Il saluto di Buffon alla curva laziale «Se lo meritano»

Il saluto di Buffon alla curva laziale «Se lo meritano»

Un buon modo per valutare la grandezza di un giocatore al di là delle sue qualità tecniche è il rispetto che genera negli avversari, tifosi compresi. In base a questo criterio Alessandro Del Piero, tanto per fare il nome di un fuoriclasse della Juve, è stato un grandissimo giocatore. E…

Un buon modo per valutare la grandezza di un giocatore al di là delle sue qualità tecniche è il rispetto che genera negli avversari, tifosi compresi. In base a questo criterio Alessandro Del Piero, tanto per fare il nome di un fuoriclasse della Juve, è stato un grandissimo giocatore. E la sua fascia è finita sul braccio ideale, perché Gigi Buffon si è guadagnato negli anni lo stesso rispetto generale. Ieri sera, alla fine della partita, il portiere bianconero è andato a salutare e ringraziare i propri tifosi e poi, prima di raggiungere lo spogliatoio e fare la doccia, si è diretto verso la Curva Nord dell’Olimpico per applaudire i sostenitori laziali che hanno immediatamente ricambiato. Una scena molto bella e assolutamente inedita, almenonella sua clamorosa rappresentazione: «In Italia non siamo abituati, non capita mai – racconta Gigi -. Ma i tifosi della Lazio mi hanno sempre rispettato e ogni volta che gioco qui li saluto».

Simbolo Buffon non è solo il portiere della Juve, ma anche quello della Nazionale. È il capitano di entrambe le squadre. È un punto di riferimento per tutto il movimento e prima o poi diventerà anche il più presente di sempre con la maglia azzurra scavalcando Fabio Cannavaro. È molto importante che in un momento confuso (a tutti i livelli) per il nostro calcio l’esempio più bello arrivi dal giocatore-simbolo. Buffon piace ai bambini, che hanno bisogno di punti di riferimento, e piace ai grandi, perché sa vincere ma sa anche perdere. Buffon incanta perché se Beckenbauer gli dà del pensionato «mio padre mi dice di peggio» e perché quando conquista tre punti e in pratica lo scudetto si ricorda che ci sono gli avversari e li gratifica con il suo rispetto. Ripartire da qui, da un applauso condiviso, può essere una buona idea.

Vicini al traguardo Gli applausi, naturalmente, se li merita tutta la Juve: «Abbiamo fatto un grandissimo passo in avanti – dice Buffon -, siamo stati bravi perché non era semplice al di là delle assenze della Lazio che ci hanno in parte agevolato». Adesso il traguardo è davvero vicino: sono rimaste due trappole (il Milan domenica sera e il derby col Torino nella giornata seguente) e poi un finale teoricamente non complicato. Ma al di là del calendario a rassicurare la Juve c’è la condizione attuale (cinque vittorie consecutive) e l’ampio vantaggio in classifica su Napoli e Milan. Chi gioca ha fretta di vincere e quindi è normale che la Juve, composta in gran parte da ragazzi che hanno pochi trofei in bacheca, voglia tenere ancora il ritmo alto per evitare sorprese e godersi la festa dopo un campionato dominato dalla prima giornata.

Capitano onorevole Il portiere bianconero non pronuncia la parola scudetto, ma non si tratta di scaramanzia: «Ditela voi, so che mancano sette punti. Sarebbe una bella impresa vincere in anticipo il campionato e daremmo continuità a quello che avevamo fatto l’anno scorso. Siamo stati sempre in testa dimostrando le nostre qualità e riuscendo a soffrire quando è stato necessario». Adesso è sempre più vicino il giorno in cui Gigi potrà alzare la coppa che spetta alla squadra campione d’Italia: «Io non vivo per queste cose. Io vivo per poter gioire con la società, i compagni, l’allenatore e i tifosi. E spero di essere sempre un capitano onorevole». Gli applausi degli avversari sono la conferma più bella.

Corriere dello Sport

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