IL MESSAGGERO – Il calcio scopre il coming out

IL MESSAGGERO – Il calcio scopre il coming out

IL MESSAGGERO ROMA Due anni fa un giocatore di calcio tedesco dichiarava al giornale “Fluter”, con la garanzia dell’anonimità: «Sono costretto a recitare giorno dopo giorno. È difficile convincere i tifosi che i gay sono normali, l’unica è vivere mentendo a se stessi». Ora, dopo che a luglio la Lega…

IL MESSAGGERO

ROMA Due anni fa un giocatore di calcio tedesco dichiarava al giornale “Fluter”, con la garanzia dell’anonimità: «Sono costretto a recitare giorno dopo giorno. È difficile convincere i tifosi che i gay sono normali, l’unica è vivere mentendo a se stessi». Ora, dopo che a luglio la Lega Calcio ha firmato la Dichiarazione di Berlino e divulgato alle sue 26 mila società registrate un opuscolo dal titolo Fussball und Homosexualitat, per combattere l’omofobia, Thomas Hitzlsperger ha fatto outing. Con un’intervista a Die Zeit.

LA SUA VERITÀ
«Mi dichiaro gay perché voglio far progredire la questione omosessuale nello sport professionistico» ha detto. Ha smesso di giocare lo scorso settembre, a 31 anni di età. È stato 52 volte nazionale per la Germania dei grandi, capitano nella Under ’19. Ha giocato per Bayern, Stoccarda, Aston Villa, Chesterfield, West Ham, Wolfsburg e Everton.Per qualche mese, dal mercato d’inverno al giugno 2010, anche per la Lazio: sei partite e segnato un gol. «Non mi sono mai accorto di niente – ha tagliato corto il capitano di allora, Rocchi – comunque ognuno è libero di fare quello che crede, purché stia bene con se stesso». Hitzlsperger ora bene ci sta, ma «è stato difficile». «Nello spogliatoio non ha molta importanza né in Germania, né in Inghilterra, né in Italia; l’omosessualità è del tutto ignorata; però è dura a tavola con venti uomini a bere qualcosa insieme e sentire battute e barzellette sui gay; finché sono divertenti e poco offensive si può anche far finta di niente; ma quanto a giocare può essere un problema, perché il cliché è del gay pappamolla e il calcio non è sport per femminucce».

SUL VIALE DEL TRAMONTO
E Joey Barton, bad boy del calcio, ha commentato: «È triste che l’outing possa essere fatto solo quando si smette di giocare» ed ha attaccato Alex, del Psg, che aveva appena twittato che «Dio ha creato Adamo ed Eva, non Adamo ed Ivo». Hitzlsperger, che quando giocava veniva chiamato The Hammer, il martello, per la potenza del suo tiro, ha fatto un altro centro se voleva aprire il dibattito. Sull’account twitter a suo nome (è ritenuto un fake) c’è anche Gary Lineker, ex campione e oggi commentatore che propone a Hitzlsperger un’intervista, per dare un seguito alla discussione; spingono a continuare la portavoce della cancelliera Merkel e Damiano Tommasi, cioè l’Associazione Calciatori. Passati, forse, i tempi del «gay nel calcio? Mai conosciuto uno» di Marcello Lippi o dell’improvvida dichiarazione sui gay di Cassano, o della rivelazione di Alessandro Cecchi Paone di avere avuto una relazione con un azzurro (immediata la caccia al chi). Lo sport è, o dovrebbe essere, il mondo della tolleranza: per restare ai più recenti outing il tuffatore d’oro Tom Daley si è dichiarato da poco, il calciatore americano Robbie Rogers lo ha fatto un po’ prima, annunciando il proprio ritiro dal Leeds ma tornando in campo con i Galaxy (i giocatori scozzesi furono solidali indossando lacci arcobaleno per gli scarpini). «I tifosi – ha detto Hitzlsperger nell’intervista-confessione – in maggioranza capiscono e sono disinteressati se sei gay». Il povero Justin Fashanu, anni 1980-90, non ebbe vita altrettanto facile quando si dichiarò: è morto suicida.

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