IL MESSAGGERO – Lazio, la crisi non e’ finita

IL MESSAGGERO – Lazio, la crisi non e’ finita

IL MESSAGGERO ROMA – Nessuno pensava che Reja potesse ”resettare” tutto nello spazio di una settimana. E’ arrivato per gestire una situazione d’emergenza e avrà bisogno di tempo per rimettere le cose a posto, in una squadra che forse è stata sopravvalutata nel suo livello complessivo. Qualcosa di buono si…

IL MESSAGGERO

ROMA – Nessuno pensava che Reja potesse ”resettare” tutto nello spazio di una settimana. E’ arrivato per gestire una situazione d’emergenza e avrà bisogno di tempo per rimettere le cose a posto, in una squadra che forse è stata sopravvalutata nel suo livello complessivo. Qualcosa di buono si è visto, però ci sono anche alcuni problemi da risolvere per uscire definitivamente dalla crisi e tornare in una posizione di classifica più consona alle ambizioni dei tifosi.

LE NOTE POSITIVE – Il goriziano è un allenatore pragmatico, che predilige il ferro ai monili, che non si preoccupa degli esteti del calcio, che pensa soltanto alla concretezza. Per adesso vuole fare punti, quello che serve maggiormente per risalire la china e restituire fiducia al gruppo. Obiettivo centrato, con una vittoria e un pareggio in 2 giornate: il massimo che si potesse chiedere, o sperare. I risultati hanno rappresentato l’aspetto più interessante del nuovo corso, perché il passato è stato costellato da troppe sconfitte. L’altro aspetto rilevante è la ritrovata solidità della difesa che, anche senza Marchetti, ha chiuso senza gol. La squadra, sicuramente più compatta e messa meglio in campo rispetto a prima, può muoversi con alcune certezze in più: l’assetto complessivo, titolari ritrovati, elementi al posto giusto, fiducia nelle possibilità. Insomma, non si può negare che la Lazio, con i ritorno di Reja, ha ripreso una dimensione meglio definita.

LE NOTE STONATE – Le prove, fornite contro Inter e Bologna, hanno dato una scossa alla classifica che languiva ma senza risolvere alcuni problemi di fondo. In primo luogo il gioco: prima era un optional, oggi sembra ancora peggio. Proprio non c’è, nemmeno a volerlo cercare con il massimo impegno. La Lazio è una squadra scolastica, senza fantasia, senza profondità nella manovra. Non è soltanto colpa di Reja che – lo ripetiamo – è appena arrivato al capezzale di una formazione malata e in piena crisi esistenziale. L’allenatore stesso ha ammesso, sia dopo l’Inter, che dopo il Bologna, di essere deluso dal rendimento globale. Apprezzabile la sua onestà intellettuale. Anche se non avrebbe potuto esimersi dal criticare una squadra che, sabato sera, ha tirato in porta una sola volta!

PREPARAZIONE SBAGLIATA – A Bologna la Lazio ha confermato di avere una condizione fisica approssimativa: forse è stata sbagliata la preparazione, perché impostata sulla Supercoppa, forse è colpa del richiamo invernale. Di sicuro la squadra non ha né ritmo, né cambi di passo, né velocità. In quest’ottica tutto diventa complicato, a cominciare dallo sviluppo della manovra. Novanta minuti di calcio ruminato e prevedibile sono la conseguenza della mancanza di gioco e della scadente forma di molti calciatori. Reja dovrà anche analizzare questo problema e cercare di restituire al gruppo quella brillantezza che manca da tempo. Ha ritrovato gli stessi elementi che aveva lasciato ma pure gli stessi difetti di una Lazio nella quale ci sono pochi elementi che attaccano la profondità, che dettano il passaggio, che corrono senza palla. Sono difficoltà da superare e il tecnico dovrà affrontarle con immediatezza, perché il calendario incombe con match molto delicati. Sperava di avere qualcosa di meglio dai giovani ma la nuova, deludente, prestazione di Anderson l’ha convinto che dovrà insistere sulla vecchia guardia. Potrà effettuare qualche altra prova, nella partita di Coppa Italia di domani sera, ma la situazione richiede un massiccio e profondo lavoro. E soprattutto servono rinforzi di qualità dal mercato.

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