbe. È la favola e l’incredibile storia di Antonio Candreva, ragazzo semplice e perbene e professionista serio. Un calciatore che a suon di prestazioni non solo ha convinto la società ad acquistarlo per metà dall’Udinese per 1,7 milioni di euro, ma è riuscito a fare qualcosa di più, prima a trasformare i fischi in applausi e poi successivamente a convincere un intero popolo a credere ciecamente in lui. Per parecchi tifosi biancocelesti Candreva sta diventando sempre più un idolo per le giocate, per i bei gol, ma soprattutto perché è uno che in campo dà tutto fino al novantesimo. Quando corre a testa bassa sulla fascia la gente si alza in piedi perché c’è la netta sensazione che possa sempre nascere qualcosa di pericoloso e importante. Si è creato un feeling speciale tra lui e la gente.

Domenica forse c’è l’esame più duro: la Roma. La partita che lo potrebbe consacrare una volta per tutte. Per Antonio sarà la prima volta in assoluto. Per lui, romano di Tor de Cenci (un quartiere nella periferia della capitale), l’unico della Lazio, domenica sarà il battesimo nel derby. E il rischio che possano tremare le gambe una volta entrato in campo è alto. L’anno scorso, nell’ultima stracittadina, quella vinta dalla Lazio per 2 a 1 con gol di Mauri, Candreva era in panchina, ma Edy Reja decise che non era il caso di buttarlo nella mischia. Era il periodo più nero per il biancoceleste. Non poteva toccare palla o sbagliare un passaggio che subito arrivavano i fischi da ogni settore. E così l’ex allenatore laziale gli risparmiò l’agonia. Probabilmente fu un bene, anche perché la sua rinascita è avvenuta qualche domenica dopo nella sfida interna con il Napoli, con quel gol sotto la curva e la corsa sfrenata verso i tifosi laziali. Da lì è cominciata la risalita e ad oggi non si è mai fermata. Nella nuova Lazio di Petkovic è un titolare inamovibile. Il suo modo di giocare e di stare in campo, aggressivo e dinamico, lo rende un elemento prezioso nello scacchiere dell’allenatore croato. Senza di lui è sicuramente un’altra Lazio. In campionato non ne ha saltata nemmeno una e il suo score è da gran giocatore: due reti di rara bellezza, Palermo e Milan, e ben cinque assist, quattro per Klose e uno per Mauri. Per Petko è il giocatore giusto al posto giusto. Non è solo bravo tecnicamente e tatticamente, Antonio ha dimostrato di avere pure un carattere tosto ed è per questo che i tifosi lo amano e rispettano. Contro il Torino, nel primo tempo, ha rimediato una brutta botta all’altezza del costato, con tanto di vistoso ematoma. Un infortunio che avrebbe messo in difficoltà chiunque, invece Antonio, che aveva un po’ di difficoltà a respirare, è rimasto in campo, fornendo un’altra grande prestazione. Molti non lo sanno, ma a causa di questo infortunio, contro il Catania è stato in dubbio fino alla fine. Ora sta meglio, ma contro il Panathinaikos Petko non lo rischierà. Il derby incombe e Candreva vuole presentarsi alla sfida con la Roma in gran forma. Il suo sogno è segnare ai giallorossi e correre sotto la Nord.

IlMessaggero

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