IL MESSAGGERO – La Lazio si sveglia tardi, l’Europa ora e’ a rischio

IL MESSAGGERO – La Lazio si sveglia tardi, l’Europa ora e’ a rischio

IL MESSAGGERO ROMA La notte di Coppa diventa una notte da incubi. Squadra spenta, senza qualità a centrocampo, e il fantasma di Klose che si aggira nell’area bulgara senza spaventare i difensori. Un primo tempo mediocre, per cifra di gioco, intensità e occasioni, che mette a nudo tutte le carenze…

IL MESSAGGERO

ROMA La notte di Coppa diventa una notte da incubi. Squadra spenta, senza qualità a centrocampo, e il fantasma di Klose che si aggira nell’area bulgara senza spaventare i difensori. Un primo tempo mediocre, per cifra di gioco, intensità e occasioni, che mette a nudo tutte le carenze di una Lazio modesta. Una ripresa sicuramente migliore, per intensità e azioni, ma non all’altezza dell’appuntamento europeo. La sconfitta complica maledettamente il discorso qualificazione per una Lazio che nemmeno crede più di tanto all’Europa. Le difficoltà di un incontro, forse sottovalutato, si capiscono subito perché è il Ludogorets a fare la partita: più organizzato, mobile, abile nel coprire ogni zona del campo, con la difesa protetta e con il portatore di palla che dispone quasi sempre della linea di passaggio. I bulgari sprecano un rigore (inesistente), dopo 8 minuti, accordato per un tocco con il braccio, comunque aderente al corpo, di Cana. Dyakov opta per il ”cucchiaio”, rimediando una figuraccia con Berisha che para facile.

MANCANZA DI GIOCO
Nemmeno il clamoroso rischio corso scuote i biancocelesti, troppo statici, con un centrocampo di corsa, più che di qualità, che consente agli avversari il controllo della situazione. Lulic si accende a sprazzi, Anderson vaga come un bandolero stanco sulla fascia destra, in mezzo Onazi ha piedi ruvidi e poco fosforo e Biglia si ostina in un pressing solitario che lo porta a sguarnire la posizione. L’unico che prova ad accendere la sfida è il giovane Keita, che ha passo e profondità, però non ci sono compagni che lo supportano. Il Ludogorets si dimostra più squadra, non spreca un pallone, ha centrocampisti pronti a inserirsi negli spazi e bravi nel tiro. Marcelinho colpisce la traversa da fuori, Aleksandrov, lambisce il palo. La Lazio si vede con una punizione di Biglia, parata. I bulgari sono temibili nelle conclusioni dalla distanza e, nel finale, ottengono il meritato vantaggio: rapida ripartenza di Bezjak, che punta la porta da lontano, Cana arretra troppo, invece di affrontarlo, Berisha è in ritardo e il destro potentissimo da 25 metri finisce in rete.

ANDERSON PROTAGONISTA
In avvio di ripresa Anderson si scuote, esce dal torpore e diventa protagonista: nel bene e nel male. Prima impegna Stoyanov, che si salva con l’aiuto del palo, quindi conquista un rigore (generoso) che lui stesso calcia facendosi parare il tiro dallo strepitoso portiere, reattivo anche sulla ribattuta di Lulic. Il giovane brasiliano ci riprova da fuori ma alza la mira, prima di essere sostituito tra i fischi. Finalmente la Lazio ci mette gambe e cuore e chiude nella loro metà campo gli avversari, costretti in inferiorità numerica. Una squadra viva che prova a recuperare una sfida compromessa, grazie all’innesto di Candreva e agli inserimenti, sempre più frequenti, di Cavanda e Radu a sostegno della manovra offensiva. Rispetto alla prima frazione è trasformata, aggressiva, rapida nel recupero della palla e propositiva. L’arbitro, dopo aver ignorato un fallo di Ciani in area, ristabilisce la parità cacciando Cavanda, colpevole di un’entrata scomposta e pericolosa su Minev. L’azione più importante per acciuffare il pari, che sarebbe meritato, arriva su una prepotente percussione, rifinita da Klose per Candreva, con respinta sulla riga di Espinho. Dopo 2 anni tocca alla rivelazione bulgara interrompere l’imbattibilità dei biancocelesti.

 

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