Il Profeta, «La Bibbia è la mia guida»

Il Profeta, «La Bibbia è la mia guida»

Tre. Terza partita e terza vittoria grazie a tre magie di Hernanes, già tre gol fatti nel terzo campionato con la Lazio. Il tre è uno dei numeri della Bibbia, il tomo che il brasiliano mette sempre nella borsa, allenamento o trasferta che sia, perché è lì che trova la…

Tre. Terza partita e terza vittoria grazie a tre magie di Hernanes, già tre gol fatti nel terzo campionato con la Lazio. Il tre è uno dei numeri della Bibbia, il tomo che il brasiliano mette sempre nella borsa, allenamento o trasferta che sia, perché è lì che trova la risposta a qualsiasi domanda. Le letture, invece, sono dedicate a filosofia, chimica, scienza e a Dan Brown, autore «divorato» nei tempi morti delle trasferte mentre la maggior parte dei compagni naviga sul tablet. Il «Profeta» è unico, grazie a Petkovic ha finalmente trovato la sua dimensione anche in campo. E non è finita qui: «Siamo migliorati, ma abbiamo ancora margini – ieri, il commento del tecnico – So che i ragazzi restano coi piedi per terra, pensiamo al Tottenham. Non ho paura, dobbiamo andare lì per vincere». Tre sono anche le frasi appiccicate dentro l’armadietto di Hernanes, servono a mantenere saldo l’equilibrio anche ora che tutti parlano di lui: «Gli alberi che riescono a crescere sono quelli che sopportano i venti più forti», la prima frase vale anche per «Petko», ormai gli scettici non esistono più. E spiega come i brasiliano sia riuscito a venire fuori dal periodo nero dell’anno scorso, quando Reja lo sostituiva sempre perché non rivedeva il talento esibito dal brasiliano nella stagione del debutto in Italia. Era una questione di ruolo, Petkovic lo ha capito e ha posto rimedio sistemando le cose: nessun recinto, tutti sanno dove correre, Klose ed Hernanes possono dedicarsi a fare la differenza. Resta qualcosa da correggere: «Errori individuali – ancora «Petko» – e serve più cinismo. Si è visto anche ieri (domenica, ndr) all’Olimpico come è facile perdere una partita acquisita». «L’uomo che parla e non fa è come la nuvola che non porta la pioggia»: la seconda frase è in linea col carattere di Hernanes, schivo e non conforme agli stereotipi. Petkovic gli ha chiesto dove voleva giocare e lo ha messo lì. Facile e, per questo, difficilissimo. «Dio fermò il sole, la luna e l’universo perché noi vincessimo questa battaglia», la terza frase presa in prestito ad un altro profeta, Giosué. Che si lega alla perfezione ai tre istanti nei quali il Bentegodi è rimasto immobile: il gioco di gambe nel primo gol, la finta con cui ha determinato la rete di Klose e il doppio passo che ha paralizzato tutto il Chievo in occasione del terzo sigillo. Konko stamani va in Paideia per far visitare il polpaccio indolenzito: se è ok, sarà proprio tutto perfetto.

Fonte: Andrea Arzilli – Corriere della Sera ed.Romana

Rob.Ma. – Cittaceleste.it

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