IL TEMPO – Olimpico vuoto E ora che succede?

IL TEMPO – Olimpico vuoto E ora che succede?

IL TEMPO Il popolo laziale non lascia, anzi raddoppia. Dopo la protesta rumorosa ma civile organizzata contro il Sassuolo, un silenzio assordante ha invaso ieri pomeriggio lo stadio Olimpico. Curva Nord deserta, con trenta, o forse quaranta tifosi biancocelesti sugli spalti, la maggior parte provenienti dall’estero e ignari della contestazione.…

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Il popolo laziale non lascia, anzi raddoppia. Dopo la protesta rumorosa ma civile organizzata contro il Sassuolo, un silenzio assordante ha invaso ieri pomeriggio lo stadio Olimpico. Curva Nord deserta, con trenta, o forse quaranta tifosi biancocelesti sugli spalti, la maggior parte provenienti dall’estero e ignari della contestazione. Qualche spettatore in più nei Distinti, forse duemila, e in Tribuna Tevere, mentre la Monte Mario contava qualche centinaio di sostenitori biancocelesti dotati dei cartelli «Libera la Lazio», stampati in occasione della protesta organizzata quindici giorni fa.

Stavolta, per la verità, il motto della contestazione del popolo laziale era «Assenti per amore», ma poco cambia. Il messaggio lanciato dai cinquemila tifosi presenti allo stadio Olimpico (dato non ufficiale, come sempre nelle partite casalinghe del club biancoceleste), ma soprattutto dai trentamila rimasti fuori (la media spettatori della Lazio in questo campionato è, o meglio era superiore alle 32mila presenze) è chiaro: i tifosi sono stanchi dell’attuale gestione e stavolta lo hanno ribadito attraverso alcuni striscioni. «O lui o noi», hanno decretato i ragazzi della Nord, arrabbiati anche per i biglietti omaggio distribuiti dalla società biancoceleste ai ragazzi delle scuole calcio (pratica peraltro rituale per le partite casalinghe): «Lazio-Ludogorets biglietti omaggio, Lazio-Atalanta biglietti a chiunque. Per te l’unica cosa normale è il tuo ritorno personale».

Un clima surreale, una partita difficile da affrontare per i giocatori in campo. I pochi presenti hanno voluto sottolineare comunque il proprio dissenso verso «La Grande Bruttezza», alias Lotito per uno dei tifosi sugli spalti: «L’amore per la Lazio – è il messaggio lanciato dalla Tevere – supera il dissenso col presidente». Tutti, nessuno escluso, hanno accolto come una sfida il messaggio ribadito dal numero uno biancoceleste alla vigilia: «Non voglio vendere la Lazio, la società è florida e la voglio lasciare a mio figlio». Una promessa per Lotito, un incubo per il popolo biancoceleste: «La Lazio è nostra e la lasceremo ai nostri figli», hanno scritto i ragazzi della Nord in uno striscione apparso in curva a metà partita.

Scontro totale, dunque. A nulla sembra servita la parziale, minima ammissione di colpa fatta dal presidente biancoceleste alla vigilia della sfida contro l’Atalanta. «Qualche errore l’ho commesso», aveva ammesso Lotito, dichiarandosi pronto a un confronto con la tifoseria. Una «richiesta» ribadita ancora una volta da Edy Reja «per il bene della squadra, penalizzata contro l’Atalanta» in un pomeriggio cominciato male e finito peggio, con gli inequivocabili cori indirizzati dalla Monte Mario al presidente: «Te ne devi andare». Lotito, nonostante tutto, non ci pensa proprio. Così come il popolo laziale non pensa proprio al dialogo con il presidente. Un silenzio assordante e senza soluzione.

 

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