Il siluro di Candreva

Il siluro di Candreva

Un gol lazialissimo. Il bolide sotto la Sud, la corsa sotto la Nord: «E’ un sogno! Dal primo giorno speravo arrivasse questo momento, avevo avuto problemi con i tifosi, sono riuscito a regalare una gioia a questa splendida gente. Quando ho visto la palla dentro la porta non ho capito…

Un gol lazialissimo. Il bolide sotto la Sud, la corsa sotto la Nord: «E’ un sogno! Dal primo giorno speravo arrivasse questo momento, avevo avuto problemi con i tifosi, sono riuscito a regalare una gioia a questa splendida gente. Quando ho visto la palla dentro la porta non ho capito più niente ed è stato fantastico». Un Candreva tifosissimo. La mano al petto, a battere e ribattere sul cuore biancoceleste. La corsa pazza, le braccia spalancate per abbracciare tutta la sua Curva, la Curva della Lazio: «E’ una cosa unica fare gol nel derby, è una gioia indescrivibile, lo stadio era bellissimo». Abbracciati a Candreva, tifosissimo, lazialissimo. Romano di Tor de Cenci sì, ma non ditegli più romanista. Rinnegato, poi adottato, amato, idolatrato. L’aveva detto: «Voglio segnare nel derby e festeggiare sotto la Nord». L’ha fatto. Tremendo Candreva, ha colpito sotto la Sud e s’è involato sotto la Nord, il massimo. Lui, proprio lui. Quel passato contestato, quell’etichetta di romanista respinta, disconosciuta, ripudiata. Come corre Candreva, come tira Candreva, come gode Candreva, come tifa e canta e segna Candreva, come abbraccia Candreva. Un tiro micidiale, viscido: sganciato da 29 metri, capace di raggiungere i 118 chilometri orari. Una saetta, ha grattugiato le mani a Goicoechea, ha spezzato i sogni della Roma, ha stravolto il derby.

LA DEDICA – Un gol “tifoso”, il suo. Com’è bello essere Candreva, ha cambiato il destino. Sentiva la pressione addosso, è partito frenato, s’è sciolto dopo il gol: «Era una partita particolare, la sentivo molto. Dedico il gol a mia moglie e a mia figlia, sono rimaste a casa, probabilmente non hanno neanche visto la partita. Il derby è un’emozione unica, finché non lo vivi non te ne rendi conto». Il primo derby e il primo gol, non li dimenticherà mai: «Ci siamo abbracciati tutti, è stato bello tornare sotto la Nord e festeggiare con i tifosi». Abbracciato, stritolato. E’ uscito stremato, ha corso in campo e sotto la Nord, a ripetizione. E’ uscito con i crampi, nessun infortunio. Ha raggiunto la Nazionale, è stato riconvocato da Prandelli. Come sogna Candreva, non è mai stato così forte: «Sì, è il miglior Candreva, ma questo per me è un punto di partenza, ora devo mantenere la continuità. Sono contento del periodo che sto vivendo, devo dire grazie ai compagni».

IL RETROSCENA – Una punizione micidiale, ha preso fuoco nell’acqua quel pallone: «Con Hernanes abbiamo un bel rapporto, la prima punizione spettava a lui, la seconda a me». Toccava a Candreva battere, la punizione l’ha trasformata in oro: «Abbiamo vinto una partita difficile, era la mia prima stracittadina. Non abbiamo mollato mai, il campo non era proprio il massimo, abbiamo giocato comunque bene. Ora pensiamo alla Juventus, a Torino sarà dura, andremo lì per giocare come sappiamo». Candreva per la scossa e la riscossa, per ribaltare il derby, riacciuffarlo e vincerlo: «E’ stata grande la reazione, speriamo di continuare così, siamo stati bravi a non mollare. Il nostro difetto è staccare un po la spina dopo i vantaggi, gli ultimi minuti sono stati sofferti, ma credo che la vittoria sia meritata».

IL CARATTERE – Candreva, una carica da tifoso, il suo urlo, il suo gol, la sua corsa, la sua esultanza hanno riacceso la Lazio: «Non è merito mio. Ci abbiamo pensato tutti a riacciuffare la partita. Prima del fischio d’inizio ci eravamo detti di non mollare mai. Era un derby difficilissimo, l’abbiamo fatto nostro». Nostro cioè suo, di Candreva e della Lazio. C’era una volta un romanista. O forse non c’è mai stato.

Il Corriere dello Sport

Cittaceleste

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