IL TEMPO – La Supercoppa della discordia

IL TEMPO – La Supercoppa della discordia

Pechino no, New York forse, Torino chi sa: la Supercoppa italiana è un vero e proprio rebus. O forse sarebbe più giusto dire un valido motivo di litigio. A soli tre giorni dal termine imposto dalla Cina per la risposta definitiva, l’organizzazione del primo trofeo stagionale è ancora in alto…

Pechino no, New York forse, Torino chi sa: la Supercoppa italiana è un vero e proprio rebus. O forse sarebbe più giusto dire un valido motivo di litigio. A soli tre giorni dal termine imposto dalla Cina per la risposta definitiva, l’organizzazione del primo trofeo stagionale è ancora in alto mare. E l’unica certezza è sgradita alla Lazio, ma soprattutto alla Lega di A: giocare a Pechino è praticamente impossibile, visto il veto imposto dalla Juventus.
Ma andiamo con ordine. La Cina è naturalmente la prima opzione per la Lega visto l’accordo firmato nel 2010, subito dopo il successo ottenuto dalla finale Inter-Lazio disputata a Pechino l’8 agosto 2009 (sette milioni di introito per gli organizzatori tra biglietti, televisioni e merchandising). Un accordo chiaro e molto vantaggioso per la serie A: nell’arco di cinque anni la Lega ha promesso di organizzare almeno 3 edizioni della Supercoppa nel paese orientale. Saltata nel 2010 la prima finale tra Inter e Roma, negli ultimi due anni Pechino ha ospitato prima il derby Milan-Inter e poi la sfida Juventus-Napoli. Per onorare il contratto resta dunque da giocare una sola finale in Cina: se non sarà Juventus-Lazio, dovrà necessariamente essere la Supercoppa 2014.
La Lega, è chiaro, vorrebbe «estinguere» l’accordo già ad agosto. Le ragioni sono chiare. In primis tra un anno potrebbero insorgere problemi organizzativi: se la squadra vincitrice della Coppa Italia chiudesse per esempio il campionato al 3° posto, sarebbe impegnata nei preliminari della Champions League e dunque il viaggio in Cina diventerebbe quanto meno complicato. E poi, naturalmente, ci sono le ragioni economiche: soddisfare il contratto quest’anno consentirebbe alla Lega di negoziare con le autorità cinesi un nuovo accordo, magari più vantaggioso.
La Lazio, dal canto suo, vorrebbe giocare la Supercoppa a Pechino per un motivo molto semplice e già spiegato dal presidente Lotito: «Siamo disposti ad andare dove vuole la Juve, ma vogliamo gli stessi introiti garantiti da Pechino», vale a dire 1.9 milioni di euro sui 4 complessivi assicurati dalla Cina. Una cifra davvero importante, molto difficile da trovare in altro modo.
Ma la posizione della Juventus è altrettanto chiara ed è stata comunicata alla Lega in forma scritta già un mese fa. A fine luglio i bianconeri voleranno negli Usa per una tournée ricchissima: per tre gare il club di Andrea Agnelli incasserà circa 2.5 milioni di euro. La Juventus giocherà l’ultima amichevole il 6 o 7 agosto, poi tornerà in Italia. Dato che a Pechino non è possibile giocare dopo il 10 agosto (a metà mese ci sono le nazionali), la conclusione è scontata: la Supercoppa italiana non si giocherà in Cina.
Ma allora cosa accadrà? Lunedì, nella riunione convocata dalla Lega, i due club cercheranno un punto d’incontro. Sul tavolo resta l’ipotesi New York – gradita alla Juve, già in America – ma la Lega dovrà trovare un accordo «soddisfacente» per la Lazio. Altrimenti si tornerà in Italia, naturalmente a Torino. Dove la Lazio ha già vinto la Supercoppa ’98.

Il Tempo

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